Ca al polmone, osimertinib migliora la risposta nei pazienti T790M-positivi con metastasi cerebrali

I pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato T790M-positivi e con metastasi nel sistema nervoso centrale (SNC) ottengono risultati migliori se trattati con l'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dell'EGFR osimertinib rispetto alla chemioterapia.

I pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato T790M-positivi e con metastasi nel sistema nervoso centrale (SNC) ottengono risultati migliori se trattati con l’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dell’EGFR osimertinib rispetto alla chemioterapia.

Lo evidenziano i risultati di una sottoanalisi dello studio di fase III AURA3, presentata a Chicago al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) da Marina Chiara Garassino, capo dell'unità di oncologia toracica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, AURA3 è un uno studio randomizzato internazionale, in aperto, in cui si è valutato osimertinib in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato T790M-positivo, progredito durante o dopo la terapia di prima linea con un TKI dell’EGFR.

"La maggior parte dei pazienti ha ottenuto una riduzione delle metastasi cerebrali" ha detto la Garassino. "Nonostante il numero ridotto di pazienti, nel gruppo trattato con osimertinib le risposte sono state più frequenti e più profonde rispetto al gruppo trattato con la chemioterapia".
Nei pazienti con metastasi cerebrali in cui si è potuta valutare la risposta (46), la percentuale di risposta complessiva (ORR) nel SNC è risultata del 70% con osimertinib contro 31% con la doppietta chemioterapica a base di platino (OR 5,13, IC al 95% 1,44-20,64; P = 0,015). Nell'intera popolazione analizzata (416 pazienti), anche la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nel sistema nervoso centrale è risultata superiore nel gruppo trattato con osimertinib: 11,7 mesi contro 5,6 mesi (HR 0,32; IC al 950,15-0,69; P = 0,004).
Il tempo mediano necessario per osservare una risposta è stato di 6,1 settimane in entrambi i gruppi di trattamento, ma la durata complessiva della risposta è stata significativamente maggiore nel gruppo osimertinib: 8,9 mesi contro 5,7 mesi. La percentuale di controllo della malattia è risultata del 93% (IC al 95% 78-99) nel gruppo sperimentale contro 63% (IC al 95 35-85) nel gruppo di controllo.
Le metastasi cerebrali sono comuni nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule EGFR-positivo Infatti, ha spiegato l’oncologa, fino al 40% dei pazienti svilupperà tali metastasi nel corso della malattia. Inoltre, questi pazienti hanno una prognosi sfavorevole, con una PFS mediana che va da 3 a 6 mesi.
Nello studio AURA3, i pazienti sono stati assegnati a osimertinib 80 mg/die per via orale o alla chemioterapia con platino e pemetrexed ogni 21 giorni per un massimo di 6 cicli. Nel gruppo di pazienti con una o più metastasi misurabili nel SNC, 30 pazienti sono stati assegnati a osimertinib e 16 alla chemioterapia.
In quello che Garassino ha definito l'insieme completo di pazienti analizzati con metastasi cerebrali, 75 sono stati assegnati al trattamento sperimentale e 41 alla chemioterapia. Il cutoff dei dati era stato fissato per il 15 aprile 2016.
In quest’ultimo gruppo, l’ORR nel SNC è risultata del 40% (IC al 95% 29-52) con osimertinib e 17% (IC al 95% 7-32) con la chemioterapia (OR, 3,24; IC al 95% 1,33-8,81; P = 0,014).
Tra i pazienti di questo gruppo che avevano fatto la radioterapia encefalica nei 6 mesi precedenti l’arruolamento nello studio, l’ORR nel SNC è risultata del 64% (IC al 95% 35-87) nei 14 assegnati a osimertinib) contro 22% (IC al 95% 2-60) nei 9 assegnati alla chemioterapia.
Invece, tra i pazienti di questo gruppo che non avevano fatto la radioterapia o l’avevano fatta prima dei 6 mesi precedenti l’arruolamento, l’ORR nel SNC è risultata del 34% (IC al 95% 23-48) nei 61 assegnati a osimertinib contro 16% (IC al 95% 5 -33) nei 32 assegnati alla chemioterapia.
"Se si sovrappongono le curve dei pazienti con metastasi cerebrali, si può osservare che quelli trattati con la chemioterapia peggiorano, come previsto" ha detto la Garassino. "Ma se si osservano le curve dei pazienti con metastasi cerebrali trattate con osimertinib si vede che sono molto simili a quelle senza metastasi cerebrali, a suggerire che osimertinib è in grado di rendere la prognosi dei pazienti con metastasi cerebrali simile a quella dei pazienti senza metastasi cerebrali" ha sottolineato l’oncologa.
Nel 2015, la Food and Drug Administration ha concesso a osimertinib l’approvazione accelerata in questa popolazione di pazienti sulla base dei dati di due studi a singolo braccio su un totale di 411 pazienti.
Nel primo studio, AURA2, l'ORR è risultata del 61% (IC al 95% 54-68) in 210 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule T790M-positivi assegnati a osimertinib. Nel secondo, un'estensione dello studio AURA, l’ORR è risultata del 57% in 201 pazienti. In un'analisi aggregata dei due studi, l'ORR nell’insieme dei pazienti trattati con osimertinib è stata del 59% e la durata della risposta di 12,4 mesi.
Nel febbraio 2016, la Commissione europea ha concesso un'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata a osimertinib ai pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico positivo per la mutazione T790M indipendentemente dal fatto che fossero già stati trattati in precedenza o meno con un TKI dell’EGFR.
Mok T, Ahn M, Han J, et al. CNS response to osimertinib in patients (pts) with T790M-positive advanced NSCLC: Data from a randomized phase III trial (AURA3). J Clin Oncol. 2017;35 (suppl; abstr 9005)
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