Ca al colon metastatico chemiorefrattario, aggiunta di panitumumab allunga la vita

Oncologia-Ematologia

L'aggiunta dell'anticorpo monoclonale anti-EGFR panitumumab alla migliore terapia di supporto disponibile ha prolungato la sopravvivenza e ridotto il rischio di decesso del 30% in pazienti con un carcinoma del colon-retto metastatico con gene RAS wild-type refrattario alla chemioterapia in uno studio di fase III presentato a San Francisco in occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium, organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

L'aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti-EGFR panitumumab alla migliore terapia di supporto disponibile ha prolungato la sopravvivenza e ridotto il rischio di decesso del 30% in pazienti con un carcinoma del colon-retto metastatico con gene RAS wild-type refrattario alla chemioterapia in uno studio di fase III presentato a San Francisco in occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium, organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

In questo studio, nei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con gene RAS wild-type, la sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 10 mesi nel gruppo trattato con panitumumab più la migliore terapia di supporto contro 6,9 mesi nel gruppo di controllo, trattato solo con la migliore terapia di supporto (HR 0,70; IC al 95% 0,53-0,93; P = 0,0135). Inoltre, l’OS mediana è risultata significativamente superiore nel braccio panitumumab rispetto al braccio di controllo anche nel gruppo di pazienti con il gene KRAS wild-type: 10 mesi contro 7,4 mesi (HR 0,73; IC al 95% 0,57-0,93; P = 0,0096).

"Panitumumab ha migliorato notevolmente la sopravvivenza globale nel cancro del colon-retto metastatico chemiorefrattario con l’esone 2 del gene KRAS wild-type " scrivono Tae Won Kim, dell'Università di Seoul, e gli altri autori nelle conlusioni  loro abstract. "Gli effetti del trattamento sulla sopravvivenza globale e sulla sopravvivenza libera da progressione sono stati più pronunciati nei pazienti con un cancro del colon-retto metastatico chemiorefrattario con RAS wild-type, il che sottolinea ulteriormente l'importanza del test RAS al momento della diagnosi al fine di utilizzare al meglio panitumumab per il trattamento di cancro del colon-retto metastatico."

Lo studio, di fase III, ha coinvolto 377 pazienti, assegnati in rapporto 1: 1 al trattamento con 6 mg/kg di panitumumab ogni 2 settimane più la migliore terapia di supporto (189 pazienti) o la sola miglior terapia di supporto (188). Durante lo studio non erano consentiti crossover.

L'endpoint primario del trial era l’OS, mentre tra gli outcome secondari c’erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta obiettiva (ORR) e la sicurezza.

Tutti i partecipanti avevano mostrato una progressione del tumore nonostante un precedente trattamento con irinotecan e oxaliplatino o erano risultati intolleranti a tale regime. Inoltre, i pazienti erano già stati trattati con un inibitore della timidilato sintasi. Sono stati, invece, esclusi dallo studio i soggetti trattati in precedenza con un anticorpo anti-EGFR e quelli con metastasi cerebrali sintomatiche.

Tutti i pazienti arruolati avevano il gene KRAS wild-type e l’86% aveva RAS wild-type (270). Nel 14% dei pazienti con RAS mutato (54), l'aggiunta di panitumumab non ha mostrato di offrire un miglioramento in termini di OS rispetto alla migliore terapia di supporto (HR 0,99; IC al 95% 0,49-2,00).

Nella popolazione con KRAS wild-type, la PFS mediana è risultata di 3,6 mesi nel gruppo trattato con panitumumab contro 1,7 mesi nel gruppo trattato solo con la migliore terapia di supporto (HR 0,51; IC al 95% 0,41-0,64; P < 0,0001), mentre l'ORR è stata rispettivamente del 27% contro 1,6% (odds ratio, OR, 24,9; IC al 95% 7,5-123,8; P < 0,0001).

Nei pazienti con RAS wild-type, la PFS mediana è risuktata di 5,2 mesi con panitumumab contro 1,7 mesi con la sola terapia di supporto (HR, 0,46; IC al 95% 0,35-0,59; P < 0,0001), mentre l'ORR è stata rispettivamente del 31% contro 2,3% (OR 20; IC al 95% 5,9-101,6; P < 0,0001).

In generale, gli eventi avversi riportati in questo studio sono stati in linea con quelli verificatisi nei precedenti trial su panitumumab. Solitamente il farmaco provoca tossicità dermatologica nel 90% dei pazienti. Gli eventi avversi più comuni dermatologici sono la dermatite acneiforme, il prurito, l’eritema, il rash, l’esfoliazione cutanea, la paronichia, la pelle secca e le fessure cutanee.

Panitumumab è stato inizialmente approvato come trattamento per i pazienti con carcinoma del colon retto metastatico nel settembre 2006. Da allora, il labeling ha subito diverse revisioni e modifiche e sono state approvate nuove indicazioni.

In un'analisi sui biomarker dello studio di fase III PRIME, pubblicata sul New England Journal of Medicine, limitare il trattamento con panitumumab ai pazienti con RAS wild-type ha portato a un miglioramento di 5,8 mesi dell’OS, che è stata, infatti, di 26 mesi nel gruppo trattato con panitumumab più FOLFOX4 contro 20,2 mesi con il solo FOLFOX4 (HR 0,78; P = 0,04).

Lo studio PRIME è stato seguito da una serie di analisi retrospettive in cui si è esaminato il valore di RAS come biomarker per la terapia anti-EGFR. Lo studio di fase III presentato ora al GI Cancers Symposium è stato il primo studio prospettico ad aver valutato l'efficacia dell’anticorpo sia nei tumori con RAS wild-type sia in quelli con KRAS wild-type, consolidando ulteriormente la costante tendenza ad adottare una strategia sempre più ampia di effettuazione dei test genetici.


T.W. Kim, et al. An open label, randomized phase III trial evaluating the treatment (tx) effects of panitumumab (pmab) + best supportive care (BSC) versus BSC in chemorefractory wild-type (WT) KRAS exon 2 metastatic colorectal cancer (mCRC) and in WT RAS mCRC. J Clin Oncol. 2016;34 (suppl 4S; abstr 642).
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