Prendere l’aspirina dopo che è stato diagnosticato un cancro del colon-retto può migliorare la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza legata specificamente al tumore. Il dato emerge da uno studio retrospettivo su un registro norvegese, presentato al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

L’assunzione regolare di aspirina è risultata associata a una riduzione dell’incidenza del cancro del colon-retto e della mortalità legata al tumore, spiegano gli autori del lavoro nell’introduzione; tuttavia, l’impiego dell'aspirina come prevenzione primaria nella popolazione è tuttora oggetti di dibattito, per via del rischio di gravi emorragie come effetto collaterale.

I ricercatori scandinavi, guidati da Simer Bains, dell’Università di Oslo, hanno invece ipotizzato che l'impiego di aspirina come misura preventiva secondaria nei pazienti a cui è già stato diagnosticato un cancro al colon sia maggiormente giustificabile in termini di rapporto rischio-beneficio.

Inoltre, il gruppo ha osservato che l’aspirina è in grado di bloccare i meccanismi di evasione immunitaria del tumore nel cancro al colon conclamato.

Bains e i colleghi hanno dunque condotto lo studio retrospettivo ora presentato a Chicago per valutare l'associazione tra l'uso di aspirina dopo la diagnosi di cancro del colon-retto, da un lato, e OS e sopravvivenza al cancro del colon-retto, dall’altro, in un'ampia coorte di pazienti.

"Ci sono stati nove studi prima del nostro che hanno valutato quest’outcome e tutti, tranne uno, hanno dimostrato che l'aspirina ha un effetto positivo" ha detto il ricercatore in un’intervista. "Ma il fatto è che sono tutti studi osservazionali. Anche il nostro, ma ciò che lo distingue dagli altri è la dimensione del campione, il fatto che la popolazione non è selezionata e la qualità dei dati".

Analizzando il Registro Tumori della Norvegia, Bains e gli altri ricercatori hanno identificato 25.644 pazienti con un tumore del colon-retto, 6109 dei quali risultavano essere stati esposti ad aspirina (cioè era stata prescritta loro l'aspirina per più di 6 mesi dopo la diagnosi di cancro del colon-retto) tra il 2004 e il 2011.

Il follow-up mediano è stato di 2,5 anni e in questo arco di tempo i decessi sono stati il 34,2% (2088 pazienti) tra coloro che erano stati esposti all’aspirina, il 56,1% dei quali (il 19,2% della popolazione totale) dovuti al cancro del colon-retto.

A titolo di confronto, i decessi sono stati il 38,9% tra i pazienti che non erano stati esposti all’aspirina, di cui l’83,7% (il 33,5% della popolazione totale) dovuti specificamente al cancro al colon.

L’analisi multivariata ha evidenziato che l'esposizione all’aspirina dopo la diagnosi ha migliorato in modo indipendente l’OS (HR 0,86; IC al 95% 0,81-0,91) e la sopravvivenza legata specificamente al tumore al colon (HR 0,75; IC al 95% 0,70-0,81).

"La natura di questi dati è osservazionale e retrospettiva" ha rimarcato Bains. "Non si tratta di uno studio randomizzato, per cui sono ancora un po’ riluttante a consigliare ai miei pazienti di usare l'aspirina. Ma si possono fare valutazioni individuali con ciascuno, perché se, per esempio, sono a maggior rischio di malattie cardiovascolari come l'ipertensione, si può dire loro che hanno due indicazioni per usare l'aspirina. Forse questo potrebbe far spostare un po’ più in basso l’asticella, ma è importante ricordare di fare una valutazione del rapporto rischio-beneficio, visto che l'aspirina aumenta il rischio di emorragia cerebrale o di sanguinamento gastrico e questi elementi vanno soppesati".

Il ricercatore ha ricordato che ci sono tre studi randomizzati e controllati in corso nei quali si sta valutando l'aspirina e che i risultati di questi studi contribuiranno a stabilire quale sia il beneficio complessivo del farmaco nel cancro del colon-retto.

"Bisogna ancora capire quali pazienti potrebbero beneficare maggiormente dell’aspirina e può darsi che non tutti i pazienti dovrebbero prenderla” ha aggiunto Bains, chiedendosi se sia possibile trovare alcuni biomarker predittivi. “Questo dovrebbe essere il nostro prossimo passo. Ora sappiamo che quasi certamente l’aspirina ha un effetto, ma dobbiamo stratificare la popolazione per vedere se è utile in alcuni pazienti e non in tutti” ha concluso l’autore.

“Se potremo realmente dimostrare che l'aspirina migliora la sopravvivenza nell’ambito di uno studio randomizzato, allora questo farmaco potrà entrare a far parte dell’armamentario terapeutico di tutti gli oncologi” ha commentato Andrew Chan, del Massachusetts General Hospital di Boston.

“La forza di questo studio retrospettivo osservazionale sta nell’ampiezza del Registro norvegese, che raccoglie i dati di outcome su oltre il 99% dei pazienti. Tra i limiti dello studio c’è, invece, la possibilità di un’assunzione dell’aspirina non prescritta dal medico, e quindi non registrata nel database. Inoltre, non si può escludere la possibilità di un bias nell’impiego dell’aspirina che abbia portato a favorire persone più in forma e a rischio più basso. Tuttavia, il calo della mortalità legata tumore del colon-retto pare impressionante e rafforza ulteriormente le evidenze già esistenti a favore dei benefici dell'aspirina nel tumore del colon-retto” ha commentato Marwan Fakih, del centro City of Hope di Duarte, in California.

Anche Fakih ha ricordato che, nell’attesa dei risultati degli studi randomizzati in corso, gli oncologi dovrebbero discutere con ogni singolo paziente rischi e benefici dell'aspirina piuttosto che prescriverla di routine dopo una diagnosi di cancro del colon-retto.

Alessandra Terzaghi

S. Bains, et al. Impact of aspirin as secondary prevention in an unselected cohort of 25,644 patients with colorectal cancer: A population-based study. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl; abstr 3504).
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