Ca al polmone metastatico, sacituzumab govitecan promettente nei pazienti già trattati

Il trattamento con sacituzumab govitecan ha indotto risposte obiettive ed è apparso tollerabile in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico già trattati in precedenza. Lo dimostrano i risultati dell'espansione di uno studio di fase 1/2 presentato al convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

Il trattamento con sacituzumab govitecan ha indotto risposte obiettive ed è apparso tollerabile in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico già trattati in precedenza. Lo dimostrano i risultati dell’espansione di uno studio di fase 1/2 presentato al convegno annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

“Questa terapia si è dimostrata efficace sia nei pazienti con istologia squamosa sia in quelli con istologia non squamosa, così come nei pazienti già trattati in precedenza con una terapia anti PD-1/PD-L1” ha spiegato Ross Camidge, della University of Colorado di Aurora.

Sacituzumab govitecan (IMMU-132, sviluppato da Immunomedics) è un coniugato anticorpo-farmaco costituito da SN-38, il metabolita attivo di irinotecan, un inibitore della topoisomerasi, coniugato con un anticorpo monoclonale umanizzato anti-Trop-2.

Trop-2 è una glicoproteina della superficie cellulare sovraespressa in molti tipi di adenocarcinomi e pochissimo espressa nei tessuti normali. Nella maggior parte dei tumori epiteliali, compreso il cancro al polmone non a piccole cellule, l’espressione è superiore all’80%.

Camidge e i colleghi hanno quindi valutato l’efficacia e la sicurezza di sacituzumab govitecan in 34 pazienti affetti da un carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico già sottoposti alla terapia di prima linea, arruolati per l’espansione di uno studio di fase 1/2. I partecipanti avevano già fatto una mediana di tre linee di chemioterapia (range 1-7).

L’età media era di 62,5 anni e 21 pazienti erano uomini. Inoltre, la maggior parte (29) aveva un punteggio dell’ECOG performance status pari a 1, mentre quattro avevano un punteggio pari a 0 e di uno non era noto il punteggio.

Tutti i pazienti hanno ricevuto sacituzumab govitecan nei giorni 1 e 8 di un ciclo di trattamento di 21 giorni e sono stati sottoposti a valutazioni della tolleranza ogni settimana e valutazioni della progressione ogni 8 settimane.

Camidge e i colleghi hanno assegnato 9 pazienti al trattamento con sacituzumab govitecan 8 mg/kg e 25 al trattamento con sacituzumab govitecan 10 mg/kg.

La percentuale di risposta obiettiva, che comprendeva sia le risposte confermate sia quelle non confermate, è stata del 31% nella coorte complessiva, 37% con 8 mg/kg e 29% con 10 mg/kg.

Il 35% dei pazienti ha ottenuto un beneficio clinico, definito come il raggiungimento di una risposta parziale più una stabilizzazione della malattia per almeno 6 mesi, e la percentuale di beneficio clinico è stata del 50% nel braccio trattato con 8 mg/kg e 33% in quello trattato con 10 mg/kg.

La sopravvivenza libera da progressione mediana (PFS) è stata di 3,9 mesi nell’intera coorte, 4,2 mesi nel gruppo trattato con 8 mg/kg e 3,8 mesi in quello trattato con 10 mg/kg, mentre la sopravvivenza globale (OS) mediana non è stata raggiunta, né nell’intero campione, né in nessuno dei due sottogruppi.

I pazienti che hanno manifestato un evento avverso sono stati 24 e i più comuni eventi avversi di grado tre o superiore correlati al farmaco sono stati diarrea (8%) e neutropenia (8%) e nNessun paziente ha sviluppato anticorpi, rilevati tramite il saggio ELISA, contro l’anticorpo o il farmaco.

“Le risposte obiettive le la buona tollerabilità sono risultati incoraggianti, ma servono ulteriori studi per valutare la sicurezza e l’efficacia di IMMU-132” ha concluso Camidge.

“Anche se la percentuale di risposta confermata è stata solo del 13%, in quanto almeno un terzo dei pazienti con una risposta parziale non confermata ha poi manifestato una progressione precoce della malattia, questo studio dimostra la fattibilità e la potenziale efficacia clinica dei coniugati anticorpo-farmaco nel trattamento del cancro del polmone” ha commentato Grace Dy, del Roswell Park Cancer Institute di Buffalo.

“Tuttavia, dato che il farmaco è essenzialmente ancora un chemioterapico, le risposte osservate potrebbero non essere durature quanto quelle che si ottengono con l’immunoterapia con gli inibitori dei checkpoint immunitari” ha aggiunto l’oncologa.

La Dy ha anche spiegato che “sono attualmente fase di sviluppo diversi coniugati anticorpo-farmaco per il cancro al polmone  e ci auguriamo che almeno uno possa mostrare un’attività clinica e un indice terapeutico superiori rispetto alla chemioterapia tradizionale, sufficienti da poterlo far entrare nella pratica clinica di routine nei prossimi anni”.

D.R. Camidge, et al. Therapy of metastatic, non-small cell lung cancer (mNSCLC) with the anti-Trop-2-SN-38 antibody-drug conjugate (ADC), sacituzumab govitecan (IMMU-132). J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 9011)
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