Il nuovo farmaco sperimentale brentuximab vedotin ha ottenuto risultati molto promettenti in pazienti con linfoma di Hodgkin refrattario e con linfoma anaplastico a grandi cellule. E' il risultato di due studi presentati di recente in occasione dell'ultimo meeting dell'American Society of Hematology.

In base ai risultati degli studi, Takeda, che ha acquistato i diritti mondiali per brentuximab vedotin da Seattle Genetics, intende depositare il dossier registrativo all'Fda e all'Ema per poter mettere il farmaco in commercio nella seconda metà del 2011, confidando in un'approvazione con procedura accelerata.

Lo studio sul linfoma di Hodgkin ha arruolato 102 pazienti che non avevano risposto al trapianto autologo di cellule staminali e a 4 regimi chemioterapici. L'età media dei pazienti era di 31 anni.
Il farmaco è stato somministrato alla dose di 1,8 mg/kg mediante infusione intravenosa della durata di 30 minuti una volta ogni 3 settimane per 16 cicli.
Alla fine del trattamento il 75% dei pazienti ha risposto al trattamento, il 96% ha mostrato una riduzione della massa tumorale e il 34% ha ottenuto la remissione completa della malattia.
Il trattamento con brentuximab vedotin era associato a effetti indesiderati trattabili. In particolare si sono presentati, neuropatia periferica, fatica, nausea, neutropenia, diarrea e piressia. La neuropatia si è risolta una volta interrotto il trattamento nella maggior parte dei pazienti. Il 10% dei pazienti ha interrotto il trattamento a causa della neuropatia e il 9% ha diminuito la dose a causa di eventi avversi.

Lo studio sul linfoma anaplastico a grandi cellule è un trial di fase II che ha arruolato 58 pazienti che non avevano risposto ad almeno 2 regimi chemioterapici. Il 44% dei pazienti stava ricevendo la radioterapia.
L'unica opzione di trattamento per i pazienti che soffrono di questa patologia è il farmaco pralatrexato che però ha mostrato un tasso di risposta del 27% e la completa remissione nell' 8% dei pazienti.
In questo studio, brentuximab ha mostrato un tasso di risposta del 58% e la remissione completa nel 54% dei pazienti arruolati. Anche in questo caso gli effetti collaterali non erano di grave entità.

Sulla base dei recenti colloqui con l'Fda, Seattle Genetics programma di sottoporre una Biologics Licence Application (BLA) nel primo trimestre del 2011 per ottenere l'approvazione sia per il linfoma di Hodgkin recidivante o refrattario, sia per il linfoma anaplastico a cellule grandi (ALCL) sistemico recidivante o refrattario.
Millennium (società appartenente al gruppo Takeda) ha iniziato dei colloqui con gli organi regolatori europei per supportare la presentazione di una Marketing Authorization Application (MAA) all'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) nella prima metà del 2011.

Brentuximab vedotin
Brentuximab vedotin è un nuovo farmaco formato dall'unione di un potente chemioterapico (monomethyl auristatin E o MMAE) coniugato con un anticorpo che ha come bersaglio la proteina di membrana CD30 che appartiene alla famiglia del TNF. 
Il chemioterapico MMAE è un agente antimonico molto potente che inibisce la divisione cellulare bloccando la polimerizzazione della tubulina. Il farmaco è anche molto tossico e non può essere somministrato come tale. Con la tecnologia messa a punto da Seattle Genetics il farmaco è stabile nel circolo sanguigno ma viene liberato direttamente all'interno delle cellule che esprimono il CD30, con un effetto di killing molto mirato.
Questo approccio serve a minimizzare i potenziali effetti tossici della chemioterapia tradizionale e al contempo permette di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali che esprimono CD30, aumentando quindi potenzialmente l'attività antitumorale.

La tubulina, nuovo target per farmaci antitumorali
La tubulina è uno dei principali costituenti del citoscheletro. Essa si aggrega a formare strutture complesse, i microtubuli, che hanno un ruolo fondamentale nel processo di proliferazione cellulare. Una delle caratteristiche delle cellule tumorali è quella di riprodursi senza controllo a un ritmo molto più rapido rispetto a quelle sane. I microtubuli e la tubulina sono quindi target adatti per farmaci antitumorali, alcuni dei quali sono già in uso o in corso di sperimentazione.

American Society of Hematology (ASH) 52nd Annual Meeting: Abstract 283, presented December 6, 2010; Abstract 961, presented December 7, 2010.
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