L'aggiunta dell’inibitore tirosinchinasico linifanib a un regime chemioterapico a base di carboplatino e paclitaxel ha migliorato in modo significativo rispetto al placebo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in un studio randomizzato di fase II su pazienti con un tumore al polmone non a piccole cellule non squamoso, avanzato. Il lavoro è uscito da poco online sul Journal of Clinical Oncology.

Studi precedenti hanno dimostrato che l'aggiunta di inibitori del VEGF alla chemioterapia standard può migliorare i risultati di sopravvivenza nel cancro al polmone non a piccole cellule avanzato. Linifanib (sviluppato da Abbott) è un inibitore delle tirosin chinasi attivo contro i recettori del VEGF e del PDGF. "L'attività dimostrata da linifanib in monoterapia in trial di fase I e II in pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato hanno spinto a effettuare un'ulteriore valutazione di linifanib come componente della terapia per questi pazienti" scrivono gli autori dello studio, guidati da Suresh S. Ramalingam, del Winship Cancer Institute della Emory University di Atlanta.

Lo studio di Ramalingam e i coleghi ha coinvolto 138 pazienti con un tumore al polmone non a piccole cellule non squamoso in stadio IIIB/IV, di cui 47 trattati con carboplatino, paclitaxel e placebo e 44 con la combinazione carboplatino-paclitaxel più linifanib 7,5 mg/die (44 pazienti) o 12,5 mg/die (47 pazienti).

La PFS mediana è risultata di 8,3 mesi nel gruppo trattato con il dosaggio inferiore di linifanib, 7,3 mesi nel gruppo trattato con la dose più alta dell’inibitore e 5,4 mesi nel gruppo placebo, con un HR di PFS pari a 0,509 per linifanib al dosaggio inferiore rispetto al placebo (P = 0,022) e 0,640 per linifanib  al dosaggio più alto rispetto al placebo (P = 0,118).

La sopravvivenza globale (OS) non ha mostrato differenze significative tra i gruppi, ma si è vista una tendenza verso un modesto miglioramento con il farmaco in studio. L'OS mediana è stata di 11,4 mesi nel gruppo trattato con linifanib 7,5 mg (P = 0,779), 13 mesi in quello trattato con linifanib 12,5 mg (P = 0,650) e 11,3 mesi con il placebo.

La sopravvivenza a 12 mesi nei tre gruppi è risultata, rispettivamente ,del 44%, 54% e 45%.

La percentuale di risposta obiettiva (ORR) è stata più alta nel gruppo trattato con linifanib a basso dosaggio, e pari al 43,2%, mentre nei pazienti trattati con il dosaggio più alto è stata del 31,9% e in quelli del gruppo placebo del 25,5%.

In entrambi i bracci in trattamento attivo si è osservato un aumento della tossicità con il farmaco in studio, anche se l’incidenza complessiva degli eventi avversi gravi è risultata simile nei due gruppi trattati con i due diversi dosaggi. Gli eventi avversi più comuni osservati nei gruppi linifanib sono stati diarrea, anemia, ipertensione, disfonia e altri. Tuttavia, l'unico evento avverso grave più frequente nei pazienti trattati con linifanib rispetto ai controlli è stato la trombocitopenia.

Nella discussione, gli autori segnalano che altri tentativi di inibizione del VEGF come terapia di prima linea per il cancro al polmone non a piccole cellule non hanno avuto successo. Il loro studio dimostra, invece, che linifanib è promettente, in particolare se si utilizza un biomarker predittivo, CYFRA 21-1, che in questo trial è risultato associato a una PFS superiore con linifanib.

"Anche se al momento non sono previsti ulteriori studi su linifanib in pazienti con un tumore al polmone non a piccole cellule, vale la pena sottoporlo a un’ulteriore valutazione nei pazienti con il biomarker identificato" concludono gli autori e, aggiungono, “questi risultati sono potenzialmente importanti anche per gli altri agenti antiangiogenici attualmente in fase di sviluppo per il cancro al polmone non a piccole cellule”.

Suresh S. Ramalingam, et al. Randomized Phase II Study of Carboplatin and Paclitaxel With Either Linifanib or Placebo for Advanced Nonsquamous Non–Small-Cell Lung Cancer. J Clin Oncol. 2014. 2014; doi: 10.1200/JCO.2014.55.7173.
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