La combinazione di ramucirumab e FOLFIRI ha mostrato di migliorare la sopravvivenza globale (OS) rispetto al trattamento standard di seconda linea, rappresentato dal solo regime FOLFIRI, nei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, la cui malattia è progredita durante o dopo la terapia di prima linea con bevacizumab, oxaliplatino e una fluoropirimidina. Il dato emerge dallo studio internazionale di fase III RAISE, di cui sono appena stati presentati nuovi risultati al Gastrointestinal Cancers Symposium, a San Francisco.

I risultati indicano che, in media, i pazienti trattati con la combinazione contenente ramucirumab sono sopravvissuti 6 settimane in più rispetto a quelli trattati con FOLFIRI più un placebo.

Secondo gli autori, i dati forniscono la prova di concetto per lo sviluppo di nuove strategie di trattamento di seconda linea per il tumore del colon-retto avanzato, soprattutto utilizzando una combinazione di un farmaco antiangiogenico con la chemioterapia standard nei casi in cui la malattia progredisce dopo la chemioterapia di prima linea con bevacizumab.

L'angiogenesi è un importante obiettivo terapeutico nel carcinoma del colon-retto ed è noto che il VEGF gioca un ruolo chiave in questo processo. Ramucirumab è un anticorpo monoclonale che ha come bersaglio il dominio extracellulare del recettore del VEGF di tipo 2. Il farmaco è attualmente approvato dall’Fda per il trattamento del carcinoma gastrico e del cancro al polmone non a piccole cellule, mentre l’Ema gli ha finora dato l’ok solo per la prima indicazione. Tuttavia, Eli Lilly, l’azienda che sta sviluppando ramucirumab, lo sta testando anche in diversi altri tipi di tumore.

Lo studio RAISE ha coinvolto in tutto 1072 pazienti con un carcinoma del colon-retto metastatico in cui la malattia aveva progredito durante o dopo il trattamento di prima linea con bevacizumab e una chemioterapia costituita da oxaliplatino più una fluoropirimidina; di questi, 536 sono stati assegnati al trattamento con FOLFIRI più ramucirumab e altrettanti al trattamento con FOLFIRI più un placebo; la terapia è proseguita fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità non tollerabile o al decesso del paziente.

Tra i criteri di inclusione rientravano un ECOG performance status pari a 0 o 1 e un'adeguata funzione d'organo, e i partecipanti sono stati stratificati per regione, stato mutazionale di KRAS e momento di comparsa della progressione dopo l'inizio del trattamento di prima linea.

L'endpoint primario dello studio era l’OS, mentre gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta obiettiva (ORR) e la sicurezza.

L'OS mediana è stata di 13,3 mesi nel gruppo ramucirumab contro 11,7 mesi nel gruppo placebo (hazard ratio, HR 0,84, P = 0,0219), mentre la PFS mediana è risultata pari rispettivamente a 5,7 mesi contro 4,5 mesi (HR 0,79; P = 0,0005).

Anche l’L'ORR è risultata significativamente maggiore nel braccio ramucirumab rispetto al braccio di controllo: 13,4% contro 12,5% (P = 0,6336). Inoltre, i risultati nei diversi sottogruppi sono risultati coerenti con quelli dell’intero campione sia in termini di OS sia di PFS.

Gli eventi avversi di grado ≥3 verificatisi in più del 5% dei pazienti sono risultati la neutropenia (38,4% nel braccio ramucirumab contro 23,3% nel braccio placebo), ipertensione (11,2% contro 2,8%), diarrea (10,8% contro 9,7%) e affaticamento (11,5% contro 7,8%). Inoltre, non si sono manifestati eventi avversi inattesi.

Secondo l'autore principale dello studio, Josep Tabernero, direttore dell’Istituto di Oncologia Vall d'Hebron di Barcellona, in Spagna, “è molto incoraggiante avere ora a disposizione un'altra opzione sicura che offre un beneficio rispetto alla chemioterapia standard in questo setting di seconda linea”.

Tabernero ha dichiarato che, mentre questo studio dimostra chiaramente come aggiungere ramucirumab offra un beneficio rispetto alla sola chemioterapia con FOLFIRI, i suoi risultati non dovrebbero essere estrapolati ad altri regimi chemioterapici senza aver testato la combinazione in appropriati studi clinici.

Sono inoltre necessari ulteriori studi per esplorare i potenziali benefici di ramucirumab dopo il trattamento di prima linea con l’inibitore dell’EGFR cetuximab.

Altri inibitori dell'angiogenesi che hanno dimostrato di offrire un beneficio nel trattamento di seconda linea del tumore del colon-retto avanzato sono bevacizumab e aflibercept, mentre regorafenib ha mostrato benefici nel setting del tumore refrattario. Bevacizumab e aflibercept sono utilizzati in combinazione con la chemioterapia, mentre regorafenib è approvato come monoterapia per i pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico già trattato precedentemente.