Ca al seno a esordio giovanile, le mutazioni di BRCA non influenzano la sopravvivenza

Nelle donne con un carcinoma mammario esordito in giovane etą, l'essere portatrici di una mutazione di BRCA non sembra avere un impatto significativo sulla sopravvivenza. A indicarlo sono i risultati dello studio multicentrico inglese POSH (Prospective Outcomes in Sporadic versus Hereditary breast cancer), da poco pubblicato su The Lancet Oncology.

Nelle donne con un carcinoma mammario esordito in giovane età, l’essere portatrici di una mutazione di BRCA non sembra avere un impatto significativo sulla sopravvivenza. A indicarlo sono i risultati dello studio multicentrico inglese POSH (Prospective Outcomes in Sporadic versus Hereditary breast cancer), da poco pubblicato su The Lancet Oncology.

Nel lavoro, infatti, i ricercatori riferiscono che le donne BRCA-positive e BRCA-negative del loro campione hanno avuto una sopravvivenza globale (OS) a 2 anni, 5 anni e 10 anni dopo la diagnosi simile.

“Per quanto ne sappiamo, lo studio POSH è il più ampio studio prospettico di coorte ad aver confrontato gli outcome del cancro al seno di pazienti con una mutazione di BRCA1 o BRCA2 rispetto a quelli di pazienti con un tumore sporadico” scrivono gli autori, guidati da Ellen R. Copson, dell’Università di Southampton.

“I nostri risultati mostrano che le donne con un carcinoma mammario a esordio giovanile che hanno una mutazione di BRCA hanno una sopravvivenza globale simile a quella delle non portatrici della mutazione. Tuttavia, nelle pazienti che hanno un carcinoma mammario triplo negativo, le portatrici di una mutazione di BRCA potrebbero avere un vantaggio di sopravvivenza rispetto alle non portatrici nei primi anni dopo la diagnosi” specificano i ricercatori.

Sulla base di questi risultati, aggiunge il team britannico, "le decisioni sulle tempistiche dell’intervento chirurgico … dovrebbero tenere conto della prognosi del tumore primario e delle preferenze della paziente".

Anche se solo il 5% dei tumori al seno viene diagnosticato in donne al di sotto dei 40 anni, un’alta percentuale di decessi legati al tumore si verifica proprio in questo gruppo di età, nel quale si riscontra una percentuale più alta di portatrici di mutazioni patogene di BRCA1 o BRCA2 rispetto alle pazienti nel quale il tumore esordisce più tardi.

Attualmente, spiegano la Copson e i colleghi, le donne giovani con un carcinoma mammario e una mutazione di BRCA vengono spesso sottoposte a mastectomia bilaterale.
Tuttavia, non è ancora chiaro se una mutazione di BRCA1 o BRCA2 della linea germinale abbia implicazioni prognostiche indipendenti dopo la diagnosi iniziale.

Per colmare questa lacuna e valutare l’effetto delle mutazioni ereditate di BRCA1 o BRCA2 sugli outcome delle pazienti con un carcinoma mammario a esordio giovanile, la Copson e i colleghi hanno condotto lo studio POSH, uno studio prospettico di coorte che ha coinvolto 2733 donne (arruolate fra il 2000 e il 2008 in 127 centri del Regno Unito) alle quali era stato diagnosticato un carcinoma mammario prima dei 40 anni, 338 delle quali (il 12%) erano portatrici di una mutazione di BRCA1 o BRCA2.

A 2 anni dalla diagnosi, l’OS è risultata del 97% nelle pazienti BRCA-positive e 96,6% in quelle BRCA-negative, riferiscono i ricercatori inglesi. Analogamente, l’OS a 5 anni dalla diagnosi è risultata rispettivamente dell'83,8% e 85% e quella a 10 anni rispettivamente del 73,4% e 70,1%.

L'analisi multivariata in cui si è tenuto conto di fattori prognostici noti tra cui l’etnia e l’indice di massa corporea, ha mostrato che non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi di pazienti (HR 0,96 IC del 95% 0,76-1,22; P = 0,76).

Lo studio ha, invece mostrato che le pazienti con un carcinoma mammario triplo negativo e portatrici di una mutazione di BRCA potrebbero avere un vantaggio di sopravvivenza nei primi anni successivi alla diagnosi rispetto alle non portatrici della mutazione. Infatti, gli autori hanno trovato una differenza significativa fra i due gruppi nell’OS a 2 anni (95% per le pazienti BRCA-positive e 91% per quelle BRCA-negative; P = 0,047), ma la differenza ha perso la significatività statistica sia a 5 sia a 10 anni dalla diagnosi.

Da notare, sottolineano la Copson e gli altri autori, che studi precedenti, principalmente retrospettivi, avevano suggerito "esiti migliori, peggiori o simili" nelle pazienti BRCA-positive rispetto a quelle BRCA-negativi, alimentando l’incertezza sul valore prognostico di queste mutazioni.

Lo studio POSH contribuisce a dirimere quest’incertezza e fornisce informazioni utili ai fini della tempistica dell’intervento chirurgico.

Alessandra Terzaghi
E. Copson et al. Germline BRCA mutation and outcome in young-onset breast cancer (POSH): a prospective cohort study. Lancet Oncol. 2018; doi: 10.1016/S1470-2045(17)30891-4.