Ca al polmone, aggiunta di atezolizumab a bevacizumab ritarda la progressione

L'aggiunta dell''inibitore di PD-L1 atezolizumab a bevacizumab, carboplatino, paclitaxel ha ritardato la progressione o il decesso rispetto al solo bevacizumab più la chemioterapia nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), con istologia non squamosa, nello studio di fase III IMpower150. A darne notizia è Roche, azienda produttrice di entrambi gli anticorpi monoclonali.

L'aggiunta dell’'inibitore di PD-L1 atezolizumab a bevacizumab, carboplatino, paclitaxel ha ritardato la progressione o il decesso rispetto al solo bevacizumab più la chemioterapia nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), con istologia non squamosa, nello studio di fase III IMpower150. A darne notizia è Roche, azienda produttrice di entrambi gli anticorpi monoclonali.

I due endpoint primari dello studio erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS). Sebbene i numeri precisi non siano ancora stati comunicati, Roche ha definito la riduzione del rischio di progressione o decesso “clinicamente significativa". Al momento dell’analisi ad interim, i dati di OS non erano ancora maturi, ma l’azienda ha scritto che i risultati sono "incoraggianti".

I dati dell’analisi ad interim dello studio, ha reso noto la società, saranno presentati in dicembre al congresso di immunologia della European Society for Medical Oncology. Inoltre, la società ha già avviato discussioni con le agenzie del farmaco statunitense e americana, Fda ed Ema, per chiedere l’approvazione del trattamento in questo setting.

"Siamo molto incoraggiati da questi risultati e presenteremo questi dati alle autorità sanitarie a livello globale, con l'obiettivo di offrire un potenziale nuovo standard di cura per il trattamento iniziale del cancro al polmone" afferma Sandra Horning, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development Head di Roche, nella nota aziendale. "Inoltre, stiamo testando la capacità di atezolizumab e bevacizumab di migliorare le potenzialità del sistema immunitario di combattere una vasta gamma di altri tipi di tumore, oltre a quello polmonare non a piccole cellule.

Lo studio IMpower150 è un trial randomizzato che ha coinvolto 1202 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso in stadio IV, assegnati in parti uguali al trattamento con atezolizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio A) atezolizumab più bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio B), bevacizumab più carboplatino e paclitaxel (braccio C). Gli sperimentatori hanno escluso dallo studio i pazienti che presentavano mutazioni note dei geni EGFR o ALK.

Nei bracci sperimentali, atezolizumab è stato somministrato alla dose di 1200 mg per via endovenosa ogni 3 settimane e bevacizumab alla dose di 15 mg/kg. In ogni braccio, carboplatino e paclitaxel sono stati somministrati il giorno 1 di ciascun ciclo per 4-6 cicli. Nel braccio A, la terapia di mantenimento è stata fatta con il solo atezolizumab, mentre nel braccio B per il mantenimento si è utilizzata la combinazione di bevacizumab e atezolizumab e nel braccio C si è utilizzato il solo bevacizumab.

L'analisi ad interim prevedeva il confronto solo tra il braccio B e il braccio C. Oltre ai due endpoint primari, gli autori hanno valutato anche i tassi di risposta obiettiva e la sicurezza dei trattamenti. Nel comunicato, Roche riferisce che nel trial non si sono osservati eventi avversi inaspettati e che ognuno dei due agenti ha mostrato un profilo di sicurezza simile a quello già visto in altri studi.

Atezolizumab è attualmente approvato per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico in progressione dopo un regime contenente platino. Questa indicazione si basa sui risultati dello studio di fase III OAK, in cui si è confrontato l'inibitore di PD-L1 con docetaxel in un campione di 1225 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico, indipendentemente dall’istologia o dallo status di PD-L1, che avevano mostrato segni di progressione durante o dopo la chemioterapia contenente platino.

In questo studio, la PFS mediana è risultata simile nei due bracci: 2,8 mesi con atezolizumab contro 4 mesi con docetaxel (HR 0,95; IC al 95% 0,82-1,10), mentre l’OS mediana è risultata rispettivamente di 13,8 mesi contro 9,6 mesi (HR, 0,73; IC al 95% 0,62-0,87). Il beneficio in OS è risultato simile nei diversi istotipi, con un HR pari a 0,73 nel sottogruppo con istologia non-squamosa (IC al 95% 0,60-0,89).

L’approvazione è stata supportata anche dai risultati dello studio di fase II POPLAR, che ha coinvolto 287 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato dopo la chemioterapia di prima linea. La PFS mediana è risultata di 2,7 mesi con atezolizumab e 3 mesi con docetaxel (HR 0,94; IC al 95% 0,72-1,23), mentre l’OS mediana è risultata rispettivamente di 12,6 mesi contro 9,7 mesi (HR 0,73; IC al 95% 0,53-0,99). Nel sottogruppo con istologia non squamosa, l’OS è risultata rispettivamente di 15,5 mesi contro 10,9 mesi (HR, 0,69; IC al 95% 0,47-1,01).

Bevacizumab è approvato per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso in combinazione con carboplatino e paclitaxel. Nello studio di fase III su cui si è basato il via libera a quest’indicazione e che ha coinvolto 878 pazienti, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia ha portato a un’OS mediana di 12,3 mesi contro 10,3 mesi con la sola chemioterapia (HR 0,80; IC al 95% 0,68-0,94; P = 0,013) e a una PFS mediana rispettivamente di 6,2 mesi contro 4,5 mesi (HR 0,66; IC al 95% 0,57-0,77; P < 0,001).

Atezolizumab è attualmente oggetto di diversi trial come trattamento per i pazienti con un cancro al polmone, sia all’interno di varie combinazioni sia in monoterapia. L'inibitore di PD-L1 è in fase di valutazione assieme a nab-paclitaxel e in combinazione con pemetrexed e altri agenti chemioterapici, mentre la combinazione di bevacizumab e atezolizumab è al vaglio degli sperimentatori in diversi studi in corso su pazienti con vari tumori solidi, tra cui il carcinoma a cellule renali, nel quale si sono ottenuti risultati promettenti.