L’aggiunta del nuovo anticorpo monoclonale anti-EGFR necitumumab alla chemioterapia di prima linea con gemcitabina e cisplatino ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla sola chemio in un gruppo di pazienti colpiti da un cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC) e con istologia squamosa. È questo il risultato più importante dello studio di fase III SQUIRE, che sarà presentato a Chicago durante i lavori del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology.

Nel gruppo trattato con la combinazione di necitumumab e chemio, infatti, l’OS mediana è stata di 11,5 mesi contro 9,9 mesi nel gruppo trattato con la sola chemio (HR 0,84; P = 0,012).

“Negli ultimi due decenni, a differenza di quanto accaduto nel NSCLC non squamoso, sono stati fatti pochi passi avanti dal punto di vista terapeutico, tanto che i pazienti colpiti da questa forma di cancro al polmone hanno una prognosi sfavorevole” spiega l’autore principale del trial, Nick Tatcher, dell’Università di Manchester e del Christie Hospital NHS Trust di Manchester, in un comunicato stampa diffuso da Eli Lilly, che sta sviluppando il nuovo anti-EGFR..

Tuttavia, “i risultati dello studio SHIRE, il più ampio trial di fase III mai eseguito nel setting della terapia di prima linea del NSCLC a cellule squamose, fanno intravedere la possibilità di una nuova opzione terapeutica, e quindi una nuova speranza, per la cura di questa neoplasia” afferma il ricercatore.

Necitumumab (IMC-11F8) è un anticorpo monoclonale IgG1 ricombinante umano interamente umanizzato diretto contro l'EGFR e potrebbe essere un potenziale successore di cetuximab,

Lo studio ha coinvolto 1093 pazienti con NSCLC squamocellulare metastatico in stadio IV, di età superiore ai 18 anni e con ECOG PS compreso tra 0 e 2, non ancora trattati in precedenza per la malattia metastatica.

I partecipanti sono stati trattati in rapporto 1:1 con necitumumab più gemcitabina e cisplatino oppure con i soli gemcitabina e cisplatino. Al termine del ciclo previsto di chemio, i pazienti del gruppo necitumumab hanno continuato il trattamento con il solo anticorpo fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità impossibile da tollerare, per una mediana di quattro cicli.

La caratteristiche cliniche e demografiche erano ben bilanciate tra i due gruppi, così come lo è stata l’esposizione alla chemioterapia.

I dati di efficacia sono risultati coerenti nei diversi endpoint e nei diversi sottogruppi. Oltre a prolungare in modo significativo l’OS, l’aggiunta dell’anti-EGFR alla chemio ha anche migliorato significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la cui mediana è stata di 5,7 mesi contro 5,5 (HR 0,85; P = 0,020), così come la percentuale di risposta obiettiva, che è risultata rispettivamente del 31% contro 29% (P = 0,400) e quella di controllo della malattia, pari rispettivamente all’82% contro 77% (P = 0,043).

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore verificatisi con maggiore frequenza nel braccio trattato con necitumumab sono stati l’ipomagnesemia (8,7% contro 1,1%) e il rash cutaneo (3,7% contro 0,2%).

"Sulla base di questi risultati, Lilly prevede di presentare la domanda di approvazione di necitumumab alle autorità regolatorie prima della fine del 2014" afferma Richard Gaynor, vice presidente senior dello sviluppo del prodotto e dei medical affairs di Lilly Oncology, nella nota dell’azienda.

Il cancro al polmone è la principale causa di morte per cancro in molti paesi. I pazienti con carcinoma a cellule squamose rappresentano circa il 30% di tutti i pazienti affetti da NSCLC e migliorare il trattamento in questo setting è un sfida particolarmente impegnativa, in quanto i pazienti presentano spesso comorbidità e, a differenza di quanto accaduto per il NSCLC squamoso, per il NSCLC non squamoso la ricerca deve ancora trovare un target oncogeno molecolare che possa indirizzare le decisioni dei clinici in materia di trattamento.

Alessandra Terzaghi

N. Thatcher, et al. A randomized, multicenter, open-label, phase III study of gemcitabine-cisplatin (GC) chemotherapy plus necitumumab (IMC-11F8/LY3012211) versus GC alone in the first-line treatment of patients (pts) with stage IV squamous non-small cell lung cancer (sq-NSCLC). ASCO 2014; abstract 8008.
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