Ca al polmone, con nivolumab aumenta fino a quattro volte la sopravvivenza a 5 anni

Oncologia-Ematologia

I primi risultati mostrano che il trattamento con l'inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab si è associato a una percentuale di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni del 16% nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). A titolo di confronto, l'OS a 5 anni per i pazienti con un cancro del polmone e ai bronchi in stadio avanzato, secondo i dati del database epidemiologico statunitense SEER, è del 4,3% e per quelli con NSCLC avanzato del 4,9%.

I primi risultati mostrano che il trattamento con l’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab si è associato a una percentuale di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni del 16% nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). A titolo di confronto, l’OS a 5 anni per i pazienti con un cancro del polmone e ai bronchi in stadio avanzato, secondo i dati del database epidemiologico statunitense SEER, è del 4,3% e per quelli con NSCLC avanzato del 4,9%. Questi dati sono stati da poco presentati a Washington al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR).

“Questa è la prima comunicazione dei dati sulla percentuale di sopravvivenza a lungo termine nei pazienti con NSCLC metastatico trattati con un inibitore di un checkpoint immunitario” ha detto Julie Brahmer, del Bloomberg Kimmel Institute for Cancer Immunotherapy della Johns Hopkins University di Baltimora, in conferenza stampa.

“Per un piccolo sottogruppo di pazienti, l'immunoterapia può funzionare per un tempo molto lungo” ha detto l’autrice.
La Brahmer ha ricordato che la percentuale di sopravvivenza a 5 anni osservata in questo studio è risultata molto più alta rispetto a quella vista nei pazienti di questa popolazione di trattati lo standard di cura e come le statistiche mostrino che la maggior parte dei pazienti con malattia avanzata muore entro un anno della diagnosi.

I dati presentati al congresso sono i risultati aggiornati della coorte di espansione dello studio di dose-escalation di fase Ib CA209-003, che ha coinvolto 129 pazienti con NSCLC avanzato, pesantemente pretrattati. La coorte è stata suddivisa in tre gruppi, assegnati casualmente ciascuno a uno dei tre seguenti dosaggi di nivolumab una volta ogni 2 settimane per un massimo di 2 anni: 1 mg/kg, 3 mg/kg o 10 mg/kg.

Una precedente analisi dei dati aveva evidenziato una promettente attività antitumorale del farmaco e risultati degli studi clinici successivi hanno portato all'approvazione di nivolumab come terapia di seconda linea per il NSCLC in stadio avanzato.

La Brahmer ora ha presentato i dati basati sui risultati a 5 anni di questo studio di fase Ib. L’analisi, ha detto, si basa su un follow-up minimo di 58 mesi.

L’OS a 5 anni complessiva per i pazienti con NSCLC squamoso è risultata del 16%, mentre quella dei pazienti con istologia non squamosa del 15%.
Inoltre, l’OS a 12 mesi è risultata del 42%, quella a 2 anni del 24% e quella a 3 anni del 18%.
“Dopo 3 anni, la curva di sopravvivenza si è stabilizzata, in modo simile a quanto già visto in passato in altri tumori trattati con l’immunoterapia” ha segalato la Brahmer.

All'interno della coorte, 16 pazienti sono sopravvissuti per almeno 5 anni. Di questo gruppo, 12 hanno raggiunto una risposta parziale, due una stabilizzazione della malattia e due sono andati in progressione.

L’autrice ha anche sottolineato che i 16 pazienti che sono sopravvissuti per 5 anni non avevano nulla di diverso o di insolito rispetto al resto della coorte. Le loro caratteristiche erano simili rispetto a quelle degli altri pazienti dello studio, la maggior parte erano ex fumatori e presentavano percentuali molto simili dei diversi istotipi.

Un fatto interessante è che all'interno di quel gruppo c’erano due pazienti che presentavano mutazioni dell’EGFR e, come ha ricordato la Brahmer, in questi soggetti in genere non ci si aspettano buoni risultati con l'immunoterapia.