Ca al polmone EGFR+, risposta ai TKI diversa a seconda delle mutazioni complesse presenti

I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule possono essere stratificati con successo ai fini del trattamento con farmaci mirati o la chemioterapia a seconda della complessitÓ delle mutazioni di EGFR presenti nel tumore. A evidenziarlo Ŕ una ricerca pubblicata da poco sulla rivista Cancer.

I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule possono essere stratificati con successo ai fini del trattamento con farmaci mirati o la chemioterapia a seconda della complessità delle mutazioni di EGFR presenti nel tumore. A evidenziarlo è una ricerca pubblicata da poco sulla rivista Cancer.

Fino al 15% dei pazienti bianchi e metà dei pazienti asiatici con tumori al polmone non a piccole cellule hanno mutazioni rilevabili dell’EGFR, la cui presenza, nei pazienti trattati inibitori delle tirosin-tirosin-chinasi (TKI) diretti contro tali mutazioni, può associarsi a un tasso di risposta obiettiva dell'80% (ORR).

Sebben il 90% di queste mutazioni siano dovute a una delezione ‘in frame’ dell'esone 19 (del 19) o a una mutazione puntiforme nell'esone 21 (21L858R), alcuni pazienti presentano due o più mutazioni di EGFR e questi casi vengono classificati come "complessi".

Nello studio appena pubblicato, i ricercatori hanno valutato se mutazioni complesse diverse portino ad outcome differenti tra i pazienti trattati con TKI dell’EGFR. A tal fine, fra il gennaio 2011 e il gennaio 2017 hanno sottoposto a screening 16.840 pazienti, di cui 5898 risultati EGFR-positivi; nel gruppo degli EGFR+, 187 (il 3,2% di tutti i pazienti con mutazioni EGFR+) avevano mutazioni complesse e 51 di essi con adenocarcinoma avanzato erano stati trattati con un TKI come terapia di prima linea. Gli autori hanno analizzato gli outcome di sopravvivenza di quest’ultimo gruppo.

L'età media dei pazienti era di 63 anni e il 25,5% era rappresentato da fumatori.

I pazienti sono stati suddivisi in sottogruppi a seconda del tipo di mutazione complessa presente: il sottogruppo A, formato da 15 pazienti presentava la del 19 più la mutazione 21L858R, il sottogruppo B, formato da 16 pazienti, la del 19 o la mutazione 21L858R più una mutazione atipica, il sottogruppo C, formato da 8 pazienti, due mutazioni atipiche e il sottogruppo D, formato da 12 pazienti, una mutazione primaria di resistenza ai farmaci.

Una risposta obiettiva (completa o parziale) è stata osservata nel 75% dei pazienti del sottogruppo A, nel 60% di quelli del sottogruppo B, nel 71% di quelli del sottogruppo C e nell'8,3% di quelli del sottogruppo D; i tassi di controllo della malattia in questi quattro sottogruppi sono risultati rispettivamente del 100%, 86,7%, 85,7% e 16,7%.
La sopravvivenza libera da progressione mediana, invece, è risultata rispettivamente di 18,2 mesi, 9,7 mesi, 9,6 mesi e 1,4 mesi.

Gli autori concludono che "la terapia con TKI dell’EGFR è efficace nei pazienti con la del 19 e la mutazione 121L858R, con la del 19 o la mutazione 121L858R più mutazioni atipiche e con due mutazioni atipiche, mentre è meno efficace nei pazienti con un pattern primario di resistenza ai farmaci”. Aggiungono inoltre che i pazienti in questi farmaci possono offrire il maggior beneficio sono quelli del primo sottogruppo.

B. Zhang, et al. Complex epidermal growth factor receptor mutations and their responses to tyrosine kinase inhibitors in previously untreated advanced lung adenocarcinomas. Cancer. 2018; doi: 10.1002/cncr.31329.