Oncologia-Ematologia

Ca al polmone, chemio adiuvante potrebbe essere sostituita da gefitinib

Nuovi risultati potrebbero portare gli oncologi a ripensare la terapia adiuvante per i pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule resecato, in stadio II-IIIA. Infatti, lo standard di cura abituale è la chemioterapia standard basata sul cisplatino, ma un nuovo studio presentato al congresso ASCO di quest'anno ha evidenziato che nei pazienti con mutazioni dell'EGFR la terapia mirata con l'inibitore delle tirosin chinasi dell'EGFR gefitinib è migliore.

Nuovi risultati potrebbero portare gli oncologi a ripensare la terapia adiuvante per i pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule resecato, in stadio II-IIIA. Infatti, lo standard di cura abituale è la chemioterapia standard basata sul cisplatino, ma un nuovo studio presentato al congresso ASCO di quest’anno ha evidenziato che nei pazienti con mutazioni dell’EGFR la terapia mirata con l'inibitore delle tirosin chinasi dell’EGFR gefitinib è migliore.

Si tratta dello studio ADJUVANT (CTONG 1104), un trial multicentrico cinese realizzato dal Chinese Thoracic Oncology Group, di cui si è discusso anche in conferenza stampa.
"Gli autori hanno riportato una differenza notevole fra i due trattamenti nella sopravvivenza libera da malattia" ha osservato Tony Mok, della Chinese University di Hong Kong, non coinvolto nello studio.
"Lo standard attuale non è quello di offrire un TKI dell’EGFR come terapia adiuvante dopo la resezione di un cancro al polmone con EGFR-mutato in stadio precoce, ma lo studio ADJUVANT ci aiuta a ripensare a questo paradigma, vale a dire che ai pazienti si potrebbe risparmiare la tossicità della chemioterapia adiuvante e comunque ottenere una sopravvivenza libera da malattia superiore" ha detto l’oncologo.
Terapia mirata anche in stadio iniziale
Lo studio rappresenta una "chiara evidenza del fatto che possiamo usare la medicina di precisione, non solo nei pazienti con un tumore in stadio avanzato, ma anche in quelli con malattia in stadio iniziale" ha dichiarato Bruce E. Johnson, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, nonché presidente eletto dell’ASCO.
Circa il 30% dei pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule – circa 140.000 persone in tutto il mondo, secondo le stime dell’ASCO – è portatore di una mutazione dell’EGFR e potrebbe beneficiare del trattamento adiuvante con un farmaco mirato contro l’EGFR per ridurre le probabilità di recidiva.
"Ora che sono disponibili queste informazioni, sospetto che molti medici inizieranno ad analizzare questi tumori al polmone subito dopo l'intervento chirurgico per vedere se hanno effettivamente una mutazione dell’EGFR" ha detto il direttore medico dell’ASCO, Richard Schilsky, il quale ha ricordato che questa pratica non è lo standard negli Stati Uniti, dove tipicamente i test non vengono effettuati finché il tumore non recidiva o diventa metastatico.
Tuttavia, ha suggerito che anche se altri studi dovessero replicare questi risultati, ci sono comunque questioni quali il costo e la durata del trattamento da soppesare.
I dettagli dello studio
Lo studio ADJUVANT ha coinvolto 222 pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule in stadio II/IIIA, con mutazioni attivanti dell’EGFR, assegnati in modo casuale al trattamento con gefitinib 250 m/die per 2 anni o alla chemioterapia a base di cisplatino e vinorelbina per 3 cicli ogni 3 settimane.
Dopo un follow-up mediano di 36,5 mesi, si è osservata una differenza significativa tra i gruppi in termini di sopravvivenza libera da recidiva: 28,7 mesi per il gruppo trattato con gefinitib e 18 mesi per quello trattato con la chemioterapia (HR 0,60; P = 0,005), ha riferito il autore dello studio del piombo Yi-Long Wu, del Guangdong Lung Cancer Institute del Guangdong General Hospital di Guangzhou.
Come era prevedibile, la terapia con gefitinib è risultata anche meglio tollerata. L’incidenza degli eventi avversi gravi (di grado 3 o superiore), infatti, è risultata significativamente inferiore nel gruppo trattato con gefitinib rispetto al gruppo trattato con la chemioterapia: 12,3% contro 48,3% (P < 0,001).
Wu ha osservato che due recenti studi sulla terapia adiuvante mirata non hanno mostrato alcun beneficio nel cancro al polmone non a piccole cellule e suggeriscono che i risultati negativi sono stati dovuti in parte al fatto che gli autori avevano arruolato pazienti con malattia in stadio I, II e III. Ha anche affermato che “queste sperimentazioni preliminari avevano l’obiettivo di valutare se i pazienti mostravano una sovraespressione o un'eccessiva attività dell’EGFR, ma non mutazioni del recettore".
L’oncologo ha osservato che nel loro studio sono stati arruolati pazienti nei quali era confermata la presenza di mutazioni dell’EGFR e che questo potrebbe spiegare come mai altri trial non hanno evidenziato alcun beneficio di una terapia mirata mentre il loro sì.
Questione costi e aderenza aspetti da considerare
Mok ha osservato, invece, che i dati di sopravvivenza globali sono ancora immaturi e risultati sono limitati a causa della dimensione ridotta del campione. Tuttavia, se li si considera assieme con quelli dello studio IMPACT (WJOG6410L), un trial simile giapponese, attualmente in corso "confido che avremo un forte argomento per offrire un TKI dell’EGFR come terapia adiuvante anziché la chemioterapia" ha detto l’esperto.
Secondo Schilsky, però, è importante anche tenere presente che nello studio ADJUVANT "si sta parlando di 12 settimane di chemioterapia rispetto a 2 anni di gefitinib” e ai pazienti è richiesto un grosso impegno per aderire a 2 anni di trattamento continuativo".
Inoltre, il costo di gefitinib è "di gran lunga superiore a quello di 12 settimane di chemioterapia. Pertanto penso che alla fine, una volta che si conosceranno i dati di sopravvivenza, i medici e i pazienti dovranno discutere attentamente su quale sia l’entità del beneficio di sopravvivenza, quale sia l’impegno da affrontare per assumere la chemioterapia citotossica per 12 settimane o 2 anni di un trattamento orale che, seppur meno tossico, non è esente da tossicità e quale sia l’onere finanziario di quella scelta terapeutica per il paziente.
Yi-Long Wu, et al. Gefitinib (G) versus vinorelbine+cisplatin (VP) as adjuvant treatment in stage II-IIIA (N1-N2) non-small-cell lung cancer (NSCLC) with EGFR-activating mutation (ADJUVANT): A randomized, Phase III trial (CTONG 1104). J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr 8500)
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