Ca al polmone avanzato, ottima risposta con osimertinib in prima linea

Un trattamento di prima linea con osimertinib, una farmaco mirato contro l'EGFR mutato, si dimostrato efficace nei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, nei quali ha portato a una percentuale di risposta complessiva del 77%. questo il risultato principale di un lavoro presentato in occasione della European Lung Cancer Conference, a Ginevra, nella sessione dedicata ai late breaking abstracts.

Un trattamento di prima linea con osimertinib, una farmaco mirato contro l’EGFR mutato, si è dimostrato efficace nei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, nei quali ha portato a una percentuale di risposta complessiva del 77%. È questo il risultato principale di un lavoro presentato in occasione della European Lung Cancer Conference, a Ginevra, nella sessione dedicata ai late breaking abstracts.

Nello studio i pazienti naïve al trattamento hanno, inoltre, ottenuto una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana di 19,3 mesi.

Al congresso europeo, Suresh Ramalingam, professore di ematologia e oncologia medica presso la Emory University, e vice direttore del Winship Cancer Institute di Atlanta, ha presentato i dati provenienti da due coorti di espansione di studi di fase I.

"La percentuale di risposta complessiva è stata fra le i migliori riportate per la terapia di prima linea del cancro al polmone non a piccole cellule con EGFR mutato" osserva Ramalingam in un comunicato stampa.

Inoltre, aggiunge l’oncologo, "i risultati di sopravvivenza libera da progressione sono entusiasmanti, ben superiori ai dati storici di 10-13 mesi, ottenuti con gli inibitori di prima o seconda generazione. Molti dei pazienti non hanno mostrato alcuna progressione della malattia durante lo studio e stanno ancora beneficiando del trattamento".

Il trial ha coinvolto 60 pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico. I partecipanti sono stati assegnati al trattamento con osimertinib 80 mg oppure 160 mg una volta al giorno e il follow-up mediano è stato di 16,6 mesi.

La percentuale di risposta complessiva è stata del 77%. I pazienti trattati con 80 mg hanno mostrato una percentuale di risposta del 67% e quelli trattati con la dose più alta una percentuale di risposta dell’87%.

Nel gruppo trattato con 160 mg, la PFS mediana è stata di 19,3 mesi, mentre non è stata ancora raggiunta in quello trattato con 80 mg. Dopo 18 mesi dall’inizio del trattamento, il 55% della coorte non era in progressione.

Solo il 10% dei pazienti del gruppo trattato con 80 mg ha richiesto una riduzione della dose a causa di eventi avversi, i più comuni dei quali sono stati diarrea, stomatite e paronichia.

I dati iniziali suggeriscono che i pazienti in cui la malattia ha progredito non erano portatori della mutazione T790M come meccanismo di resistenza. "Questo ci dice che utilizzando osimertinib in prima linea potremmo cambiare la biologia della malattia" ha detto Ramalingam.

Durante il congresso è stato anche presentato un secondo abstract, nel quale sono stati comunicati in dettaglio i risultati aggiornati di studi di fase I e fase II combinati su pazienti con cancro al polmone non a piccole cellule avanzato pretrattati e con la mutazione T790M, trattati con osimertinib 80 mg.

Le percentuali di risposta sono state pari al 71% nella coorte di 63 pazienti dello studio di fase I e 66% nell’insieme dei due studi di fase II su 411 pazienti, mentre la PFS è stata di rispettivamente 9,7 e 11 mesi .

"Abbiamo trovato una percentuale di risposta e una sopravvivenza libera da progressione coerenti nei due studi e con i dati precedenti degli studi AURA" afferma James Yang, direttore del dipartimento di oncologia e del dipartimento di ricerca medica del National Taiwan University Hospital di Taipei, Taiwan, nel comunicato stampa. 

Inoltre, osserva lo specialista, "gli eventi avversi come la malattia polmonare interstiziale e il prolungamento dell'intervallo QT sono stati poco frequenti, con percentuali simili a quelle delle nostre analisi precedenti".

"In questa analisi combinata matura sui pazienti con EGFR mutato T790M-positivi in cui la malattia ha progredito nonostante un trattamento precedente con un inibitore delle tirosin chinasi dell’EGFR, abbiamo evidenziato una percentuale di risposta complessiva elevata, una durata della risposta incoraggiante e un buon profilo di tollerabilità. La sopravvivenza libera da progressione è stata lunga rispetto ai soli 4-5 mesi forniti dalla chemioterapia. Questa è una buona notizia per i pazienti con mutazioni dell’EGFR in cui un altro inibitore dell’EGFR ha fallito, pazienti per i quali osimertinib è oggi uno standard di cura. Anche la diagnosi molecolare della mutazione T790M dovrebbe ora diventare uno standard" conclude Yang.