Blinatumomab promettente per la leucemia linfoblastica acuta a precursori delle cellule B pediatrica

L'anticorpo bispecifico blinatumomab ha dimostrato di avere un'attività antileucemica in pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivata o refrattaria in uno studio di fase I/II pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

L’anticorpo bispecifico blinatumomab ha dimostrato di avere un’attività antileucemica in pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivata o refrattaria in uno studio di fase I/II pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Proprio sulla base dei risultati di questo studio, blinatumomab ha avuto l’ok nel settembre scorso dalla Food and Drug Administration, con procedura di approvazione accelerata, per il trattamento dei pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B cromosoma Philadelphia-negativa (Ph-) recidivata o refrattaria.

Prima di questa approvazione, i bambini con questa neoplasia trattati con la combinazione di chemioterapia e trapianto avevano una prognosi infausta. In uno studio su pazienti adulti con la stessa leucemia recidivata o refrattaria il trattamento con blinatumomab in monoterapia, ha portato a ottenere una percentuale di risposta del 43%.

Gli autori, guidati da Arend von Stackelberg, della Charité Campus Virchow-Klinikum di Berlino, hanno quindi provato a testarne le potenzialità anche nella popolazione pediatrica in uno studio di fase I/II. In particolare, hanno arruolato 49 pazienti al di sotto dei 18 anni nella fase I, che prevedeva l’escalation del dosaggio, e 44 pazienti nella fase II, che prevedeva cicli di trattamento di 6 settimane. Gli endpoint primari erano la dose massima tollerata (nella fase I) e i tassi di remissione completa entro i primi due cicli (nella fase II).

Durante la fase I, quattro pazienti hanno manifestato una tossicità dose-limitante nel primo ciclo, tre hanno sviluppato una sindrome da rilascio di citochine di grado 4 e uno un’insufficienza respiratoria fatale. La dose massima tollerata è risultata essere 15 mcg/m2 al giorno.

Per lo studio di fase II, i partecipanti sono stati trattati con 5 mcg/m2 al giorno per la prima settimana e poi con 15 mcg/m2 al giorno. Nel complesso 70 pazienti hanno ricevuto la dose raccomandata; di questi, 27 (il 39%) ha raggiunto una remissione completa entro i primi due cicli di trattamento e in questo gruppo più della metà (il 52%) ha ottenuto una risposta completa con malattia minima residua (MRD) negativa. Dei pazienti che hanno risposto al trattamento con la dose raccomandata, quattro erano ancora in remissione alla fine dei 2 anni di follow-up.

"Blinatumomab ha mostrato un’attività antileucemica in tutti i gruppi di età, compresi i pazienti con meno di 2 anni, e anche nei pazienti con citogenetica sfavorevole" scrivono von Stackelberg e i colleghi. "Data la popolazione di pazienti pesantemente pretrattati, consideriamo il tasso di risposta completa ottenuto clinicamente soddisfacente, in particolare alla luce delle tossicità osservate".

Un'analisi sui sottogruppi ha evidenziato un tasso di remissione completa del 56% nei pazienti con meno del 50% di blasti nel midollo osseo al basale contro 33% in quelli con il 50% o più di blasti. Inoltre, due dei tre pazienti con malattia Philadelphia+ e uno dei quattro pazienti con ipodiploidia hanno raggiunto la remissione completa.

Gli eventi avversi più frequenti di grado 3 o superiore sono stati l’anemia (36%), la trombocitopenia (21%) e l’popotassiemia (17%). Inoltre, tre pazienti (4%) hanno avuto una sindrome da rilascio di citochine di grado 3 e uno (1%) l’ha avuta di grado 4, mentre due (3%) hanno interrotto il trattamento dopo aver avuto episodi convulsivi di grado 2.

"Questo studio offre evidenze a supporto di un’ulteriore valutazione di blinatumomab nei bambini con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B, compresi quelli alla prima recidiva o con una malattia di nuova diagnosi ad alto rischio di fallimento del trattamento a causa di una MRD di entità significativa o di una citogenetica sfavorevole" concludono i ricercatori.

A. von Stackelberg, et al. Phase I/Phase II Study of Blinatumomab in Pediatric Patients With Relapsed/Refractory Acute Lymphoblastic Leukemia. J Clin. Oncol. 2016; doi: 10.1200/JCO.2016.67.3301.
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