Ca al polmone a piccole cellule, nessun beneficio dalle statine

Pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule non hanno tratto alcun beneficio di sopravvivenza dall'utilizzo delle statine, nello specifico pravastatina, nello studio di fase III LUNGSTAR, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule non hanno tratto alcun beneficio di sopravvivenza dall’utilizzo delle statine, nello specifico pravastatina, nello studio di fase III LUNGSTAR, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.
“Non c'è alcun motivo per cui le persone debbano smettere di prendere le statine se hanno bisogno di abbassare il colesterolo, ma è estremamente improbabile per i pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule che l'assunzione di questi farmaci faccia una qualche differenza ai fini del trattamento del cancro” afferma il primo autore del lavoro, Michael J. Seckl, dell’Imperial college di Londra, in un comunicato stampa. “Dato che tutte le statine funzionano in modo simile per quanto riguarda la riduzione del colesterolo, è relativamente poco probabile che statine diverse dalla pravastatina avrebbero avuto un effetto diverso e più vantaggioso”.
Il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) rappresenta quasi il 20% di tutti i nuovi casi di cancro al polmone in tutto il mondo e attualmente è caratterizzato da una sopravvivenza mediana che va da 12 a 14 mesi per i pazienti con malattia in stadio iniziale e da 8 a 12 mesi per i pazienti con malattia in stadio avanzato.
In precedenti studi sperimentali e preclinici, le statine, come pravastatina, si erano dimostrate in grado di inibire la crescita tumorale in diversi tipi di tumore, tra cui il carcinoma del pancreas, il mesotelioma, il cancro al seno e anche il carcinoma polmonare a piccole cellule. Inoltre, studi osservazionali avevano suggerito che le statine, combinate con le terapie antitumorali, potessero ritardare le ricadute e prolungare la sopravvivenza in diversi tipi di tumore.
Basandosi su questi presupposti, Seckl e i colleghi hanno condotto lo studio LUNGSTAR, il primo studio di ampio respiro, randomizzato, in doppio cieco e controllato con un placebo, in cui si è valutato l’effetto di una statina aggiunta alla terapia standard in pazienti affetti da un tumore, in questo studio il carcinoma polmonare a piccole cellule.
Al trial hanno partecipato 846 soggetti adulti (per il 51% uomini e con un’età media 64 anni) affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule (nel 43% dei casi in stadio iniziale e nel restante 57% in stadio avanzato), assegnati in modo casuale al trattamento con pravastatina 40 mg/die o un placebo. Tutti i partecipanti sono stati anche trattati con sei cicli di etoposide più cisplatino o carboplatino ogni 3 settimane per 2 anni o fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.
L’endpoint primario era la sopravvivenza globale (OS), mentre gli endpoint secondari erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta e la tossicità.
La durata mediana del tempo in trattamento è risultata di 8,6 mesi per il braccio pravastatina e 7,8 mesi per il braccio di controllo e la quantità di chemioterapia somministrata è risultata simile tra i due gruppi.
L’OS mediana è risultata simile nei due gruppi di trattamento ed è stata di 10,7 mesi con pravastatina e 10,6 mesi con il placebo (HR 1,01; IC al 95% 0,88-1,16), mentre l’OS a 2 anni è risultata rispettivamente del 14,1% (IC al 95% 10,9-17,7) e 13,2% (IC al 95% 10,0-16,7).
Nel sottogruppo con malattia in stadio iniziale, l’OS mediana è risultata identica nei pazienti trattati con pravastatina e in quelli trattati con un placebo (14,6 mesi per entrambi), mentre in quelli con malattia di stadio avanzato, l’OS mediana è stata di 9,1 mesi nel braccio pravastatina e 8,8 mesi nel braccio di controllo.
La PFS mediana è risultata di 7,7 mesi nel gruppo trattato con pravastatina e 7,3 mesi nel gruppo di controllo (HR 0,98; IC al 95% 0,85-1,13), mentre la PFS a 2 anni è risultata rispettivamente del 7,5% (IC al 95I, 5,2-10,3) e 7,2% (IC al 95 4,9-10,0).
Le percentuali di risposta sono risultate quasi identiche nei due gruppi (69% con pravastatina e 69,1% con il placebo), così come l’incidenza degli eventi avversi (81,2% contro 81,4%).
Nel frattempo sono in corso altri studi in cui si stanno valutando le statine in altri tipi di cancro.
“I nostri risultati corrispondono a quelli di altri studi randomizzati in cui si sono presi in esame tipi di tumori diversi e, sebbene questi studi fossero molto più piccoli rispetto al nostro, anch’essi non hanno dimostrato alcun vantaggio nell’utilizzo delle statine nel trattamento del cancro” afferma nel comunicato Allan Hackshaw, vice direttore di Cancer Research UK, aggiungendo che, nell’insieme, i dati sembrano abbastanza convincenti.

M.J. Seckl, et al. Multicenter, Phase III, Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial of Pravastatin Added to First-Line Standard Chemotherapy in Small-Cell Lung Cancer (LUNGSTAR). J Clin Oncol. 2017;doi:10.1200/JCO.2016.69.7391.
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