Ca al polmone, combinazione atezolizumab-chemio-bevacizumab in prima linea ritarda la progressione #ELLC 2018

Un trattamento di prima linea con la combinazione dell'anti PD-L1 atezolizumab, l'anti-VEGF bevacizumab e la chemioterapia con carboplatino e paclitaxel ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione e ridotto il rischio di progressione o decesso del 38% rispetto alla combinazione di bevacizumab e chemioterapia in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato, con istologia non squamosa.

Un trattamento di prima linea con la combinazione dell’anti PD-L1 atezolizumab, l’anti-VEGF bevacizumab e la chemioterapia con carboplatino e paclitaxel ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione e ridotto il rischio di progressione o decesso del 38% rispetto alla combinazione di bevacizumab e chemioterapia in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato, con istologia non squamosa. È questo il risultato principale dello studio di fase III IMpower150, appena presentato a Ginevra in occasione della European Lung Cancer Conference (ELCC).

La PFS è risultata di 8,3 mesi nel gruppo trattato con la combinazione contenente atezolizumab contro 6,8 mesi nel gruppo di confronto (HR 0,62; IC al 95% 0,52-0,74; P < 0,0001).

"IMpower150 è il primo studio di fase III su una combinazione basata sull’immunoterapia a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente significativo della PFS nel trattamento di prima linea di tutti i pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule metastatico, non squamoso, e rappresenta un nuovo potenziale standard di cura per i pazienti" ha detto l’autore principale dello studio, Martin Reck, direttore del Dipartimento di oncologia toracica della Lung Clinic Grosshansdorf, in Germania.

"Abbiamo esplorato questa combinazione perché l'uccisione delle cellule tumorali da parte delle cellule T mediata da atezolizumab può essere migliorata attraverso l'inversione prodotta da bevacizumab dell’immunosoppressione mediata dal VEGF, mentre la chemioterapia con carboplatino più paclitaxel può indurre risposte immunitarie" ha spiegato Reck.

Genentech (parte del gruppo Roche), il produttore di atezolizumab e bevacizumab, ha annunciato in un comunicato stampa, diffuso il mese scorso, che la combinazione con atezolizumab ha mostrato di migliorare anche la sopravvivenza globale (OS) e che il beneficio di OS è stato osservato in sottogruppi di pazienti predeterminati, comprese le coorti con livelli diversi di espressione di PD-L1. I risultati relativi all’OS, ha fatto sapere l’azienda, saranno presentati in uno dei prossimi congressi del settore.

Lo studio IMpower150 ha coinvolto 1202 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso, in stadio IV, assegnati in rapporto 1: 1: 1 al trattamento con atezolizumab con carboplatino e paclitaxel (braccio A), atezolizumab con carboplatino e paclitaxel più bevacizumab (braccio B) o carboplatino e paclitaxel più bevacizumab (braccio C). Atezolizumab è stato somministrato alla dose di 1200 mg ev ogni 3 settimane e bevacizumab alla dose di 15 mg/kg; inoltre, i pazienti di ciascun braccio sono stati trattati con carboplatino e paclitaxel il giorno 1 di ciascun ciclo per 4 o 6 cicli. Il braccio A è stato poi sottoposto a una terapia di mantenimento con il solo atezolizumab, il braccio B a una terapia di mantenimento con bevacizumab più atezolizumab e il braccio C a una terapia di mantenimento con il solo bevacizumab.

Nei bracci B e C (356 e 336 pazienti), rispettivamente il 61% e il 62% dei partecipanti erano uomini e il 39% e il 43% avevano un performance status ECOG pari a 0. Complessivamente, l'età media era di 63 anni e il 60% era stato fumatore.

Il follow-up minimo e mediano dell'analisi ad interim presentata al congresso, nella quale si sono confrontati i risultati dei bracci B e C, è stato rispettivamente di 9,5 e circa 15 mesi.

Le PFS a 6 mesi è risultata del 67% (IC al 95% 0,22-0,72) nel braccio B contro 56% (IC al 95% 0,51-0,62) nel braccio C, mentre la PFS a 12 mesi è risultata rispettivamente del 37% (IC al 95%, 0,31-0,42) contro 18% (IC al 95% 0,13-0,23).

L’aggiunta di atezolizumab a bevacizumab più la chemioterapia ha migliorato anche la risposta. Infatti, la percentuale di risposta obiettiva (ORR) nel braccio trattato con l’anti-PD-L1 è risultata del 64%, con una percentuale di risposta completa del 4% e una percentuale di risposta parziale del 60%, mentre nel braccio trattato solo con bevacizumab più la chemioterapia l'ORR è risultata del 48%, con una risposta completa dell’1% e una risposta parziale del 47%. La durata mediana della risposta è stata rispettivamente di 9 mesi (range: 0,4-24,9) e 5,7 mesi (range: 0,0-22,1).

L'incidenza degli eventi avversi, compresi eventi avversi gravi e quelli immunologici, è risultata simile tra i bracci di trattamento.

Atezolizumab è attualmente approvato negli Stati Uniti e nell'Unione Europea per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato, indipendentemente dall'espressione di PD-L1, come terapia di seconda linea e oltre.

M Reck, et al. Primary PFS and safety analyses of a randomized phase III study of carboplatin + paclitaxel +/− bevacizumab, with or without atezolizumab in 1L non-squamous metastatic NSCLC (IMpower150). ELCC 2018; abstract 134PD.
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