Ca al pancreas avanzato, no vantaggi di sopravvivenza aggiungendo erlotinib o la radioterapia alla chemio

La chemioradioterapia non migliora nÚ la sopravvivenza globale (OS) nÚ la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con carcinoma pancreatico avanzato rispetto alla sola chemioterapia. Inoltre, l'aggiunta dell'inibitore dell'EGFR erlotinib a gemcitabina non migliora nÚ l'OS ne la PFS rispetto alla sola gemcitabina. ╚ questo il risultato dello studio LAP07, un trial multicentrico internazionale di fase III pubblicato di recente su Jama.

La chemioradioterapia non migliora né la sopravvivenza globale (OS) né la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con carcinoma pancreatico avanzato rispetto alla sola chemioterapia. Inoltre, l’aggiunta dell’inibitore dell’EGFR erlotinib a gemcitabina non migliora né l’OS ne la PFS rispetto alla sola gemcitabina. È questo il risultato dello studio LAP07, un trial multicentrico internazionale di fase III pubblicato di recente su Jama.

"Questo studio clinico randomizzato, in aperto, non ha evidenziato alcun beneficio di sopravvivenza da parte della chemioradioterapia rispetto alla sola chemioterapia nei pazienti con carcinoma pancreatico localmente avanzato” scrivono gli autori, guidati da Pascal Hammel dell’Hôpital Beaujon di Clichy, in Francia. Inoltre, proseguono i ricercatori, “l'aggiunta di erlotinib a gemcitabina, nonostante l’ottima aderenza (92%), non ha migliorato la sopravvivenza e oltretutto si è associata a un aumento delle tossicità ematologiche, digestive e cutanee di grado 3".

"Questo suggerisce che nei pazienti affetti da carcinoma pancreatico localmente avanzato sono necessari trattamenti sistemici più efficaci per il trattamento di qualsiasi diffusione micrometastatica precoce e per ridurre lo stadio del tumore" aggiunge il team.

Per questo studio, Hammel e i colleghi hanno arruolato 449 pazienti con carcinoma pancreatico avanzato, di cui 442 soddisfacevano i criteri demografici. I partecipanti sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno di 223 pazienti, trattato con gemcitabina e uno di 219 trattato con gemcitabina più erlotinib, durante la prima delle due fasi di randomizzazione. I pazienti di entrambi i gruppi sono stati trattati col regime loro assegnato per via endovenosa per 3 settimane, seguite da un periodo di riposo di una settimana per un totale di quattro cicli.

Durante la prima fase, 135 dei pazienti trattati con la sola gemcitabina e 134 di quelli trattati con la combinazione del chemioterapico più erlotinib sono sopravvissuti senza mostrare segni di progressione per 16 settimane e hanno così partecipato alla seconda fase dello studio, nella quale 136 pazienti sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con la chemioterapia e 133 a quello con la chemioradioterapia.

Dopo le due fasi di randomizzazione, 68 pazienti sono stati trattati con gemcitabina e poi la chemioterapia, 68 con gemcitabina più erlotinib e chemioterapia, 67 con gemcitabina e poi la chemioradioterapia e 66 con gemcitabina più erlotinib e poi la chemioradioterapia.

Alla fine del trial, 379 pazienti erano deceduti e 385 erano in progressione. I ricercatori non hanno trovato alcuna differenza significativa in termini di OS tra i pazienti trattati con gemcitabina e quelli trattati con la combinazione gemcitabina-erlotinib (HR 1,19; IC al 95% 0,97-1,45; P = 0,09) né alcuna differenza significativa in termini di PFS (HR 1,12; IC al 95% 0,92-1,36; P = 0,26). Per giunta, i pazienti trattati con l’inibitore dell’EGFR sono risultati a rischio significativamente elevato di manifestare anemia, neutropenia, diarrea e rash acneiforme rispetto a quelli non trattati con erlotinib.

Inoltre, non si è trovata alcuna differenza significativa di OS tra i pazienti sottoposti alla sola chemioterapia e quelli sottoposti alla chemioradioterapia (HR, 1,03; IC al 95% 0,79-1,34; P = 0,83) né alcuna differenza significativa di PFS (HR 0,78; IC al 95% 0,61-1,01; P = 0,06).

“Lo studio LAP07 rappresenta un progresso, ma non raggiunge l'obiettivo della medicina di precisione” scrive nel suo editoriale di commento Deborah Schrag, del Dana Farber Cancer Institute di Boston.

“Lo studio fornisce nuove importanti informazioni che aiutano a orientarsi nella scelta del trattamento per i pazienti con un tumore del pancreas localmente avanzato. Idealmente, i futuri studi sul cancro al pancreas dovrebbero identificare i marcatori molecolari che meglio predicono la risposta a trattamenti specifici, tra cui le radiazioni e permettere approcci più mirati alla selezione trattamento. Nel frattempo, la chemioradioterapia non deve costituire una componente essenziale del backbone terapeutico” conclude l’oncologa.

P. Hammel, et al. Effect of Chemoradiotherapy vs Chemotherapy on Survival in Patients With Locally Advanced Pancreatic Cancer Controlled After 4 Months of Gemcitabine With or Without Erlotinib: The LAP07 Randomized Clinical Trial. JAMA. 2016;315(17):1844-53; doi: 10.1001/jama.2016.4324.
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