Buone chance di concepire anche per le donne sottoposte alla chemio da bambine

Le donne che da piccole avevano dovuto fare la chemioterapia per curare un tumore pediatrico hanno comunque buone possibilitą di rimanere incinte da adulte e potare a termine la gravidanza. Lo evidenziano i risultati di una nuova analisi da poco pubblicata su The Lancet Oncology. Tuttavia, gli uomini sopravvissuti che erano stati trattati con alcuni farmaci chemioterapici come la ciclofosfamide o il cisplatino hanno mostrato di avere meno probabilitą di concepire un figlio rispetto ai fratelli sani.

Le donne che da piccole avevano dovuto fare la chemioterapia per curare un tumore pediatrico hanno comunque buone possibilità di rimanere incinte da adulte e potare a termine la gravidanza. Lo evidenziano i risultati di una nuova analisi da poco pubblicata su The Lancet Oncology. Tuttavia, gli uomini sopravvissuti che erano stati trattati con alcuni farmaci chemioterapici come la ciclofosfamide o il cisplatino hanno mostrato di avere meno probabilità di concepire un figlio rispetto ai fratelli sani.

"I nostri risultati dovrebbero rassicurare le donne sopravvissute che erano state sottoposte alla chemioterapia non abbinata alla radioterapia pelvica o encefalica" concludono i ricercatori, guidati da Eric Chow, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. "Tuttavia, le donne che ritardano la gravidanza fino a un’età piuttosto avanzata e quelle che erano state esposte a dosi cumulative molto elevate di farmaci alchilanti dovrebbero parlarne anticipatamente con specialisti della fisiopatologia riproduttiva".

Per il loro studio, Chow e colleghi hanno utilizzato i dati di un sottogruppo della coorte del Childhood Cancer Survivor Study, che comprendeva 10.938 sopravvissuti ai tipi più comuni di tumori infantili, diagnosticati tra il 1970 e il 1999, e 3949 fratelli. Sono stati esclusi dall’analisi i sopravvissuti che erano stati esposti alla radioterapia pelvica o cranica.

Dopo un follow-up mediano di 8 anni dall’entrata nella coorte o all’età di 15 anni, a seconda di quale dei due eventi si verificava prima, il 38% dei sopravvissuti (uomo o donna) ha riferito di aver concepito un figlio e l’83% ha segnalato di aver avuto almeno un figlio nato vivo. In confronto, dopo una mediana di 10 anni , le percentuali corrispondenti riportate dai fratelli sono state rispettivamente del 62% e 90%. Le analisi multivariate hanno indicato che i sopravvissuti al cancro avevano una probabilità significativamente inferiore rispetto ai loro fratelli di aver concepito un figlio o di aver avuto un bambino.

Quando i ricercatori hanno esaminato più da vicino i tipi di chemioterapia alla quale erano stati sottoposti questi sopravvissuti, hanno trovato che gli uomini che erano stati trattati con ciclofosfamide avevano una probabilità inferiore del 40% di poter concepire (hazard ratio. HR, 0,60; P < 0,0001), quelli trattati con ifosfamide una probabilità inferiore del 58% (P = 0,0069), quelli trattati con procarbazina una probabilità inferiore del 70% (P < 0,0001) e quelli trattati con cisplatino una probabilità inferiore del 44% (P = 0,0023).

Al contrario, solo il trattamento con busulfan o con dosi di lomustina non inferiori a 411 mg/m2 è risultato correlato a una minore probabilità di gravidanza tra le donne sopravvissute ( rispettivamente HR 0,22 con P = 0,02 e HR 0,41 con P = 0,046). Altri chemioterapici sono risultati associati a una riduzione della probabilità di gravidanza solo a dosi cumulative altissime.

Tuttavia, segnalano i ricercatori, le donne sopravvissute hanno mostrato comunque una probabilità inferiore di concepire e avere un figlio rispetto ai fratelli e, in particolare, in quelle che non avevano ancora avuto una gravidanza entro i 30 anni, la probabilità di rimanere incinta entro i 45 anni era ancora più ridotta rispetto ai fratelli".

Nella discussione, i ricercatori spiegano che lo studio si è basato sulla segnalazione dei concepimenti e delle nascite da parte dei partecipanti, il che potrebbe aver influenzato l'interpretazione dei risultati, e portato a una sottostima delle gravidanze pari al 25%.

Inoltre, avvertono Chow e i colleghi, non è stata valutata direttamente la funzione gonadica utilizzando metodi di laboratorio, anche se i risultati del loro studio, sostengono, sono coerenti con quelli dei lavori in cui sono stati utilizzati tali metodi.

"La valutazione della fertilità dovrebbe idealmente tenere conto anche di altri fattori, come ad esempio lo stato civile o la convivenza, oltre che l'intenzione di concepire e la durata dei tentativi di concepimento (in genere non inferiore a un anno), che potrebbero spiegare alcune delle differenze tra i sopravvissuti e i loro fratelli" scrivono i ricercatori.

In conclusione, dicono gli autori, i dati di questo studio dovrebbero rassicurare la maggior parte delle donne che durante l’infanzia avevano dovuto fare la chemioterapia per curare un tumore circa il fatto che la chemio ha in genere pochi effetti sulla possibilità di rimanere incinte e portare a termine la gravidanza.

Ciononostante, precisano, “prima di effettuare un trattamento antitumorale, prendere in considerazione metodi per preservare la fertilità resta importante per massimizzare il potenziale riproduttivo di tutti gli adolescenti a cui è appena diagnosticato un tumore”.

Alessandra Terzaghi

E.J. Chow, et al. Pregnancy after chemotherapy in male and female survivors of childhood cancer treated between 1970 and 1999: a report from the Childhood Cancer Survivor Study cohort. Lancet Oncol. 2016: doi: http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)00086-3.
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