La combinazione di pemetrexed più cisplatino ha dimostrato un’efficacia sostanzialmente equivalente a quella di docetaxel più cisplatino come terapia di prima linea per i pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso, ma è apparsa superiore in termini di sicurezza e tollerabilità in uno studio di fase III di un gruppo coreano, appena presentato al congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO), a Madrid.

“La combinazione di pemetrexed e cisplatino è il regime chemioterapico più utilizzato per il trattamento dei pazienti con NSCLC non squamoso il cui tumore non presenta mutazioni che possano essere colpite con inibitori mirati” ha spiegato il primo firmatario dello studio, Young-Chul Kim, della Chonnam National University Hwasun Hospital Lung Cancer Clinic di Hwasun Gun, in Corea. Con questa doppietta, ha aggiunto l’autore, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è globalmente di 5,3 mesi e di 6,4 mesi nei pazienti asiatici.

Tuttavia, ha proseguito l’oncologo “la combinazione di docetaxel e cisplatino è un altro regime efficace per il trattamento di prima linea del NSCLC, ma finora non era mai stato fatto alcuno studio prospettico di fase III di confronto diretto tra le due doppiette”.

Per questo, il team coreano ha provato a confrontarle testa a testa, con l’obiettivo di dimostrare la non-inferiorità in termini di PFS del regime docetaxel/cisplatino rispetto al regime pemetrexed/cisplatino.

I ricercatori hanno coinvolto in totale 156 pazienti con NSCLC non squamoso naïve alla chemioterapia, arruolati in 14 centri in Corea, e li hanno assegnati alla chemioterapia a base di cisplatino 70 mg/m2 con docetaxel 60 mg/m2 oppure pemetrexed 500 mg/m2 tre volte alla settimana per un massimo di quattro cicli, stratificando i partecipanti in base al performance status e al sesso. Successivamente, i pazienti hanno continuato il trattamento con pemetrexed, un inibitore tirosin-chinasico dell’EGFR o docetaxel.

L’obiettivo primario era valutare la PFS, mentre endpoint secondari erano la percentuale di risposta, la sopravvivenza globale (OS) e la sicurezza. La risposta al trattamento è stata valutata secondo i criteri RECIST 1.1.

Dopo aver inserito 149 pazienti nel braccio pemetrexed più cisplatino (77) o nel braccio docetaxel più cisplatino (72), gli autori hanno interrotto l’arruolamento perché pemetrexed è stato approvato come terapia di mantenimento in Corea.

Il numero dei cicli di chemioterapia e l'intensità di dose relativa non sono risultati significativamente diversi nei due gruppi.

“Dato che abbiamo interrotto l’arruolamento prima del previsto, non abbiamo potuto dimostrare la non inferiorità tra i due bracci. Tuttavia, la combinazione di pemetrexed più cisplatino è risultata meno tossica di quella contenente docetaxel, anche se non abbiamo trovato alcuna differenza significativa in termini di PFS e percentuale di risposta” ha detto Kim.

Nella popolazione intent to treat, infatti, si è osservata una risposta parziale in 24 pazienti (il 31,2%) del gruppo trattato con pemetrexed/isplatino e 24 (il 33,3%) del gruppo trattato con docetaxel/cisplatino, mentre la PFS mediana è stata rispettivamente di 4,7 mesi e 4,6 mesi e l’OS mediana rispettivamente di 19,7 mesi contro 28,0 mesi.

I ricercatori stanno comunque continuando a seguire i pazienti per vedere se via sia qualche differenza significativa sul fronte dell’OS.

La percentuale di neutropenia e neutropenia febbrile di grado 3 o 4 e il numero di eventi avversi gravi sono risultati significativamente più alti nel braccio trattato con docetaxel, ha riferito Kim.

“Nei pazienti con NSCLC non squamoso, senza mutazioni driver, i due regimi hanno mostrato una sopravvivenza libera da progressione e una percentuale di risposta simili. Tuttavia, nel braccio trattato con docetaxel/cisplatino si sono osservati eventi avversi più frequenti e tossicità superiori” ha concluso Kim.

Il fatto che in entrambi i bracci di questo studio si sia osservata una PFS più breve rispetto a quanto osservato in altri studi, sia globalmente sia nei pazienti asiatici, suggerisce che si dovrebbe prendere in considerazione un trattamento di mantenimento a meno che si noti una progressione della malattia, ha sottolineato l’oncologo.

Giorgio Scagliotti, dell’Università di Torino, nel discutere i risultati dello studio, ha sottolineato come si trattasse di uno studio di non-inferiorità, con un margine di 1,5 mesi e come il campione dovesse essere originariamente di 562 pazienti. Il fatto che l’arruolamento sia stato interrotto dopo che era stato arruolato solo il 28% dei pazienti previsti fa sì che questo studio, secondo l’oncologo italiano, sia in realtà un trial di fase II, dal quale, perciò, non si possono trarre conclusioni definitive, visto il numero limitato di pazienti.

Solange Peters, della clinica universitaria di Losanna, ha tuttavia commentato che il trial conferma la migliore tollerabilità della combinazione pemetrexed/isplatino rispetto a docetaxel/cisplatino e quindi rafforza la maggior parte delle linee guida internazionali sul trattamento del NSCL.

Alessandra Terzaghi


Y. Kim, et al. A randomized phase III study of docetaxel plus cisplatin versus pemetrexed plus cisplatin in first line non-squamous non-small cell lung cancer (NSq-NSCLC). ESMO 2014; LBA41_PR.