Ca al rene, sunitinib adiuvante migliora la sopravvivenza libera da malattia

Il trattamento adiuvante con l'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sunitinib prolunga in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto al placebo nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare locoregionale, ad alto rischio di recidiva tumorale dopo la nefrectomia. Il dato emerge da uno studio di fase III presentato a Copenhagen durante i lavori del congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO).

Il trattamento adiuvante con l’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sunitinib prolunga in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto al placebo nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare locoregionale, ad alto rischio di recidiva tumorale dopo la nefrectomia. Il dato emerge da uno studio di fase III presentato a Copenhagen durante i lavori del congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO).

Nel trial, inoltre, sunitinib ha mostrato un profilo di sicurezza in linea con la vasta esperienza di trattamento col farmaco nel carcinoma renale metastatico.

"Questi risultati rappresentano un importante passo in avanti nella gestione clinica del carcinoma renale a cellule chiare" ha detto il primo autore dello studio, Alain Ravaud, dell'Università di Bordeaux, in conferenza stampa.

Sunitinib, che ha come bersaglio diversi recettori tirosin chinasici, tra cui il recettore del fattore di crescita derivato dalle piastrine e quello del fattore di crescita endoteliale vascolare, è approvato dalla European Medicines Agency per il trattamento di prima linea del carcinoma renale avanzato/metastatico, oltre che per il trattamento del tumore stromale del tratto gastrointestinale e dei tumori neuroendrocrini pancereatici.

Tuttavia, non esiste alcun trattamento adiuvante standard per il setting valutato nello studio e le percentuali di recidiva dopo la nefrectomia in alcuni sottogruppi di pazienti raggiungono il 50%.

Nel trial presentato al congresso europeo, Ravaud e colleghi hanno valutato la sicurezza e l'efficacia di sunitinib in 615 pazienti affetti da un carcinoma a cellule renali locoregionale ad alto rischio di recidiva dopo la nefrectomia, di cui 309 assegnai a sunitinib 50 mg/die e 306 a un placebo.

I due gruppi di trattamento erano ben bilanciati per quanto riguarda età mediana (57 anni nel gruppo sunitinib, 58 anni nel gruppo placebo), sesso e gruppo dell'UCLA Integrated Staging System. Inoltre, la maggior parte dei pazienti in ciascun gruppo aveva un ECOG performance status basale pari a 0 (rispettivamente 73,8% e 71,9%) o 1 (25,6% e 27,5%).

I partecipanti sono stati trattati secondo una schedula che prevedeva 4 settimane di terapia e 2 settimane di pausa per un anno, e sono rimasti in trattamento fino alla comparsa di una recidiva di malattia, di una tossicità inaccettabile o alla revoca del consenso.

La DFS valutata da revisori centrali indipendenti in cieco era l'endpoint primario dello studio, mentre la DFS valutata dagli sperimentatori, la sopravvivenza globale (OS) e la sicurezza erano endpoint secondari.

I pazienti assegnati a sunitinib hanno mostrato una DFS significativamente più lunga rispetto ai controlli: 6,8 anni contro 5,6 anni (HR 0,76; IC al 95% 0,59-0,98); inoltre, nel gruppo in trattamento attivo la DFS a 3 anni è risultata superiore (64,9% contro 59,5%), così come pure la DFS a 5 anni (59,3% contro 51,3%).

I dati relativi all’OS non erano ancora maturi al momento dell’analisi.

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, l’incidenza degli eventi avversi di grado ≥ 3 è risultata più alta con sunitinib che con il placebo (62,1% contro 21,1%), ma l’incidenza degli eventi avversi gravi è stata simile nei due gruppi di trattamento (21,9% contro 17,1%). Gli eventi gravi più comuni nei pazienti trattati con il TKI sono stati ipertensione (2,6%), trombocitopenia (2,3%), embolia polmonare (1,6%) e piressia (1,6%).
Inoltre, nel gruppo sunitinib un maggior numero di pazienti ha avuto bisogno di ridurre il dosaggio del farmaco (34,3% contro 2%), interrompere il trattamento (46,4% contro 13,2%) o sospenderlo (28,1% contro 5,6%).

Nessun paziente, tuttavia, è deceduto a causa di una tossicità correlata al trattamento.

"Sunitinib è una potenziale nuova opzione per la terapia adiuvante del carcinoma a cellule renali, visto l’aumento della sopravvivenza libera da malattia e il profilo di sicurezza gestibile. I risultati di questo studio potrebbero portare a un cambiamento della pratica clinica, perché attualmente non esiste alcun trattamento standard in questo setting" ha detto Ravaud.

"Speriamo che sunitinib sia approvato dalle autorità regolatorie anche per la terapia adiuvante nel carcinoma a cellule renali. I medici dovrebbero quindi utilizzare il farmaco in base allo studio. In altre parole, in pazienti con carcinoma a cellule renali prevalentemente a cellule chiare senza metastasi e ad alto rischio di recidiva si dovrebbe usare una dose iniziale di 50 mg e una dose minima di 37,5 mg al giorno, con la stessa schedula. Questo è particolarmente importante in quanto sunitinib non è risultato utile in un altro studio in cui si era usata una metodologia diversa" ha concluso l’autore.

Secondo Thomas Powles, del Barts Cancer Institute di Londra, i risultati dovrebbero essere valutati nel contesto dello studio ASSURE, un trial di fase III randomizzato e controllato con placebo, nel quale né sunitinib nè sorafenib hanno  migliorato la DFS o l’OS in pazienti con un tumore al rene localmente avanzato.

"La sopravvivenza libera da malattia è un utile endpoint surrogato, ma i risultati di diversi studi sono stati contraddittori" afferma Powles in un comunicato stampa diffuso dall’ESMO. "E non si riflette necessariamente nella sopravvivenza globale, che è il gold standard. I risultati preliminari in questo setting non indicano un beneficio di sopravvivenza. Ci sono altri studi in corso in questo ambito e sarei felice che uno di questi desse un risultato positivo per far pendere la bilancia verso il beneficio” ha aggiunto l’oncologo.

"Senza un segnale costantemente positivo sulla sopravvivenza libera da malattia, sarebbe prematuro raccomandare sunitinib come terapia adiuvante per i nostri pazienti, in particolare se si considera la tossicità" ha concluso Powles, sottolineando che ci vorrebbe un segnale positivo sulla sopravvivenza o una meta-analisi per la DFS e che si attendono altri studi in questo campo.

Alessandra Terzaghi

A. Ravaud, et al. Phase III trial of sunitinib (SU) vs placebo (PBO) as adjuvant treatment for high-risk renal cell carcinoma (RCC) after nephrectomy (S-TRAC). ESMO 2016; abstract LBA11_PR.