Ca al polmone squamoso, nivolumab si conferma meglio di docetaxel dopo la prima linea

Oncologia-Ematologia
L’inibitore del checkpoint immunitario nivolumab continua a superare docetaxel nel trattamento dei pazienti con un tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso avanzato. Lo dimostrano i  risultati aggiornati dello studio Checkmate 017 trial, presentati a Denver in occasione della World Conference on Lung Cancer patrocinata dall’International Association for the Study of Lung Cancer.

Dopo 18 mesi di follow-up, la percentuale di sopravvivenza globale (OS) nei pazienti trattati con nivolumab è risultata più che doppia rispetto a quella dei pazienti trattati con docetaxel. Inoltre, il trattamento con l’anticorpo ha portato a sopravvivenza libera da progressione (PFS) e a un’OS mediana significativamente superiori.

Inoltre, ha riferito Karen Reckamp, del City of Hope Comprehensive Cancer Center di Duarte, in California, il beneficio di nivolumab è risultato indipendente dall’espressione di PD-L1 ed è stato visto in tutti i sottogruppi analizzati.

“Il profilo di sicurezza di nivolumab continua ad essere favorevole rispetto a quello di docetaxel ed è risultato in linea con quello già emerso negli studi precedenti "ha detto la Reckamp.

Nivolumab è un inibitore del checkpoint immunitario PD-1 che ha dimostrato negli studi clinici di offrire un beneficio di sopravvivenza rispetto a docetaxel, con una tossicità gestibile, nei pazienti con NSCLC squamoso e non squamoso metastatico che avevano mostrato una progressione della malattia dopo la chemioterapia con una doppietta a base di platino.

Lo studio Checkmate 017 è uno studio randomizzato di fase III, in aperto, che ha coinvolto 272 pazienti con NSCLC squamocellulare in stadio III o IV già sottoposti alla chemioterapia di prima linea. I partecipanti sono  stati assegnati al trattamento con nivolumab 3 mg/kg ev ogni 2 settimane o docetaxel 75 mg/m2 ogni 3 settimane fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.

All’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology, nel giugno scorso a Chicago, è stato riportato che dopo 12 mesi di follow-up nivolumab aveva ridotto il rischio di decesso del 41% rispetto a docetaxel (HR 0,59; P = 0,00025) e l’OS a un anno risultava rispettivamente del 42% contro 24%.

La Reckamp ha ora riferito che, dopo un follow-up minimo di 18 mesi, la percentuale di OS nel gruppo trattato con l’anticorpo è risultata del 28% contro 13% nel gruppo trattato con il chemioterapico, mentre l’OS mediana è risultata rispettivamente di 9,2 mesi contro 6 (HR 0,62; P = 0,0004).

L'inibitore del checkpoint ha avuto un beneficio superiore sull’OS rispetto al taxano in tutti i sottogruppi analizzati previsti dal protocollo, indipendentemente da tipo di chemioterapia preventiva, regione di provenienza, età, Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) performance status, tempo intercorso tra il termine del'ultimo regime terapeutico e la randomizzazione, metastasi cerebrali e status di fumatore oppure no dei partecipanti.

Dopo 18 mesi di follow-up anche la percentuale di PFS è risultata significativamente più alta con nivolumab che non con docetaxel - 17% contro 2,7% - così come la PFS mediana, che è risultata rispettivamente di 3,5 e 2,8 mesi (HR 0,63; P = 0,0008).

L’incidenza degli eventi avversi correlati al trattamento di qualsiasi grado è stata del 59% nel gruppo trattato con l’anticorpo e 87% in quello trattato con il taxano, mentre quella degli eventi di grado 3 o superiore è stata rispettivamente dell’8% contro 58%.

Inoltre, non ci sono stati decessi nel gruppo trattato con nivolumab, mentre sono deceduti due pazienti in quello trattato con docetaxel.

Anche se i risultati sono incoraggianti e in linea con quelli osservati in altri studi clinici su nivolumab come trattamento di seconda linea per l’NSCLC squamoso, il performance status è un fattore limitante, ha commentato Solange Peters, della clinica universitaria di Losanna, invitata a discutere lo studio. L’esperta ha fatto notare, infatti, che tutti i partecipanti avevano un ECOG performance status pari a 0 o 1.

La Peters ha poi osservato che nella popolazione di pazienti non selezionati l’OS ad oggi ottenuta con nivolumab (9,2 mesi) è solo di poco migliore rispetto a quella ottenuta con docetaxel (6,3 mesi) o con altri farmaci mirati come afatinib (7,9 mesi) o erlotinib (6,8 mesi).

"Il carcinoma polmonare a cellule squamose non selezionato continua ad essere una malattia caratterizzata da un elevato bisogno medico non soddisfatto" ha concluso l’oncologa.

K. Reckamp, et al. Phase 3, Randomized Trial (CheckMate 017) of Nivolumab (NIVO) vs Docetaxel in Advanced Squamous (SQ) Cell Non-Small Cell Lung Cancer (NSCLC). WCLC; abstract 02.01.