Il trattamento con l’anticorpo monoclonale blinatumomab in monoterapia ha indotto una remissione completa o una remissione completa con recupero ematologico parziale nel giro di due cicli di trattamento in una percentuale di pazienti clinicamente significativa in uno studio multicentrico di fase II, a singolo braccio, su soggetti con leucemia linfoblastica acuta. I risultati top line dello studio sono appena stati annunciati da Amgen con un comunicato stampa.

L’azienda ha anche fatto sapere che i risultati complessivi inerenti la sicurezza dell’anticorpo sono apparsi in linea con il profilo di sicurezza già noto di blinatumomab.

I dati completi dello studio saranno presentati a uno dei prossimi congressi del settore e inviati a  una rivista per la pubblicazione.

Il trial ha coinvolto soggetti adulti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B cromosoma Philadelphia-positiva (Ph +), recidivata o refrattaria; la traslocazione cromosomica nota come cromosoma Philadelphia è presetne in circa il 25% dei pazienti adulti affetti da questa forma di leucemia.

Lo studio si è articolato in un periodo di screening, un periodo di induzione (due cicli di blinatumomab) e un periodo di consolidamento (fino a tre ulteriori cicli di blinatumomab per i soggetti idonei); 30 giorni dopo la fine del trattamento è stata fatta una visita di controllo per valutare la sicurezza, Dopo questa visita, i partecipanti sono stati seguiti ancora per valutare la durata della risposta e la sopravvivenza ogni 3 mesi per 18 mesi.

"Questi risultati top-line sono incoraggianti e offrono evidenze a supporto di blinatumomab come possibile opzione terapeutica per i pazienti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B Ph+ recidivata o refrattaria" afferma Sean E. Harper,vice presidente esecutivo della ricerca e sviluppo di Amgen . "Siamo fiduciosi che il nostro programma di sviluppo globale di blinatumomab per la leucemia linfoblastica acuta, che rappresenta la prima validazione clinica e regolatori della piattaforma BiTE®, continuerà a dimostrare l'efficacia clinica dell’anticorpo per i pazienti affetti da questa grave malattia" ha aggiunto Harper.

Blinatumomab appartiene al gruppo dei cosiddetti Bispecific T-Cell Engagers (BiTE®), una nuova classe di anticorpi bi-specifici, cioè in grado di legarsi a due bersagli in contemporanea. Blinatumomab, in particolare, è in grado di legarsi sia ai linfociti T helper sia ai linfociti T citotossici, tramite l’antigene CD3, sia alle cellule B, tramite l’antigene CD19, stimolando l’attività citotossica delle cellule T contro le cellule B tumorali che esprimono l’antigene CD19

Dato il suo meccanismo d’azione, si pensa che il farmaco abbia buone potenzialità come trattamento per diverse neoplasie a cellule B. Nel febbraio 2006, l’Fda gli aveva concesso lo status di farmaco orfano per il trattamento dei linfomi indolenti a cellule B, della leucemia linfoblastica acuta e della leucemia linfatica cronica. Successivamente, l’agenzia gli ha concesso lo status di ‘breakthrough therapy’, a cui è seguita, nel dicembre scorso, l’approvazione accelerata per il trattamento dei pazienti adulti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B Philadelphia-negativa (Ph-) recidivata/refrattaria. 

Con questo via libera, blinatumomab è diventato il primo agent approvato diretto contro l’antigene CD19, un target terapeutico molto promettente per i pazienti con neoplasie a cellule B

Nel setting Ph-, l'approvazione dell’Fda si è basata su risultati di uno studio di fase II in cui si è ottenuta una percentuale di risposta completa del 32,4% per una durata media di 6,7 mesi. Inoltre, la percentuale di risposta completa e risposta completa con recupero ematologico parziale è stata del 41,6%.

Blinatumomab è attualmente in fase di studio come trattamento per la in diversi trial di  fase III. Uno studio in aperto di fase III in cui si confrontata blinatumomab con la chemioterapia sta attualmente arruolando pazienti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivata o refrattaria. In questo trial, i pazienti saranno trattati in un rapporto 2: 1 con blinatumomab o un regime chemioterapicioscelto dallo sperimentatore su quattro previsti dal protocollo. L'endpoint primario dello studio è la sopravvivenza globale (OS).

Un secondo studio di fase III, avviato dal National Cancer Institute (NCI), sta valutando blinatumomab combinato o meno con la chemioterapia in pazienti con leucemia linfoblastica acuta di nuova diagnosi BCR-ABL-negativi. L'endpoint primario dello studio è di nuovo l’OS e si punta ad arruolare 360 pazienti.

Al di là degli studi di fase III, uno studio di fase II di nuovo avviato dal NCI sta testando blinatumomab associato alla chemioterapia per i pazienti anziani con leucemia linfoblastica acuta di nuova diagnosi Ph-. Inoltre, sempre in questo studio , si sta anche valutando la combinazione di blinatumomab più dasatinib e prednisone in pazienti anziani con leucemia linfoblastica acuta di nuova diagnosi Ph+. Gli obiettivi primari dello studio sono identificare le tossicità dose-limitanti e di valutare l’ OS a 3 anni.

Alessandra Terzaghi