Ca al polmone con EGFR mutato, afatinib e gefitinib pareggiano sulla sopravvivenza globale

L'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) di seconda generazione afatinib e quello di prima generazione gefitinib non hanno dimostrato differenze significative in termini di sopravvivenza globale (OS) nello studio LUX-Lung 7 su pazienti con cancro al polmone non a piccole cellule con EGFR mutato, in stadio IIIB/IV. Nuovi risultati dello studio sono da poco stati pubblicati su Annals of Oncology. Afatinib, tuttavia ha, confermato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e altri outcome clinici.

L’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) di seconda generazione afatinib e quello di prima generazione gefitinib non hanno dimostrato differenze significative in termini di sopravvivenza globale (OS) nello studio LUX-Lung 7 su pazienti con cancro al polmone non a piccole cellule con EGFR mutato, in stadio IIIB/IV. Nuovi risultati dello studio sono da poco stati pubblicati su Annals of Oncology. Afatinib, tuttavia ha, confermato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e altri outcome clinici.

"I tumori al polmone non a piccole cellule con mutazioni attivanti dell’EGFR sono estremamente sensibili agli inibitori delle tirosin-chinasi aventi come bersaglio l’EGFR gefitinib, erlotinib, e afatinib" spiegano gli autori dello studio, guidati da Luis Paz-Ares, dell’Ospedale Universitario Doce de Octubre di Madrid . Anche se i tre agenti sono opzioni consolidate di prima linea, finora c’erano pochi dati di confronto testa a testa tra di essi.

I risultati di PFS dello studio LUX-Lung 7 sono stati pubblicati nel 2016 su The Lancet Oncology e hanno evidenziato una superiorità significativa di afatinib rispetto a gefitinib rispetto a questo outcome. Nell’articolo appena uscito sono riportati i risultati di PFS aggiornati e in più quelli relativi all’OS.

Lo studio ha coinvolto in totale 319 pazienti, di cui 160 assegnati al trattamento con afatinib e 159 a quello con gefitinib.

Al momento del cutoff dei dati (8 aprile 2016) erano deceduti 226 pazienti, di cui 109 nel braccio trattato con afatinib e 117 in quello trattato con gefitinib; la durata mediana del trattamento è  risultata rispettivamente di13,7 mesi e 11,5 mesi e rispettivamente l’8,8% e 5% dei pazienti erano ancora in trattamento al momento del cutoff dei dati.

Dopo un follow-up mediano di 42,6 mesi, non è emersa alcuna differenza tra i due agenti per quanto riguarda l’OS mediana, che è stata di 27,9 mesi con afatinib e 24,5 mesi con gefitinib (HR 0,86; IC al 95% 0,66-1,12; P = 0,2580).

Inoltre, il risultato non è cambiato nei sottogruppi specificati dal protocollo. Infatti, l’OS mediana è risultata rispettivamente di 30,7 mesi contro 26,4 mesi nei pazienti con delezioni dell’esone 19 (HR 0,83; IC al 95% 0,58-1,17; P = 0,2841) e 25,0 mesi contro 21,2 mesi nei pazienti con la mutazione L858R dell’esone 21 (HR 0,95%; IC al 95% 0,62-1,36; P = 0,6585).

Invece, l’analisi aggiornata dei dati di PFS ha dato risultati simili a quelli dell'analisi iniziale, confermando la superiorità di afatinib su questo outcome. Idem per quanto riguarda il tempo al fallimento del trattamento e la percentuale di risposta complessiva.

Anche l'analisi di sicurezza non ha mostrato sorprese. Gli eventi avversi legati al trattamento di grado 3 o superiore hanno avuto un’incidenza del 31,3% nel gruppo trattato con afatinib e 19,5% nel gruppo trattato con gefitinib. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore più comuni sono stati diarrea (13,1% nel gruppo abatini contro 1,3%, nel gruppo gefitinib), rash/acne (rispettivamente 9,4% e 3,1%) e affaticamento (rispettivamente 5,6% e 0%).

"In entrambi i bracci di trattamento, i tassi di sopravvivenza nei pazienti trattati successivamente con un TKI di terza generazione sono stati sorprendenti, con percentuali di OS a 3 anni arrivate al 90%" scrivono gli autori. I TKI di terza generazione comprendevano osimertinib e olmutinib. "Questi risultati fanno ben sperare per la strategia di trattamento sequenziale con diversi TKI dell’EGFR, che potrebbe far diventare il cancro al polmone non a piccole cellule con EGFR mutato una malattia cronica, almeno in un sottogruppo di pazienti" concludono Paz Ares e i colleghi.

L. Paz-Ares, et al. Afatinib versus gefitinib in patients with EGFR mutation-positive advanced non-small-cell lung cancer: overall survival data from the phase IIb LUX-Lung 7 trial. Ann Oncol. 2017; https://doi.org/10.1093/annonc/mdw611.
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