Ca al polmone, primi dati promettenti per pembrolizumab in combinazione

L'immunoterapia con l'anti-PD1 pembrolizumab inizia a dare risultati interessanti, seppure iniziali, anche in combinazione con altri trattamenti. Per esempio, ha portato a percentuali di risposta complessiva comprese fra il 48% e il 71% quando stato aggiunto a combinazioni chemioterapiche nei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, e a percentuali di risposta di quasi il 30% quando combinato con l'inibitore del recettore 2 del fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF) ramucirumab in pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, ma anche con altri tipi di tumore, in due studi clinici preliminari presentati al recente congresso dell'American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

L’immunoterapia con l’anti-PD1 pembrolizumab inizia a dare risultati interessanti, seppure iniziali, anche in combinazione con altri trattamenti. Per esempio, ha portato a percentuali di risposta complessiva comprese fra il 48% e il 71% quando è stato aggiunto a combinazioni chemioterapiche nei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, e a percentuali di risposta di quasi il 30% quando combinato con l’inibitore del recettore 2 del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) ramucirumab in pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, ma anche con altri tipi di tumore, in due studi clinici preliminari presentati al recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

Sicurezza ed efficacia di pembrolizumab in combinazione con tre diversi regimi di chemioterapia - carboplatino più paclitaxel; carboplatino più paclitaxel più bevacizumab oppure carboplatino più pemetrexed - sono state valutate nelle prime tre coorti dello studio di fase I/II KEYNOTE-021, di cui sono stati presentati i risultati al congresso americano.

I partecipanti, pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, naïve alla chemioterapia e non portatori di mutazioni di EGFR e ALK, sono stati assegnati a due diversi dosaggi di pembrolizumab, 2 mg/kg o 10 mg/kg ogni 3 settimane, in combinazione con uno dei tre regimi sopra indicati.

La percentuale di risposta complessiva nell’insieme dei 74 pazienti trattati con queste tre combinazioni è stata del 57% (IC al 95% 45-68), ha riferito il primo firmatario del lavoro, Shirish Gadgeel, del Karmanos Cancer Institute di Detroit.

Nei 25 pazienti trattati con pembrolizumab, carboplatino e paclitaxel (coorte A), la percentuale di risposta complessiva è stata del 52% (IC al 95% 31-72), nei 25 assegnati a pembrolizumab in aggiunta a bevacizumab, carboplatino e paclitaxel (coorte B) è stata del 48% (IC al 95% 28-69) e nei 24 che hanno assunto pembrolizumab più pemetrexed e carboplatino (coorte C) è stata del 71% (IC al 95% 49-87).

La sopravvivenza libera da progressione è risultata di 10 mesi nelle prime due coorti e non è ancora stata raggiunta nella coorte C, mentre i dati relativi alla sopravvivenza globale non sono ancora maturi.

L’incidenza degli eventi avversi di grado 3 o 4 è stata del 36% nella coorte A, 46% nella coorte B e 42% nella coorte C, e gli eventi avversi più comuni sono stati anemia e neutropenia, compresa la neutropenia febbrile.

"Il trattamento con pembrolizumab in combinazione con i regimi chemioterapici standard è fattibile e mostra una forte efficacia clinica, indipendentemente dalla dose di anticorpo utilizzata e dal grado di espressione di PD-L1 nel trattamento dei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule avanzato, naïve al trattamento" ha detto Gadgeel.

L’oncologo ha, inoltre, segnalato che è già partito e sta attualmente arruolando i pazienti uno studio randomizzato di fase III in cui si sta valutando la chemioterapia con pemetrexed e platino, con o senza pembrolizumab.

“Queste combinazioni sono forse migliori della sola chemioterapia, ma potrebbero non essere migliori della semplice immunoterapia da sola” ha commentato il moderatore della sessione, Scott Antonia, del Moffitt Cancer Center di Tampa, in Florida, aggiungendo che le combinazioni sono chiaramente più tossiche rispetto all’immunoterapia.

In un altro studio presentato al congresso e coordinato da Roy Herbst, dello Yale Cancer Center di New Haven, nel Connecticut, pembrolizumab è stato combinato con l’inibitore del recettore 2 del VEGF ramucirumab.

"Tra i processi distintivi coinvolti nello sviluppo tumorale vi sono l'angiogenesi e l’immunosoppressione" spiegano Herbst e i colleghi nel loro abstract, aggiungendo che il loro studio è il primo a combinare questi agenti, con l’obiettivo di colpire entrambi i processi in contemporanea.

"L'idea è che ramucirumab potrebbe avere un effetto sull'ambiente microimmunitario e guidare le cellule T nel tumore" ha detto Herbst, per spiegare il razionale della combinazione.

Nello studio sono stati inclusi, oltre ai pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule, anche pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea oppure con carcinoma uroteliale in stadio avanzato

Nel complesso, la percentuale di risposta nei primi 10 pazienti è stata di circa il 30%, ha riferito Herbst. Inoltre, i dati preliminari non hanno evidenziato problematiche di sicurezza impreviste.

Anche se i risultati provengono da uno studio piccolo e ancora in corso, l’autore ha sottolineato che sono promettenti. Lui e i colleghi stanno continuando a raccogliere i dati sul profilo di sicurezza di questa combinazione e hanno in programma di arruolare anche pazienti con altri tipi di tumore.

S.M. Gadgeel, et al. Pembrolizumab (pembro) plus chemotherapy as front-line therapy for advanced NSCLC: KEYNOTE-021 cohorts A-C.
http://meetinglibrary.asco.org/content/167088-176

R.S. Herbst, et al. A phase 1 study of ramucirumab (R) plus pembrolizumab (P) in patients (pts) with advanced gastric or gastroesophageal junction (G/GEJ) adenocarcinoma, non-small cell lung cancer (NSCLC), or urothelial carcinoma (UC): Phase 1a results. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 3056)
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