I dati sostanziali di questi studio erano stato anticipati alcuni mesi fa. Adesso, in concomitanza con l'ASCO sono stati invece resi noti i dati definitivi dello studio AVAGAST, un trial di fase III in cui bevacizumab, in combinazione con capecitabina o 5-fluorouracile e cisplatino è stato valutato in pazienti con carcinoma gastrico avanzato o inoperabile rispetto alla sola chemioterapia.

Il farmaco non ha raggiunto l'endpoint primario, rappresentato da un prolungamento della sopravvivenza.
Ha invece migliorato la PFS e la risposta obiettiva, a indicare un certo grado di benefico nell'aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia.

AVAGAST è uno studio multicentrico , randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo disegnato per confrontare l'effetto di bevacizumab (7,5 mg/kg IV), in combinazione con capecitabina o 5-fluorouracile (e cisplatino n=387) rispetto alla sola chemioterapia (n=387) in pazienti con carcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea non resecabile, localmente avanzato o metastatico.

I partecipanti - 774 - non avevano ricevuto alcun trattamento precedente per il carcinoma gastrico avanzato o metastatico. L'endpoint primario era la sopravvivenza globale, mentre quelli secondari comprendevano la sopravvivenza libera da progressione, il tempo alla progressione, la percentuale di risposta globale, la durata della riposta durante la terapia di prima linea, la percentuale di controllo della malattia e la sicurezza.

Cisplatino è stato somministrato per sei cicli  mentre bevacizumab e capecitabine (o 5-FU in chi non tollerava quest'ultima) sono stati somministrati fino alla progressione della malattia e fintantoché il paziente li tollerava i due farmaci

La sopravvivenza globale è stata di 10,1 mesi nel gruppo trattato con la sola chemioterapia e di 12,1 mesi nel gruppo che assumeva anche bevacizumab (HR=0,87; IC al 95% 0,73-1,03). Questa differenza non era però statisticamente significativa  (p=0,1002).

L'aggiunta di bevacizumab ha migliorato la PFS da 5,3 mesi a 6,7 mesi (HR=0,80) con una differenza significativa (p=0.0037). Analogamente, bevacizumab ha migliorato il tasso di risposta (46,7% vs. 37,7%; p=0,0315).
Gli eventi avversi riportati nello studio sono stati in linea con quelli già osservati a carico del biologico e non sono emersi nuovi segnali di preoccupazione riguardanti la sicurezza.

Abstract sullo studio AVAGAST presentato all'ASCO