Ca al polmone, atezolizumab: espressione di PD-L1 predittiva della sopravvivenza

L'anticorpo monoclonale anti-PD-L1 atezolizumab ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto a docetaxel in pazienti affetti da un carcinoma polmonare non a piccole cellule già trattati e il miglioramento è risultato correlato all'espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali e sulle cellule infiltranti il turmore. È questo il risultato principale dello studio multicentrico di fase II POPLAR, pubblicato di recente online su The Lancet.

L’anticorpo monoclonale anti-PD-L1 atezolizumab ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto a docetaxel in pazienti affetti da un carcinoma polmonare non a piccole cellule già trattati e il miglioramento è risultato correlato all’espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali e sulle cellule infiltranti il turmore. È questo il risultato principale dello studio multicentrico di fase II POPLAR, pubblicato di recente online su The Lancet.

"I nostri dati mostrano che atezolizumab fornisce un beneficio di sopravvivenza nei pazienti con un tumore al polmone non a piccole cellule precedentemente trattati e che l'espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali e sulle cellule immunitarie infiltranti il tumore è predittiva di questo beneficio. Inoltre, le analisi esplorative sulle cellule T effettrici e sul profilo del gene dell'interferone gamma approfondiscono la nostra comprensione dei meccanismi di risposta ai farmaci anti-PD-L1 e forniscono un punto di partenza per lo sviluppo di futuri biomarcatori predittivi per le immunoterapie antitumorali " scrivono gli autori, guidati da Louis Fehrenbacher, del Kaiser Permanente Medical Center di Vallejo, in California.

"Questi dati, insieme con quelli di altri studi su atezolizumab in pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule già trattati in precedenza, dimostrano l'efficacia clinica e la sicurezza del colpire PD-L1 con atezolizumab in questa popolazione di pazienti" aggiungono gli autori.

Per ottenere questi risultati, Fehrenbacher e i colleghi hanno selezionato presso 61 centri di 13 Paesi 287 pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule in progressione dopo una chemioterapia a base di platino e ne hanno assegnati in modo casuale 144 al trattamento con atezolizumab 1200 mg e 143 al trattamento con docetaxel 75 mg/m2.

I partecipanti dovevano avere almeno 18 anni e avere un performance status ECOG di 0 o 1, una malattia misurabile secondo i criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi versione 1.1 (v1 RECIST .1) e una funzione ematologica e una funzione d’organo adeguate.

Gli autori hanno misurato l’espressione basale di PD-L1 dall’immunoistochimica nelle cellule tumorali come percentuale dell'area tumorale (TC3 ≥ 50%; TC2 ≥ 5%, <50%; TC1 ≥ 1%, <5%; TC0 <1%) e misurato le cellule infiltranti il tumore come percentuale dell'area tumorale (IC3 ≥ 10%; IC2 ≥ 5%, <10%; IC1 ≥ 1%, <5%; IC0 <1%).

Nella popolazione intention-to-treat, l’OS è stata di 12,6 mesi nel gruppo trattato con atezolizumab (IC al 95% 9,7-16,4) contro 9,7 mesi (IC al 95% 8,6-12,0) nel gruppo trattato con docetaxel (HR 0,73 ; IC al 95% 0,53-0,99; P = 0,04).

In particolare, l'aumento dell'espressione di PD-L1 è risultato associato a un aumento dell’OS; infatti, con TC3 o IC3 l’hazard ratio (HR) è risultato pari a 0,49 (IC al 95% 0,22-1,07; P = 0,068), con TC2/3 o IC2/3 pari a 0,54 (IC al 95% 0,33-0,89; P = 0,014), con TC1/2/3 o IC172/3 pari a 0,59 (IC al 95% 0,40-0,85; P = 0,005) e con TC0 e IC0 pari a 1,04 (IC al 95% 0,62-1,75; P = 0,871). Nel complesso, un'analisi esplorativa ha mostrato che i pazienti con immunità preesistente hanno ottenuto un miglioramento della sopravvivenza.

Per quanto riguarda gli eventi avversi, 11 pazienti (l’8%) nel gruppo atezolizumab e 30 (il 22%) nel gruppo docetaxel hanno interrotto lo studio a causa di eventi avversi. Complessivamente, 16 pazienti (l’11%) del gruppo atezolizumab e 52 (il 39%) del gruppo docetaxel hanno manifestato eventi avversi di grado 3 o 4, mentre i decessi sono stati rispettivamente uno (<1%) e tre (il 2 %).

Nell’editoriale che accompagna lo studio, Egbert F Smit, della Vrije Universiteit di Amsterdam, e Michel M van den Heuve, del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, osservano che PD-L1 appare promettente come prossimo obiettivo dell’immunoterapia per la pratica clinica.

Proprio per questo, i due editorialisti, alla luce dell’ampia gamma di test di PD-L1 che sono stati validati come compendio diagnostico, sottolineano l’importanza di un confronto tra tali test, come quello messo attualmente in atto dal Blueprint PD-L1 Assay Comparison Project, condotto dall’International Association for the Study of Lung Cancer e l’American Association for Cancer Research, per i cui risultati c’è grande attesa tra gli esperti.

L. Fehrenbacher, et al: Atezolizumab versus docetaxel for patients with previously treated non-small-cell lung cancer (POPLAR): A multicentre, open-label, phase 2 randomised controlled trial. Lancet. 2016;
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