L'aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia adiuvante non ha migliorato gli outcome nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale, resecato, nello studio di fase III E1505, di cui sono stati presentati alcuni risultati a Denver, in occasione della  World Conference on Lung Cancer.

L’aggiunta di bevacizumab alla chemio non ha migliorato né la sopravvivenza globale (OS) né la sopravvivenza libera da malattia (DFS).

Anche se lo studio ha avuto esito negativo, presentando i dati al congresso, Heather Wakelee, della Stanford University, ha detto che “non è ancora stata scritta la parola fine”. Infatti, ha sottolineato l’oncologa, “ci sono ancora molte analisi da fare sui sottogruppi e una gran mole di lavoro correlato”, per il quale i pazienti sono stati sottoposti a prelievi ematici e tissutali per le analisi sui biomarker

Lo studio ha coinvolto 1501 pazienti con NSCLC arruolati tra il 2007 e il 2013, ed è stato condotto dall’ECOG-ACRIN Cancer Research Group. I partecipanti sono stati arruolati dopo 6-12 settimane dall’intervento di resezione e stratificati in base al tipo di chemioterapia ricevuta, all’istologia, allo stadio del tumore e al sesso.

Complessivamente, il 28,2% dei pazienti aveva un NSCLC con istologia squamosa, il 26,2% aveva un tumore in stadio IB, il 43,8% un tumore in stadio II e il 30% un tumore in stadio IIIA.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una chemioterapia adiuvante che consisteva in quattro cicli programmati di cisplatino 75 mg / m2 ogni 3 settimane per circa 3 mesi più vinorelbina (nel 25% dei casi) oppure docetaxel (nel 22,9%) o gemcitabina (nel 18,9%) o pemetrexed (nel 33,2%). La radioterapia post-operatoria non era consentita.

Metà dei pazienti è stata trattata anche con bevacizumab 15 mg/kg ogni 3 settimane, a partire dal primo ciclo di chemioterapia e continuando per un anno; l’altra metà, invece, non è stata trattata con l’anticorpo e ha rappresentato il gruppo di controllo.

La percentuale di pazienti che hanno completato il trattamento previsto dal protocollo è stata inferiore nel gruppo trattato con bevacizumab rispetto al gruppo di controllo (80% contro 36%).

L’OS è risultata pari a 72 mesi in entrambe le coorti (HR 0,99; IC al 95% 0,81-1,21; P = 0,93) e anche la DFS non ha mostrato differenze significative nei due bracci di trattamento (HR 0,98; IC al 95% 0,84-1,14; P = 0,75).

L’aggiunta di bevacizumab non ha portato a tossicità impreviste; tuttavia, c'è stato un aumento significativo della neutropenia e dell’ipertensione.

Gli eventi avversi gravi correlati a bevacizumab sono stati perforazione gastrointestinale, sepsi neutropenica, infarto del miocardio, emorragia gastrointestinale, infarto cerebrale e emorragia polmonare, mentre gli eventi avversi più comuni legati all’anticorpo sono stati astenia, costipazione, dolore, dolore addominale, infezioni delle alte vie respiratorie, mal di testa, ipertensione, epistassi, diarrea, nausea, dispnea, vomito, anoressia, dermatite esfoliativa, proteinuria, e stomatiti.

Inoltre, non è emersa alcuna differenza significativa nel incidenza dei decessi correlati al trattamento (2% con la chemioterapia contro 3% con bevacizumab).

"Lo studio evidenza l'importanza degli studi randomizzati per dimostrare o confutare l'utilità dei farmaci in diversi stadi della malattia" ha dichiarato la Wakelee. "Alla luce dello sviluppo di altri agenti attivi nel tumore al polmone metastatico, sarà importante studiarli estesamente anche negli stadi iniziali e non dare per assodato che il vantaggio osservato negli stadi avanzati sarà confermato anche in quelli più precoci, anche se possiamo essere fiduciosi che sarà così" ha aggiunto l’autrice.

Paul Bunn, oncologo medico dell’Università del Colorado di Denver ha commentato il lavoro dicendo che sebbene i risultati siano stati sostanzialmente negativi, i dati di OS e DFS non sono le uniche informazioni importanti che possiamo ricavare dal trial e ha sottolineato che ci sono molte questioni a cui bisognerebbe dare risposta.

Inoltre, lo specialista si è chiesto se valga la pena investire denaro ed energie in studi nel setting adiuvante, che richiedono così tanto tempo e un gran dispendio di risorse, oppure se non sarebbe meglio dare uno sguardo a quanto stanno facendo i colleghi che si occupano di tumore al seno e concentrarsi su trial nel setting neoadiuvante per accelerare lo sviluppo di farmaci e di ottenere una risposta patologica completa.

H.A. Wakelee, et al. Randomized phase III trial of adjuvant chemotherapy with or without bevacizumab in resected non-small cell lung cancer (NSCLC): Results of E1505. Presented at: 16th World Conference on Lung Cancer; September 6-9; Denver, CO. Abstract 1608.