La combinazione di un bisfosfonato con sunitinib può migliorare gli outcome nei pazienti che hanno un carcinoma a cellule renali con metastasi ossee. Lo rivela uno studio multicentrico internazionale, di tipo retrospettivo, presentato qualche giorno fa all’appuntamento annuale con il Genitourinary Cancers Symposium (ASCO-GU) a San Francisco.

Infatti, nei pazienti trattati anche con bifosfonati gli autori hanno evidenziato una percentuale di risposta più elevata, un aumento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e un aumento della sopravvivenza globale (OS) rispetto a quelli trattati solo con sunitinib e, fatto degno di nota, si è ottenuta una risposta migliore nelle sedi non ossee.

Il primo autore Daniel Keizman, del Meir Medical Center di Tel Aviv, in Israele, ha spiegato durante la sua presentazione dei dati che l'impiego dei bifosfonati per prevenire eventi scheletrici legati alle metastasi ossee potrebbe anche avere effetti antitumorali.

Per verificarlo, Keizman e gli altri autori hanno eseguito uno studio retrospettivo su 209 pazienti con cancro al rene metastatico trattati con sunitinib tra il 2004 e il 2011. Di questi, 76 avevano metastasi ossee e in questo stesso gruppo 35 pazienti erano stati trattati anche con bifosfonato e 41 no.

I ricercatori hanno quindi valutato l'effetto dei bifosfonati sulla velocità di risposta, la PFS e l’OS aggiustando i dati mediante l’analisi statistica. I due gruppi di pazienti erano ben bilanciati in termini di fattori prognostici noti e per quanto riguarda i trattamenti già effettuati con citochine o biologici e la dose media o il numero di cicli fatti con sunitinib

L'endpoint primario che era la risposta parziale o la stabilizzazione della malattia si è avuto nell’86% dei pazienti trattati anche con bifosfonati contro il 71% di quelli trattati solo con sunitinib, mentre si è avuta una progressione della malattia nel 14% dei pazienti del primo gruppo contro il 29% di quelli del secondo OR 2,48; P = 0,125).

La PFS mediana è stata di 15 mesi nel primo gruppo contro 5 mesi nel secondo (HR 2,6; P < 0.0001), mentre l’OS è stata rispettivamente di 21 mesi contro 13 mesi (HR 2,1; P = 0,029).

Lì'analisi multivariata sull'intera coorte di pazienti ha evidenziato che i fattori associati alla PFS sono l'uso dei bifosfonati (HR 2,2; P = 0,035) e un rapporto neutrofili/linfociti pretrattamento superiore a 3 (HR 0,38; P = = 0,009), mentre quelli associati con l’OS sono risultati l'uso dei bifosfonati (HR 2,8; P = 0,008), livelli elevati di fosfatasi alcalina (HR 0,287; P = 0,0003) e l’ipertensione indotta da sunitinib (HR 5,57; P < 0,0001).

Gli autori concludono quindi che aggiungere un bifosfonato a sunitinib può migliorare gli outcome nei pazienti con un tumore al rene e metastasi osse. Tuttavia, come ha spiegato Keizman, il loro studio ha considerato solo sunitinib e non è detto che i risultati siano generalizzabili agli altri inibitori delle tirosin-chinasi. Questa possibilità andrebbe verificata con studi prospettici e, se confermata, applicata anche nei trial e nella pratica clinica.

Effect of Bisphosphonates (Bis) Combined With Sunitinib (Su) on the Response Rate (RR), Progression-Free Survival (PFS), and Overall Survival (OS) of Patients (pts) With Bone Metastases (mets) From Renal Cell Carcinoma (RCC). ASCO-GU 2012; abstract 379.
leggi