Ca al polmone con EGFR mutato, promettente la combinazione durvalumab-gefitinib

La combinazione di durvalumab e gefitinib sembra avere un'attività antitumorale promettente ed essere ben tollerata nei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con EGFR mutato e naïve agli inibitori delle tirosin chinasi (TKI). Lo evidenzia la prima analisi di uno studio presentato da poco alla European Lung Cancer Conference, a Ginevra, in Svizzera.

La combinazione di durvalumab e gefitinib sembra avere un’attività antitumorale promettente ed essere ben tollerata nei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con EGFR mutato e naïve agli inibitori delle tirosin chinasi (TKI). Lo evidenzia la prima analisi di uno studio presentato da poco alla European Lung Cancer Conference, a Ginevra, in Svizzera.

I dati erano valutabili per 19 pazienti sottoposti a due diversi regimi di trattamento: 9 trattati con durvalumab in concomitanza con gefitinib (braccio 1) e 10 sottoposti a un pretrattamento con gefitinib seguito dalla combinazione durvalumab più gefitinib (braccio 2).

L'efficacia è stata valutata dopo 8 settimane e la migliore percentuale di risposta obiettiva (ORR) determinata  dagli sperimentatori è risultata del 77,8% nel braccio 1 e 80% nel braccio 2. Uno dei pazienti (l’11,1%) nel braccio 1 ha raggiunto una risposta completa, mentre sei pazienti (il 66,7%) del braccio 1 e otto (l’80%) del braccio e 2 hanno ottenuto una risposta parziale.

In due pazienti (il 22,2%) del braccio 1 e in uno (il 10%) del  braccio 2 si è osservata una stabilizzazione della malattia per più di 8 settimane, mentre un paziente (il 10%) nel braccio 2 ha mostrato una stabilizzazione della malattia per oltre 24 settimane.

"La riduzione delle dimensioni del tumore è stata osservata in tutti i pazienti trattati con gefitinib e durvalumab" ha detto Don L. Gibbons, dell’MD Anderson Cancer Center della University of Texas di Houston.

Durvalumab è un anticorpo monoclonale che blocca in modo selettivo l'interazione tra il ligando PD-L1 e le proteine PD-1 e CD-80. Combinando durvalumab con gefitinib, i ricercatori hanno cercato di ottenere una risposta più duratura e di ritardare lo sviluppo della resistenza a gefitinib.

Gibbons ha presentato al congresso i risultati preliminari della fase di espansione della dose, tuttora in corso, di uno studio multicentrico di fase I, in aperto, teso a valutare la sicurezza e la tollerabilità della combinazione di durvalumab più gefitinib.

I partecipanti, naïve ai TKI, avevano un tumore con mutazioni sensibilizzanti dell’EGFR; 11 pazienti avevano una delezione dell’esone 19 e i rimanenti otto mutazioni L858R dell’esone 21.

L’arruolamento è ancora in corso; tuttavia, nell’analisi presentata al congresso i bracci di trattamento avevano 10 pazienti ciascuno. I pazienti del braccio 1 sono stati trattati in concomitanza con durvalumab 10 mg/kg ogni 2 settimane più gefitinib 250 mg una volta al giorno, mentre i pazienti del braccio 2 con gefitinib in monoterapia per 4 settimane, seguito da durvalumab più gefitinib allo stesso dosaggio utilizzato nel braccio 1. Le caratteristiche dei pazienti erano ben bilanciate nei due bracci.

Gli endpoint primari dello studio erano la sicurezza e la tollerabilità, mentre gli endpoint secondari comprendevano la risposta del tumore secondo i criteri RECIST 1.1, la farmacocinetica, la farmacodinamica e l’immunogenicità.

Le biopsie sono state eseguite al basale e al momento della valutazione del trattamento per la determinazione dell’espressione di PD-L1; al basale, solo tre pazienti (il 17%) avevano un’espressione di PD-L1 superiore al 25%.

Al momento del cutoff dei dati, tutti i partecipanti avevano un follow up di almeno 3 mesi. I dati hanno mostrato che gli endpoint primari sono stati raggiunti e che la combinazione gefitinib più durvalumab è risultata tollerabile nella maggior parte dei pazienti.

Gli eventi avversi di grado 3/4 correlati al trattamento riportati con maggiore frequenza in entrambi i bracci sono risultati l’aumento dell’ALT (con una frequenza del 70% nel braccio 1 e del 60% del braccio 2) e l’aumento dell’AST (40% nel braccio 1, 50% nel braccio 2). Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche significative.

"Questi risultati giustificano ulteriori studi sulla combinazione di durvalumab e gefitinib nel cancro al polmone non a piccole cellule" ha concluso Gibbons.

D.L. Gibbons, et al. Efficacy, safety and tolerability of MEDI4736 (durvalumab [D]), a human IgG1 anti-programmed cell death-ligand-1 (PD-L1) antibody, combined with gefitinib (G): A phase I expansion in TKI-naïve patients (pts) with EGFR mutant NSCLC. European Lung Cancer Conference 2016; abstract 570.