Un’analisi di due ampi studi di popolazione (il Nurses' Health Study e l’Health Professionals Follow-up Study) conferma che l’aspirina ha un effetto lievemente protettivo nei confronti del cancro del colon-retto; effetto limitato, tuttavia, ai tumori senza mutazioni del gene BRAF. Lo studio, coordinato da Andrew T. Chan, del Massachusetts General Hospital di Boston, è appena stato pubblicato su Jama.

I risultati indicano che l'uso regolare di aspirina è associato a una significativa diminuzione del rischio di cancro del colon-retto, ma solo per i tumori con gene BRAF wild-type (hazard ratio, HR, aggiustato 0,73; IC al 95% 0,64-0,83).
Invece, Il rischio di cancro del colon-retto con mutazioni di BRAF non ha mostrato differenze significative tra i consumatori di aspirina e coloro che non ne facevano uso (HR aggiustato 1,03; IC al 95% 0,76-1,38).

Circa l'85% dei tumori colorettali visti nei due studi erano della tipo wild-type, il che spiega perché i risultati non contraddicono quelli degli studi randomizzati che hanno evidenziato un effetto chemiopreventivo dell’aspirina nei confronti di questa neoplasia.

Chan e il suo gruppo hanno esaminato la correlazione tra l’uso di aspirina e il rischio di cancro del colon-retto a seconda dello status genico di BRAF perché questo gene ha un ruolo anche nell’azione della ciclossigenasi-2 (COX2), il che fa pensare che le cellule del colon con mutazioni di BRAF potrebbero essere meno sensibili agli effetti antitumorali dell’aspirina rispetto a quelle con genotipo BRAF wild-type.

Per farlo, hanno analizzato i dati di circa 128.000 persone che hanno partecipato a due importanti studi prospettici di popolazione, il Nurses’ Health Study, partito nel 1980, e l’Health Professionals Follow-up Study, iniziato nel 1986. Entrambi gli studi avevano dati di follow-up sull'incidenza del cancro fino al luglio 2006 e sulla mortalità oncologica fino al 2011, oltre ai dati sul genotipo tumorale dei partecipanti che hanno sviluppato una neoplasia durante gli studi.

Tra i partecipanti sono stati identificati 1226 casi di tumori colorettali durante il follow-up negli studi, di cui 182 con mutazioni di BRAF.
Come negli studi precedenti, dopo l’aggiustamento in base a una serie di fattori di rischio quali l'età, il sesso, il fumo, l’anamnesi familiare di cancro colorettale, la dieta, l'assunzione di alcol, l’esercizio fisico e numerosi altri, i dati nel complesso hanno indicato un tasso di tumori del colon-retto più basso tra i consumatori abituali di aspirina, con un hazard ratio pari a 0,77 (IC 95% 0,68-0,77).

Ma il rischio inferiore è apparso concentrato interamente nel gruppo di pazienti con tumori con BRAF wild-type. Per questi tipi di cancro, il rischio negli utilizzatori di aspirina, aggiustato in base all’età, è risultato inferiore di 9,7 casi per 100.000 anni-persona (IC al 95% -12.6 a -6.7) rispetto a quello dei non utilizzatori.
Al contrario, nel gruppo di pazienti con tumori con BRAF mutato si è registrato un lieve aumento del rischio, anche se non significativo, tra i consumatori di aspirina (di 0,7 casi per 100.000 anni-persona; IC al 95% -0,3 a 1,7) rispetto ai non consumatori.

Chan e colleghi hanno anche scoperto quello che è apparso un effetto dose-risposta relativamente al numero di compresse di aspirina alla settimana riferite dai partecipanti allo studio e il numero di anni di utilizzo dell’aspirina, ma, ancora una volta, solo nei pazienti con tumori con BRAF wild-type.
In questo sottogruppo, i partecipanti che prendevano 2-5 compresse di aspirina a settimana hanno mostrato  solo una tendenza verso la riduzione del rischio rispetto ai non utilizzatori (HR aggiustato 0,88; IC 95% 0,72-1,08), mentre in quelli che prendevano più di 14 compresse il rischio è risultato ridotto di oltre la metà (HR aggiustato 0,43; IC al 95% 0,25-0,75; P < 0,001).

Allo stesso modo, non si è osservata nessuna riduzione del rischio nei partecipanti che avevano assunto aspirina regolarmente per 1-5 anni, ma la riduzione è stata ampia e significativa per coloro che l’avevano presa per più di 10 anni (HR aggiustato 0,66; IC al 95% 0,55- 0,80; P < 0,001).
È importante sottolineare, scrivono gli autori, che queste associazioni sono risultate indipendenti da altri fattori di rischio molecolari associati al cancro del colon-retto, tra cui l'espressione della COX-2 e le mutazioni dei geni PIK3CA e KRAS.

Nel suo editoriale di commento, Boris Pasche, della University of Alabama a Birmingham, scrive che lo studio fornisce forti indizi sul meccanismo d’azione dell’aspirina nella prevenzione dei tumori del colon-retto. "Questi risultati suggeriscono che l'effetto preventivo dell'aspirina nei confronti del cancro del colon-retto negli individui sani è mediato principalmente dalla sua azione sulle vie di trasduzione del segnale RAS-RAF-MEK-ERK” scrive Pasche.

Nel loro articolo, Chan e i colleghi fanno notare, tuttavia, come le differenze di rischio assoluto di cancro del colon-retto tra consumatori e non consumatori di aspirina siano apparse relativamente modeste, il che lascia qualche dubbio sulle possibili implicazioni cliniche dello studio. Inoltre, avvertono gli autori, alla luce della bassa differenza di rischio assoluto, i potenziali benefici chemiopreventivi dell’aspirina vanno soppesati contro i rischi di un impiego cronico di questo farmaco.

"I nostri risultati devono essere confermati da studi indipendenti, e sono necessari ulteriori studi per confermare l'associazione tra uso di aspirina a riduzione del rischio di cancro del colon retto con gene BRAF wild-type indipendentemente da altri marker tumorali" concludono i ricercatori.

R. Nishihara, et al. Aspirin use and risk of colorectal cancer according to BRAF mutation status. JAMA 2013; 309: 2563-2571.
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