Un'analisi su pazienti assistiti dalla Veterans Health Administration, pubblicata di recente sul Journal of Clinical Oncology, mostra che in un gruppo di pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio III il trattamento con etoposide/cisplatino (EP) e quello con carboplatino/paclitaxel (CP) hanno portato a una sopravvivenza globale (OS) simile a quella ottenuta con la radioterapia, ma il regime EP è risultato associato a un aumento della morbilità.

Nell’introduzione, gli autori spiegano che non si sa ancora bene quale sia il regime ottimale di chemioterapia da utilizzare insieme alla radioterapia nei pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio III e che tra gli oncologi serpeggia un certo timore che il regime CP, anche se meglio tollerato rispetto al regime EP, possa non essere altrettanto efficace, in termini di controllo della malattia.

Per comprendere meglio le differenze tra i due regimi, i ricercatori, guidati da Rafael Santana-Davila, della University of Washington di Seattle, hanno esaminato gli outcome di alcuni pazienti inseriti nel VA Central Cancer Registry.

L’analisi ha riguardato in totale 1842 pazienti trattati con la radioterapia e, in concomitanza, il regime EP o il regime CP tra il 2001 e il 2010. Il 27% dei pazienti della coorte è stato trattato con il regime EP.

Il regime EP, contrariamente ai timori diffusi, non è risultato associato ad alcun vantaggio di sopravvivenza rispetto al regime CP con nessuno dei modelli statistici utilizzati. Nel modello con aggiustamento in base al propensity score, l'hazard ratio (HR) risultato pari a 0,97 (IC al 95% 0,85-1,10). I risultati sono stati simili gli altri due modelli.

Inoltre, non si è trovato alcun vantaggio di sopravvivenza nei centri dove il regime EP è stato usato in più del 50% dei casi rispetto ai centri in cui è stato utilizzato in meno del 10% casi (HR 1,07; IC al 0,90-1,26).

Tuttavia, nei pazienti trattati con la doppietta EP si sono registrati un numero di ricoveri significativamente maggiore rispetto a quelli trattati con la doppietta CP (con una mediana di 2,4 ricoveri contro 1; P < 0,001) e un numero maggiore di visite ambulatoriali (17,6 contro 12,6; P < 0,001).

Inoltre, i pazienti trattati con la combinazione EP hanno avuto più complicanze infettive (47% contro 39,4%; P = 0,0022), una maggiore incidenza di disidratazione/nefropatia acuta (30,5% vs 21,2%; P < 0,001), più episodi di nausea/vomito (13% contro 8,2%; P = 0,0017) e più episodi di mucosite/esofagite (18,6% contro 14,4%; P = 0,0246).

Sebbene l’effetto simile sulla sopravvivenza dei due regimi e un aumento della morbilità associato alla doppietta EP suggeriscano che la doppietta CP potrebbero essere la scelta migliore tra le due opzion, Santana-Davila ha commentato il lavoro dicendo che "non permette di fornire raccomandazioni nette, perché ha molte limitazioni, e sebbene si sia cercato di aggiustare i fattori confondenti con diverse tecniche, si tratta ancora di uno studio retrospettivo”.

Tra le varie limitazioni ci sono la mancanza di dati sul dosaggio o sulla durata della terapia e la presenza di differenze di trattamento, come un maggior ricorso alla chemioterapia di consolidamento nei pazienti trattati con il regime CP, al di là del fatto che il ricorso a dati amministrativi codificati per identificare le tossicità è un metodo meno affidabile rispetto a quelli utilizzati negli studi clinici.

"L'unico modo per poter fornire raccomandazioni nette sarebbe fare uno studio randomizzato di fase III" ha detto Santana-Davila. L’autore e i colleghi concludono che, nel frattempo, questi risultati possono semplicemente aiutare a orientare le decisioni terapeutiche nei pazienti con NSCLC in stadio III.

Rafael Santana-Davila, et al. Cisplatin and Etoposide Versus Carboplatin and Paclitaxel With Concurrent Radiotherapy for Stage III Non–Small-Cell Lung Cancer: An Analysis of Veterans Health Administration Data. J Clin Oncol. 2014; 10.1200/JCO.2014.56.2587.
leggi