Ca al seno avanzato HR+/HER2-, abemaciclib aggiunto a fulvestrant migliora gli outcome in pre/perimenopausa. #ASCO2018

L'aggiunta dell'inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti di tipo 4 e 6 (CDK 4/6) abemaciclib a fulvestrant ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tempo alla successiva chemioterapia in donne in pre- e perimenopausa con un carcinoma mammario avanzato HR+/HER2-, in un'analisi dello studio di fase III MONARCH-2, presentata di recente a Chicago, al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

L'aggiunta dell'inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti di tipo 4 e 6 (CDK 4/6) abemaciclib a fulvestrant ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tempo alla successiva chemioterapia in donne in pre- e perimenopausa con un carcinoma mammario avanzato HR+/HER2-, in un'analisi dello studio di fase III MONARCH-2, presentata di recente a Chicago, al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

"Il profilo di tossicità di abemaciclib consente la somministrazione continuativa e l'inibizione continua di CDK4/6 con abemaciclib porta a un arresto prolungato del ciclo cellulare e alla successiva senescenza o apoptosi" ha spiegato il primo autore dello studio, Patrick Neven, dell'Università di Leuven, in Belgio. "Tuttavia, un'inibizione di breve durata porta a un arresto reversibile del ciclo stesso, con un effetto rimbalzo" ha aggiunto il professore.

L’intero studio, un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha coinvolto 669 donne in qualsiasi stato rispetto alla menopausa; l’analisi portata all’ASCO e illustrata da Neven si riferisce ai risultati solo delle 114 donne con un tumore mammario HR+/HER2- progredite con la terapia endocrina iniziale e che erano in pre- o perimenopausa durante il trial.
Tutte le partecipanti erano resistenti alla terapia endocrina e non erano ancora state sottoposte alla chemioterapia per la malattia metastatica.

Nel sottogruppo analizzato, 72 donne sono state trattate con abemaciclib più fulvestrant e 42 con fulvestrant più un placebo, in entrambi i casi in aggiunta a un agonista dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRh). Le pazienti avevano un'età mediana rispettivamente di 46 e 47 anni.

Nell’intera popolazione studiata, la PFS mediana era risultata di 16,4 mesi nel gruppo trattato con abemaciclib contro 9,3 mesi nel gruppo di controllo (HR 0,553; IC al 95% 0,449-0,691; P < 0,0000001).
Nel sottogruppo delle donne in pre- e perimenopausa, invece, la PFS mediana non è stata ancora raggiunta con il farmaco in studio ed è risultata di 10,5 mesi con il placebo (HR 0,446; IC al 95% 0,264-0,754; P = 0,002). Un risultato simile si è osservato solo nelle donne in pre- e perimenopausa non trattate in precedenza con inibitori dell'aromatasi.

Nel sottogruppo valutato nell’analisi portata all’ASCO, il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato del 43,1% con abemaciclib contro 19% con il placebo, mentre il tasso di beneficio clinico è risultato rispettivamente del 77,8% contro 69%.

Il tempo mediano di ricorso alla successiva chemioterapia non è stato raggiunto nel braccio trattato con abemaciclib ed è risultato di 19,2 mesi nel braccio di controllo (HR 0,61; IC al 95% 0,32-1,15; P < 0,123).

Quattro pazienti nel gruppo trattato col farmaco in studio hanno richiesto la sospensione del farmaco a causa di un evento avverso, mentre nessuna del gruppo di controllo ha avuto la stessa necessità. Inoltre, il 39,4% delle pazienti assegnate ad abemaciclib e il 2,4% di quelle assegnate al placebo hanno richiesto una riduzione di almeno una dose.
Gli eventi avversi gravi hanno avuto un’incidenza rispettivamente dell'11,3% nel gruppo abemaciclib e 4,8% nel gruppo placebo; inoltre, c'è stato un decesso legato a un evento avverso nel gruppo abemaciclib, causato da un infarto cerebrale.

Un effetto collaterale comune con il farmaco in studio è stato (come già in altri trial) la diarrea, tanto che, dopo l'arruolamento del 25% della coorte, il protocollo è stato modificato in modo da ridurre la dose da 200 mg due volte al giorno a 150 mg due volte al giorno. Neven ha riferito che la diarrea, in ogni caso, è stata gestita facilmente con la terapia standard.
"Penso che si possa dire che l'aggiunta di abemaciclib a fulvestrant e un agonista del GnRH migliora la PFS e porta anche a un migliore tasso di risposta, oltre a ritardare la successiva chemioterapia nel sottogruppo di pazienti analizzato" ha concluso Neven.

P. Neven, et al. Abemaciclib for pre/perimenopausal women with HR+, HER2- advanced breast cancer. J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 1002)
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