Una chemioterapia adiuvante a base di carboplatino più vinorelbina è ben tollerata ed efficace nei pazienti che sono stati sottoposti a resezione completa di un tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale. È quanto emerge dallo studio SWITCH 1, uno studio multicentrico di fase II presentato di recente a Denver durante i lavori della World Conference on Lung Cancer.

I risultati principali mostrano che il regime è stato ben tollerato, solo un quarto dei pazienti circa ha sviluppato neutropenia di grado elevato e non ci sono stati decessi causati da tossicità. Più di quattro quinti dei partecipanti hanno completato tutto il trattamento previsto e la sopravvivenza mediana è stata quasi di 6 anni.

"La chemioterapia adiuvante con carboplatino e vinorelbina è fattibile, tollerabile ed efficace nel NSCLC in fase iniziale " ha commentato il primo autore del lavoro, Vitezslav Kolek, della clinica universitaria di Olomouc, nella Repubblica Ceca.

Anche se il confronto con i grossi studi di fase III sul trattamento adiuvante è problematico, ha riconosciuto l’oncologo, "questo regime dà maggiore comfort ai pazienti e permette di fornire intensità di dosi più elevate e arrivare a percentuali di completamento della terapia più alte rispetto a quanto osservato negli studi su regimi a base di cisplatino. Inoltre, con questo regime si è raggiunta una sopravvivenza paragonabile alla quella ottenuta con la terapia a base di cisplatino".

Secondo Kolek, il messaggio di fondo dello studio potrebbe essere che non ci sono al momento fattori predittivi affidabili e utilizzati di routine nel setting adiuvante. “In queste condizioni, probabilmente, la terapia più intensiva non è necessariamente la migliore" ha concluso lo specialista.

L’esperto invitato a discutere i risultati, Giorgio V. Scagliotti, dell’Università di Torino, ha espresso alcune riserve sul trial. Innanzitutto, ha contestato l’assenza di presentazione di un’ipotesi statistica e il confronto con gli altri studi; inoltre, ha osservato che la popolazione studiata differiva in un certo qual modo da quella che tipicamente si incontra nella pratica clinica.

"Il regime più collaudato è la doppietta cisplatino-vinorelbina. ... Le doppiette a base di cisplatino di provata efficacia nella malattia avanzata restano lo standard di cura per la chemioterapia adiuvante. Il carboplatino può essere considerato in singoli casi per i pazienti anziani o unfit" ha detto Scagliotti.

Durante la sua presentazione, Kolek ha spiegato che il carboplatino e il cisplatino non sono stati mai stati confrontati direttamente nel setting adiuvante. Tuttavia, è noto che la combinazione di cisplatino e vinorelbina può causare decessi dovuti a tossicità e un’ampia quota di pazienti non riesce a portare a termine la terapia. Inoltre, ha aggiunto, vinorelbina orale sembra funzionare bene quanto la formulazione endovenosa e i pazienti in genere preferiscono la terapia per os.

Lo studio SWITCH 1 ha coinvolto 74 pazienti con NSCLC in stadio IB, II, o III che erano stati sottoposti a resezione completa del tumore. L'età media era di 64 anni, il 72% del campione era di sesso maschile e il  62% aveva istologia squamosa.

I partecipanti sono stati trattati con carboplatino più vinorelbina per via endovenosa il giorno 1, passando poi a vinorelbina orale il giorno 8. Il protocollo prevedeva in totale quattro cicli di un regime di 21 giorni.

L'intensità di dose relativa media è risultata dell’83% per vinorelbina orale, del 93% vinorelbina endovena e dell’89% per carboplatino, ha segnalato Kolek. Il numero medio di cicli di chemioterapia effettuati è stato pari a 3,8 per paziente e, nel complesso, l'82% dei pazienti ha completato la terapia prevista.

Dopo un follow-up mediano di 4,7 anni, la sopravvivenza libera da malattia (DFS) mediana è risultata di 4,4 anni e la sopravvivenza globale (OS) mediana di 5,9 anni, mentre la DFS a 5 anni è stata del 48% e l’OS a 5 anni del 56%.

Le tossicità più comuni di grado 3 o 4 sono state neutropenia (sviluppata dal 26% dei pazienti), leucopenia (16%), alopecia (12%) e anemia (8%), ma nessun paziente è morto a causa della tossicità del trattamento.