L’aggiunta del nuovo farmaco oncologico anti VEGF axitinib, da solo o in combinazione con bevacizumab, alla chemioterapia FOLFOX-6 per il trattamento del tumore al colon retto metastatico, non migliora il tasso di risposte oggettive (ORR), la sopravvivenza senza progressione (PFS) e la sopravvivenza generale (OS), rispetto alla sola terapia standard. E’ quanto emerso da uno studio di fase II pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Per condurre lo studio, gli esperti si sono basati su ricerche precedenti che avevano mostrato un miglioramento della sopravvivenza  dei pazienti con tumore al colon retto metastatico quando l’inibitore di VEGF bevacizumab era aggiunto alla chemioterapia FOLFOX o FOLFIRI. I ricercatori hanno pensato, quindi, che l’inibizione del ligando VEGF-A da parte di bevacizumab e dei recettori 1,2,3 di VEGF da parte di axitinib potesse avere un effetto aggiuntivo in termini di estensione della sopravvivenza, rispetto alla sola chemioterapia.

Lo studio ha arruolato 126 pazienti con tumore al colon retto metastatico non trattati precedentemente, randomizzati a ricevere 5 mg di axitinb due volte al giorno o 5 mg/kg di bevacizumab ogni due settimane o 5 mg di axitinib due volte al giorno più 2 mg/kg di bevacizumab ogni due settimane, in aggiunta a FOLFOX-6.

Il 28,6% dei pazienti trattati con axitinb più chemioterapia hanno ottenuto una risposta oggettiva, rispetto 48,8% dei pazienti trattati con bevacizumab più chemioterapia. La PFS eta di 11 medi con axitinb e di 15,9 mesi con bevacizumab e la sopravvivenza generale era di 18,1 mesi con axitinb e di 21,6 mesi con bevacizumab. I partecipanti assegnati alla combinazione dei farmaci in aggiunta alla chemioterapia avevano un tasso di risposte oggettive del 39%, la PFS era di 12,5 mesi e la OS era di 19,7 mesi.

Il 49% dei pazienti in tutti e tre i gruppi di studio ha presentato eventi avversi.

Axitinib  è un inibitore orale selettivo dei recettori 1,2,3 del fattore di crescita vasculo-endoteliale (VEGFR 1,2,3). Questi recettori, che si trovano sulla superficie delle cellule tumorali, sono coinvolti nello sviluppo di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi tumorale) che alimentano i tumori. Bloccando i recettori del VEGF, il farmaco dovrebbe rallentare la crescita delle cellule tumorali riducendo il loro apporto di sangue. I VEGFR sono fondamentali per la crescita e la diffusione dei seguenti  tumori: il carcinoma renale a cellule chiare, e i cancri della mammella, del polmone, della tiroide e dell'intestino.

L'inibizione dei recettori VEGFR 1,2, e 3 determina:
- inibizione della vascolarizzazione del tumore (VEGFR 1)
- inibizione della proliferazione delle cellule endoteliali e la conseguente inibizione della angiogenesi (VEGFR 2)
- inibizione della linfonagiogenesi (neo-crescita di vasi linfatici nel tumore) con conseguente blocco della diffusione di certi tumori ai linfonodi regionali.

Axitinib è stato approvato lo scorso anno dall’Ema e dall’Fda per la terapia del carcinoma a cellule renali nei pazienti che abbiano fallito una precedente terapia con sunitinib o con una citochina.