Ca al polmone a piccole cellule, possibile sopravvivenza mediana fino a 5 anni

I pazienti affetti da un cancro al polmone a piccole cellule (SCLC) con malattia in stadio avanzato possono anche raggiungere una sopravvivenza a lungo termine notevole, specie se sono sottoposti a una chemioterapia completa con un regime a base di cisplatino. A suggerirlo un'analisi retrospettiva presentata da poco a Vienna in occasione della World Conference on Lung Cancer (WCLC).

I pazienti affetti da un cancro al polmone a piccole cellule (SCLC) con malattia in stadio avanzato possono anche raggiungere una sopravvivenza a lungo termine notevole, specie se sono sottoposti a una chemioterapia completa con un regime a base di cisplatino. A suggerirlo è un’analisi retrospettiva presentata da poco a Vienna in occasione della World Conference on Lung Cancer (WCLC).

La ricerca ha dimostrato che i pazienti sottoposti alla radioterapia cranica e del torace profilattica associata a una media di cinque cicli di chemioterapia hanno potuto raggiungere una sopravvivenza media di oltre di 5 anni.

Tuttavia, per determinare se i pazienti affetti da SCLC con malattia in stadio avanzato potranno raggiungere o meno una sopravvivenza eccezionale, e non solo un performance status favorevole, si possono utilizzare solo poche caratteristiche di base.

"Anche se le chance di curare un SCLC in stadio avanzato sono poche, alcuni pazienti riescono a raggiungere una sopravvivenza a lungo termine" scrivono nel loro abstract Kunlatida Maneenil, del Rajavithi Hospital e della Rangsit University di Bangkok, e i colleghi

"Questo studio pilota conferma l'importanza di un buon performance status e del rispondere alla chemioterapia a base di cisplatino per ottenere una sopravvivenza a lungo termine" aggiungono i ricercatori.

L’SCLC rappresenta circa il 13% di tutte le nuove diagnosi di cancro al polmone in tutto il mondo, con circa 180.000 casi all'anno.

Anche se è noto che la maggior parte dei pazienti arriva alla diagnosi con una malattia già in stadio avanzato e ha una prognosi sfavorevole - la sopravvivenza mediana è di 8-13 mesi e il tasso di sopravvivenza a 2 anni solo del 5% - ci sono state segnalazioni di sopravvivenza a lungo termine in alcuni pazienti affetti da questo tumore.

Nel loro abstract, Maneenil e i colleghi riportano i risultati di una revisione retrospettiva di dati raccolti presso la Mayo Clinic di Rochester (Minnesota) tra il 1997 e il 2007. I ricercatori hanno esaminato tutti i casi di SCLC in stadio avanzato che sono stati diagnosticati e seguiti presso la Mayo Clinic. Nella coorte analizzata, hanno identificato 36 pazienti che mostravano sopravvivenze eccezionali e altri 144 pazienti che erano ‘sopravviventi attesi’ (definiti come coloro che sono deceduti meno di 12 mesi dopo la diagnosi).

In termini di caratteristiche di base, gli autori hanno trovato una differenza significativa tra i due gruppi in base al sesso: le donne rappresentavano il 63,9% fra i sopravviventi eccezionali rispetto al 39,6% fra i sopravviventi attesi (P = 0,0087).

Inoltre, si è vista una differenza significativa nella percentuale di pazienti con un buon performance status (punteggio dell’Eastern Cooperative Oncology Group performance status pari a 0 o 1 al basale), che è risultata del 97,2% fra i sopravviventi eccezionali contro 77,6% fra i sopravviventi attesi (P = 0,0066) .

Invece, non si sono evidenziate differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda la razza, il fumo, il numero di pacchetti di sigarette fumati all’anno, le neoplasie precedenti, la presenza di malattia polmonare ostruttiva cronica, la presenza di sindrome paraneoplastica o lo stadio TNM.

Si è poi visto che i sopravviventi eccezionali avevano fatto in percentuale maggiore rispetto ai sopravviventi attesi la chemioterapia (100% contro 80,6%; P = 0,0015), la radioterapia al torace (58,3% contro 19,4%; p = 0,0075) o l’irradiazione cranica profilattica (19,4% contro 6,9 %; p = 0,0345).

Inoltre, i sopravviventi eccezionali avevano fatto in misura minore rispetto ai sopravviventi attesi un regime chemioterapico a base di carboplatino/etoposide (40,0% contro 61,6%) e in misura maggiore un regime a base di cisplatino e un altro chemioterapico (60,0% contro 38,4%; P = 0,0248 complessivo) .

È emerso anche che i sopravviventi eccezionali avevano fatto un numero medio di cicli di chemioterapia maggiore rispetto ai sopravviventi attesi (5 ± 1,2 contro 3,6 ± 1,7; P < 0,0001).

La sopravvivenza globale (OS) mediana tra i pazienti del gruppo dei sopravviventi eccezionali è risultata di 5,4 anni. In questi pazienti, la risposta complessiva alla chemioterapia di prima linea è stata del 91,4% contro il 54,0% nei sopravviventi attesi (P < 0,0001).

La differenza nelle percentuali di risposta è dipesa largamente dalla grossa differenza nella percentuale di pazienti che hanno raggiunto una risposta completa alla terapia: 37,1% nel gruppo dei sopravviventi eccezionali contro 2,7% in quello dei sopravviventi attesi. Le percentuali di progressione di malattia sono risultate rispettivamente del 5,7% e 30,4%.

Sulla base di questi risultati, Maneenil e i colleghi concludono che "l'aggiunta della radioterapia toracica e di quella cranica come profilassi sono utili per prolungare la vita dei pazienti affetti da SCLC in  stadio avanzato".