Ca al polmone, avelumab in seconda linea delude in fase III

L'inibitore di PD-L1 avelumab non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) nello studio di fase III JAVELIN Lung 200, su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, già trattati in precedenza. Lo riferiscono in una nota Merck KGaA e Pfizer, che stanno sviluppando l'anticorpo monoclonale in collaborazione. Tuttavia, sottolineano le due aziende, nei pazienti con livelli elevati di PD-L1, avelumab ha prolungato l'OS rispetto alla chemioterapia.

L’inibitore di PD-L1 avelumab non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) nello studio di fase III JAVELIN Lung 200, su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, già trattati in precedenza. Lo riferiscono in una nota Merck KGaA e Pfizer, che stanno sviluppando l’anticorpo monoclonale in collaborazione. Tuttavia, sottolineano le due aziende, nei pazienti con livelli elevati di PD-L1, avelumab ha prolungato l’OS rispetto alla chemioterapia.

In particolare, l'inibitore di PD-L1 non ha migliorato l’OS rispetto alla chemioterapia con docetaxel in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non resecabile, recidivante o metastatico, PD-L1-positivo (≥1%) e in progressione nonostante una chemioterapia di prima linea con una doppietta contenente platino (HR 0,90; IC al 96% 0,72-1,12, P unilaterale = 0,1627).

"Avelumab ha dato risultati in linea con quelli attesi nel trial sia dal punto di vista dell'efficacia sia da quello della sicurezza" ha dichiarato l’autore principale dello studio Fabrice Barlesi, dell'Università di Aix-Marsiglia e dell'Assistance Publique Hôpitaux di Marsiglia.

Il risultato deludente, ha ipotizzato il ricercatore, potrebbe avere a che fare proprio con l’avvento dell’immunoterapia nell’armamentario terapeutico del carcinoma polmonare non a piccole cellule. “Grazie all’approvazione di diversi inibitori dei checkpoint immunitari per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato, già trattati in precedenza, percentuali crescenti di pazienti naïve all'immunoterapia vengono trattate con questi farmaci durante il loro iter di cura. Questo è stato osservato nel braccio di controllo dello studio JAVELIN Lung 200 e potrebbe aver distorto il risultato primario del trial" ha detto Barlesi.

La percentuale di pazienti nel braccio assegnato alla chemioterapia passati al trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari al di fuori dello studio è risultata superiore rispetto a quanto riportato in trial clinici precedenti sull’utilizzo dell’immunoterapia dopo la chemioterapia a base di platino, il che potrebbe aver distorto il risultato, osservano Merck e Pfizer nel loro comunicato stampa. Infatti, più di un quarto (il 26,4%) dei pazienti del braccio trattato con docetaxel ha fatto una successiva terapia con inibitori dei checkpoint immunitari contro il 5,7% nel braccio trattato con avelumab.

Inoltre, i ricercatori hanno osservato miglioramenti dell’OS nel braccio trattato con l’anti PD-L1 rispetto al braccio di controllo nel 40% dei pazienti con espressione di PD-L1 moderata-alta (≥50%) (HR 0,67; IC al 95% 0,51-0,89; P = 0,0052 bilaterale) e nel 30% di quelli con espressione elevata di PD-L1 (≥80%) (HR 0,59; IC al 95% 0,42-0,83; P = 0,002 bilaterale).
Ulteriori risultati dello studio JAVELIN Lung 200 saranno presentati in uno dei prossimi congressi del settore, fanno sapere Merck e Pfizer, e i dati saranno discussi con le agenzie regolatorie.

Le prime ricerche su avelumab nel carcinoma polmonare avevano dato risultati promettenti. I risultati dello studio JAVELIN Solid Tumor, presentati nel dicembre 2016 alla XVII Conferenza mondiale sul cancro al polmone della IASLC, mostravano che dopo un follow-up mediano di 13 settimane il tasso di risposta obiettiva associato all’anti-PD-L1 era del 22,4% e la sopravvivenza libera da progressione mediana nei 156 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule era risultata di 17,6 settimane. In quello studio, i pazienti non erano stati selezionati in base ai livelli di espressione di PD-L1, non erano EGFR- o ALK-positivi e non avevano fatto in precedenza trattamenti sistemici per la malattia recidivata o metastatica.

Avelumab è attualmente approvato nell’Unione europea e negli Stati Uniti per il trattamento di pazienti con carcinoma a cellule di Merkel metastatico e, solo oltreoceano, per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico e in progressione.