Nei pazienti con un carcinoma pancreatico metastatico, una chemioterapia di prima linea meno intensiva può diminuire la tossicità e ridurre i costi, senza perdere in efficacia. A suggerirlo sono i risultati di uno studio monocentrico presentato al Gastrointestinal Cancers Symposium, tenutosi di recente a San Francisco.

La combinazione di gemcitabina e nab-paclitaxel è il regime chemioterapico approvato per il trattamento del carcinoma pancreatico metastatico.

Uno studio condotto da Von Hoff e colleghi, pubblicato nel 2013 sul New England Journal of Medicine, ha stablito che un regime costituito da gemcitabina 1000 mg/m2 e nab-paclitaxel 125 mg/m2 somministrati nei giorni 1, 8 e 15 di ogni ciclo di 28 giorni migliora in modo significativo la sopravvivenza globale (OS), la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la percentuale di risposta rispetto alla monoterapia con gemcitabina nei pazienti con carcinoma della prostata metastatico. Tuttavia, la combinazione dei due farmaci è risultata associata a un aumento dell’inicidenza della neuropatia periferica e della mielosoppressione.

Studi precedenti hanno, però, indicato che la somministrazione bisettimanale di combinazioni a base di gemcitabina permetteva una riduzione della tossicità, pur mantenendo l'efficacia. Sulla base di queste osservazioni, gli oncologi dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center - Arthur G. James Cancer Hospital e Richard J. Solove Research Institute, hanno iniziato a utilizzare un regime modificato a base di gemcitabina e nab-paclitaxel come trattamento di prima linea per i pazienti con un carcinoma pancreatico metastatico.

Hanno, infatti, trattato i loro pazienti con la combinazione di gemcitabina e nab-paclitaxel con gli stessi dosaggi, ma solo nei giorni 1 e 15 di ogni ciclo di 28 giorni, evitando, quindi, la somministrazione dopo la prima settimna.

Gli autori hanno poi analizzato retrospettivamente i risultati di 69 pazienti trattati con il regime modificato. Di questi pazienti, 49 avevano un tumore al pancres metastatico ed erano naive al trattamento, mentre gli altri 20 avevano un tumore localmente avanzato o un malattia resecabile o avevano già tentato senza successo altre opzioni di chemioterapia.

La PFS mediana è risultata di 4,8 mesi (IC al 95% 2,6-7,4) e l’OS mediana pari a 11,1 mesi (IC al 95% 5,3-non raggiunto). L’OS ottenuta con il regime modificato è risultata paragonabile all’OS mediana osservata nello studio di Von Hoff e colleghi nel braccio trattato con il regime più intensivo a base di gemcitabina e nab-paclitaxel, pari a 8,5 mesi.

Tuttavia, la mielosoppressione è apparsa decisamente inferiore. Infatti, i pazienti che hanno avuto bisogno di iniezioni di fattore di crescita per aumentare la produzione di globuli bianchi il giorno dopo la chemioterapia sono stati l’8% contro il 26% osservato nello studio di Von Hoff e colleghi, dove i pazienti erano stati trattati con un regime più intensivo.

Nello lavoro presentato ora a San Francisco, i pazienti che hanno manifestato un certo livello di tossicità sono stati il 27%, e tra le tossicità registrate figurano l’anemia (15%), la neutropenia (10%), l’affaticamento (6%), la trombocitopenia (4%) e la neuropatia di grado ≥3 (2%) .

Con il regime meno intensivo, però, si è ottenuta una diminuzione anche della neurotossicità neurologica, che ha mostrato un’incidenza del 2% con il regime modificato contro il 17% osservato nello studio di Von Hoff e colleghi.

Inoltre, il regime modificato ha permesso un risparmio medio di 5500 dollari per paziente al mese, riferiscono i ricercatori.

"Fare il trattamento ogni 2 settimane dà al sistema immunitario il tempo di recuperare tra le sedute di chemioterapia e si traduce in una minore tossicità generale" siega Tanios Bekaii-Saab, dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center, in un comunicato stampa. "Significa anche un minor numero di visite in ospedale per fare la chemioterapia”, con tutto quel che ne consegue.

“Quest’approccio meno intensivo, che prevede una somministrazione quindicinale, si è rivelato efficace nel trattamento dei nostri pazienti affetti da un carcinoma pancreatico metastatico, riducendo in modo significativo gli effetti collaterali che impattano sulla qualità della vita” conclude l’oncologo.