Ca al polmone, successo in fase III per pembrolizumab in prima linea in combinazione con la chemio

Un altro sviluppo positivo nello scenario in rapida trasformazione del trattamento del tumore al polmone. MSD ha annunciato, infatti, in una nota che pembrolizumab, il suo anticorpo monoclonale anti-PD1, utilizzato in prima linea in combinazione con la chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza nello studio di fase III KEYNOTE-189 su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule di nuova diagnosi.

Un altro sviluppo positivo nello scenario in rapida trasformazione del trattamento del tumore al polmone. MSD ha annunciato, infatti, in una nota che il suo anticorpo monoclonale anti-PD1 pembrolizumab utilizzato in prima linea in combinazione con la chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza nello studio di fase III KEYNOTE-189 su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule di nuova diagnosi.

Il risultato consolida la ‘pole position’ dell’azienda nella corsa per lo sviluppo di farmaci da utilizzare in prima linea nei pazienti affetti da questo tipo di tumore al polmone.

Miglioramento sia dell’OS sia della PFS rispetto alla sola chemio
Nello studio KEYNOTE-189, i partecipanti sono stati trattati in prima linea con pembrolizumab oppure un placebo in combinazione con due diversi regimi chemioterapici (pemetrexed più cisplatino o carboplatino) e lo studio, riferisce la multinazionale, ha centrato entrambi gli obiettivi primari. Infatti, un’analisi ad interim dei dati ha rivelato che la tripletta contenente pembrolizumab ha migliorato sia la sopravvivenza globale (OS) sia la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a entrambe le due chemioterapie da sole.

Ancora ignota, tuttavia, l’entità numerica del beneficio. I dati dello studio, fa sapere MSD, saranno presentati in uno dei prossimi congressi del settore, anche se per i risultati finali si dovrà aspettare fino al 2019.

Non si sa ancora nulla di preciso neanche per quanto riguarda sicurezza e tollerabilità della combinazione dell’anti-PD-1 con la chemioterapia, anche se gli effetti collaterali, si legge nella nota, “sono risultati in linea con quelli osservati in precedenza”. Quest’informazione è, chiaramente, essenziale per definire con precisione il profilo rischio-beneficio di questo trattamento.

Nel maggio scorso MSD ha ottenuto dalla Food and drug administration (Fda) statunitense il via libera per la combinazione di pembrolizumab con pemetrexed e carboplatino come terapia di prima linea per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso, avanzato o metastatico, indipendentemente dall’espressione di PD-L1.

L’ok negli Usa è stato concesso con un iter accelerato sulla base di una mole di dati meno corposa di quella richiesta di norma, e relativa alla parte 2 della coorte G dello studio di fase II KEYNOTE-021.

Tuttavia, sempre l’anno scorso, con grande delusione degli investitori, la multinazionale ha ritirato la richiesta di approvazione che aveva sottoposto alla European medicines agency (Ema), dopo che l’agenzia aveva chiesto più dati.

“La domanda era stata ritirata perché, in realtà, al momento della sua presentazione, era già stato concluso l’arruolamento dello studio KEYNOTE-189, che è di fase III e quindi offre dati sicuramente più solidi di quelli di un trial di fase II. Già lo studio KEYNOTE-021, però, mostra che con la tripletta prembolizumab più pemetrexed e platino si ottengono risultati eccellenti, sappiamo già che i dati di fase III confermano quelli di fase II, per cui ritengo sia quasi impossibile un no alla sua approvazione in Europa”  commenta ai microfoni di Pharmastar Marina Garassino, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, uno dei tre centri italiani che stanno partecipando al trial e quello che ad oggi ha arruolato più pazienti nel nostro Paese.



Il disegno dello studio
Lo studio KEYNOTE-189 è uno studio di conferma volto a consolidare la decisione iniziale dell’Fda, ma i risultati del trial, secondo gli analisti, aumentano le chance di ottenere il semaforo verde per la combinazione pembrolizumab più chemio in prima linea anche in Europa.

Lo studio KEYNOTE-189 è un trial di fase III, randomizzato, controllato e in doppio cieco, che ha coinvolto 614 pazienti affetti da tumore al polmone non a piccole cellule con istologia non squamosa, avanzato o metastatico, non selezionati in base all’espressione di PD-L1. I partecipanti, inoltre, non dovevano avere mutazioni dell’EGFR o riarrangiamenti di ALK e non dovevano aver fatto in precedenza nessuna terapia sistemica per la malattia avanzata.

I pazienti sono stati assegnanti in rapporto 2:1 al trattamento con pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane più pemetrexed 500 mg/m2 più 75 mg/m2 di cisplatino o carboplatino (AUC 5) il giorno 1 ogni 3 settimane per 4 cicli, seguiti da pembrolizumab 200 mg più 500 mg/m2 di pemetrexed ogni 3 settimane oppure con lo stesso regime in cui pembrolizumab era, però, sostituito dal placebo.

Il trattamento è stato somministrato fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità non tollerabile, alla decisione del medico di sospenderlo o al ritiro del consenso da parte del paziente. Inoltre, i pazienti del braccio di controllo che mostravano una progressione della malattia erano autorizzati a passare al trattamento con pembrolizumab in aperto.

Oltre agli endpoint principali dell’OS e della PFS, il protocollo prevedeva come endpoint secondari la percentuale di risposta complessiva (ORR) e la durata della risposta.

Immediati i riflessi sui mercati
"KEYNOTE-189 ha mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione nei pazienti trattati con pembrolizumab in prima linea in combinazione con la chemioterapia tradizionale, rispetto a quelli trattati solo con la chemioterapia" afferma Roger M. Perlmutter, presidente dei MSD Research Laboratories, nella nota aziendale.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Dopo l’annuncio dell’esito positivo dello studio KEYNOTE-189, le azioni di MSD sono salite di oltre il 6%, mentre quelle di aziende rivali, anch’esse impegnate nello sviluppo di nuove combinazioni per il cancro al polmone, hanno fatto registrare tutte segno negativo: -1,5% per AstraZeneca, -2,5% per Bristol-Myers Squibb e -3,4% per Roche.

Anche se il successo dello studio KEYNOTE-189 rafforza l’attuale leadership del colosso di Kenilworth nella gara per la terapia di prima linea del tumore al polmone, secondo l’analista di Berenberg Alistair Campbell “i contorni del panorama competitivo finale in questo setting non sono ancora chiari”.

Uno scenario complesso
Per gli analisti, le vendite di pembrolizumab potrebbero arrivare a toccare gli 8,2 milioni di dollari entro il 2020, ma il raggiungimento di questo traguardo dipenderà pesantemente dalla possibilità di usare l’anticorpo in prima linea nel trattamento del carcinoma polmonare.

Quello del tumore al polmone, infatti, è un mercato molto corposo in oncologia e un’approvazione in prima linea significa ampliare di molto la platea dei pazienti che possono utilizzare un determinato farmaco.

Inoltre, ha commentato in una nota l’analista di Leerink biopharma Joseph Schwartz, “i risultati completi dello studio dovranno essere confrontati con quelli definitivi degli studi IMpower150, Checkmate-227 e Mystic” nei quali si stanno testando combinazioni diverse, sviluppate dalle aziende concorrenti.

“Tutti questi trial hanno già concluso l’arruolamento. Dello studio IMpower150 si sa già che è positivo per quanto riguarda la PFS, ma è chiaro che bisognerà aspettare le presentazioni dei dati definitivi e le pubblicazioni degli studi per esteso per avere un quadro più chiaro di uno scenario attualmente di grande complessità e per capire meglio come personalizzare il trattamento per ciascun paziente” conclude Garassino.