Ca al polmone, per identificare meccanismi di resistenza biopsia tissutale meglio della biopsia liquida

Sebbene la biopsia liquida sia un metodo che permette di identificare in modo non invasivo la mutazione di resistenza T790M nei pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), per escludere la trasformazione in cancro al polmone a piccole cellule (SCLC) e la presenza di altri meccanismi di resistenza Ŕ raccomandabile utilizzare la biopsia tissutale. Lo sostiene un gruppo di autori italiani in uno studio appena pubblicato sulla rivista Lung Cancer.

Sebbene la biopsia liquida sia un metodo che permette di identificare in modo non invasivo la mutazione di resistenza T790M nei pazienti con un carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), per escludere la trasformazione in cancro al polmone a piccole cellule (SCLC) e la presenza di altri meccanismi di resistenza è raccomandabile utilizzare la biopsia tissutale. Lo sostiene un gruppo di autori italiani in uno studio appena pubblicato sulla rivista Lung Cancer.

Una sfida nella gestione di pazienti con NSCLC trattati con inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) dell’EGFR non è solo l’alta percentuale di recidive caratterizzate da vari meccanismi di resistenza (di cui la mutazione T790M rappresenta circa il 50-60% dei casi), ma anche la morbilità associata alla ripetizione delle biopsie. Tuttavia, un'identificazione accurata delle mutazioni è necessaria per scegliere correttamente la terapia e la biopsia liquida è un'alternativa meno invasiva rispetto alla biopsia tissutale.

Nel loro studio, gli autori, guidati da Roberta Minari dell’Università di Parma, hanno valutato le biopsie e gli outcome di cinque pazienti con una mutazione attivante dell’EGFR che sono stati trattati con un TKI dell’EGFR di prima o seconda generazione. La mutazione T790M è stata rilevata mediante biopsia liquida e i pazienti sono passati al trattamento con osimertinib - un TKI dell’EGFR di terza generazione indicato per pazienti con la mutazione T790M - ma tutti hanno mostrato una progressione della malattia.

Una nuova biopsia tissutale ha mostrata una componente di SCLC in tutti e cinque i pazienti. Questo risultato, oltre alla resistenza osservata a osimertinib, suggerisce che la componente SCLC potrebbe essere stata presente al momento della comparsa della resistenza iniziale e indica una possibile eterogeneità dei meccanismi di resistenza.

I pazienti avevano anche un basso rapporto T790M/mutazioni attivanti (inferiore a 0,3) nel sangue prima di iniziare osimertinib. Per tre pazienti, la valutazione delle mutazioni dell’EGFR con un test a bassa sensibilità risultava negativa, ma lo stesso campione ha restituito risultati positivi quando i ricercatori hanno utilizzato un metodo ad alta sensibilità.

Gli autori concludono, quindi, che "per escludere la presenza di una trasformazione in SCLC e/o altri meccanismi di resistenza concomitanti si dovrebbe prendere in considerazione la biopsia tissutale".

R. Minari, et al. Primary resistance to osimertinib due to SCLC transformation: issue of T790M determination on liquid re-biopsy. Lung Canc. doi: 10.1016/j.lungcan.2017.11.011
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