Ca al polmone, chemio di salvataggio pił efficace dopo l'immunoterapia anti-PD-1/PD-L1

I pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule in stadio IV andati incontro a una progressione della malattia dopo il trattamento con un inibitore di un checkpoint immunitario hanno una probabilitą di raggiungere almeno una risposta parziale con la chemioterapia di salvataggio maggiore del 30% rispetto ai pazienti trattati in precedenza con la chemioterapia, ma non con l'immunoterapia. Lo evidenziano i risultati di uno studio retrospettivo appena presentato alla European Lung Cancer Conference, a Ginevra.

I pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule in stadio IV andati incontro a una progressione della malattia dopo il trattamento con un inibitore di un checkpoint immunitario hanno una probabilità di raggiungere almeno una risposta parziale con la chemioterapia di salvataggio maggiore del 30% rispetto ai pazienti trattati in precedenza con la chemioterapia, ma non con l’immunoterapia. Lo evidenziano i risultati di uno studio retrospettivo appena presentato alla European Lung Cancer Conference, a Ginevra.

Su 82 pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, 18 dei 67 (il 27%) in cui la malattia aveva progredito dopo il trattamento con un inibitore di PD-1 o del suo ligando PD-L1 hanno ottenuto una risposta parziale a una chemioterapia combinata di salvataggio contro solo uno del 15 (il 7%) che non erano stati trattati con un anti-PD-1/PD-L1, ma solo con la chemioterapia.

"Le probabilità di ottenere una risposta parziale alla chemioterapia di salvataggio sono risultate significativamente maggiori nei pazienti che in precedenza erano stati esposti agli inibitori di PD-1/PD-L1” ha affermato Sacha Rothschild, dell'Ospedale Universitario di Basilea, presentando i dati. “Questa differenza osservata, tuttavia, deve essere confermata in coorti più grandi; inoltre, si stanno attualmente valutando la durata della risposta e la tossicità”.

Gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno dimostrato di essere efficaci nei pazienti con cacrinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato in progressione dopo la chemioterapia. Per verificare se una chemioterapia di salvataggio possa offrire ulteriori vantaggi ai pazienti in cui la malattia ha progredito anche con l'immunoterapia, Rothschild e i colleghi hanno condotto uno studio retrospettivo caso-controllo nel quale hanno esaminato 355 pazienti e ne hanno identificati 82 - 46 uomini e 36 donne - che soddisfacevano i criteri di inclusione.

In questo gruppo, 67 erano stati trattati con un inibitore di PD-1 o PD-L1, di cui 56 con nivolumab, sette con pembrolizumab e quattro con atezolizumab. Questi pazienti sono stati designati come casi. I restanti 15, che avevano fatto soltanto la chemioterapia o la chemioradioterapia, sono stati designati come controlli.

All’interno del campione, 63 (il 77%) avevano un adenocarcinoma, 18 (il 22%) un carcinoma a cellule squamose e uno (1%) un carcinoma a grandi cellule.
I casi avevano fatto una media di 2,37 regimi di chemioterapia prima della chemioterapia di salvataggio e i controlli una media di 1,93 regimi. I farmaci utilizzati nei regimi di salvataggio erano docetaxel nel 62% dei pazienti, pemetrexed nel 20%, gemcitabina nel 12% e paclitaxel nel 6%.

Come sopra riportato, solo un paziente del gruppo di controllo ha avuto una risposta parziale alla chemioterapia di salvataggio contro 18 casi, mentre la percentuale di stabilizzazione della malattia è risultata del 51% (34 pazienti) nei casi e 53% (8 pazienti) nei controlli e solo il 22% dei casi (15 pazienti) ha mostrato una progressione della malattia contro il 40% dei controlli (6 pazienti).

L’odds ratio di ottenere una risposta parziale nei casi rispetto ai controlli è risultato pari a 0,30 (IC al 95% 0,18-0,50; P < 0,0001).
In un modello di regressione logistica multipla, né l'età, il sesso, il numero di regimi di chemioterapia già effettuati, l'istologia tumorale, l’essere o meno fumatori, il tipo di regime chemioterapico di salvataggio sono risultati associati in modo significativo alla probabilità di ottenere una risposta parziale.

"La domanda è: come combinare l’immunoterapia con la chemioterapia? Dovremmo usare l’immunoterapia prima, come è stato fatto in questo trial, o viceversa, o dovremmo somministrarle in combinazione". La strategia di utilizzare prima la chemioterapia, ha detto l’esperto, è supportata innanzitutto da studi che dimostrano come durante la chemioterapia e la radioterapia vengano rilasciati neoantigeni cruciali per la risposta immunitaria, che consentono agli agenti immunoterapici di funzionare meglio.

S. I. Rothschild, et al. Response to salvage chemotherapy following exposure to PD-1/PD-L1 inhibitors in patients with NSCLC. ELCC 2017; abstract 91PD_PR.