Ca al seno, biomarker possono aiutare a scegliere fra tamoxifene e inibitore dell'aromatasi

Nelle donne in post-menopausa con un carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali (HR+), i risultati dell'immunoistochimica potrebbero aiutare a scegliere la terapia endocrina pi appropriata. A suggerirlo un'analisi retrospettiva dei risultati dello studio TEAM (Tamoxifen and Exemestane Adjuvant Multinational), da poco pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute.

Nelle donne in post-menopausa con un carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali (HR+), i risultati dell’immunoistochimica potrebbero aiutare a scegliere la terapia endocrina più appropriata. A suggerirlo è un'analisi retrospettiva dei risultati dello studio TEAM (Tamoxifen and Exemestane Adjuvant Multinational), da poco pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute.

Nelle donne in post-menopausa con un cancro al seno HR+, gli inibitori dell’aromatasi migliorano la sopravvivenza libera da malattia rispetto al tamoxifene.

Nello studio TEAM si è è confrontata la monoterapia con l'inibitore dell’aromatasi exemestane con un trattamento sequenziale con tamoxifene seguito dall’exemestane. Nello studio originale, che ha coinvolto più di 9700 pazienti seguite per 5 anni, non è stata trovata alcuna differenza significativa fra i due trattamenti.

Per ottenere informazioni più dettagliate, Antonia K. Roseweir dell'Università di Glasgow, e altri ricercatori hanno analizzato campioni tissutali di 4631 partecipanti, valutando con l'immunoistochimica l’espressione di alcuni biomarcatori, classificati in tre gruppi: biomarcatori del pathway della MAPK, del pathway dell’NF-kappa B e della fosforilazione del recettore degli estrogeni (ER).

Gli autori hanno quindi valutato l’associazione tra l’espressione di questi biomarker e la sopravvivenza libera da recidiva a 2,5 e 10 anni e il regime terapeutico seguito dalle pazienti.
Nell'analisi univariata, alcuni biomarcatori (ER-167, IKKa, Raf-1-338 e p44/42 MAPK202/204) sono risultati associati in modo significativo a un miglioramento della sopravvivenza libera da recidiva (RFS) a 10 anni nelle pazienti sottoposte a terapia sequenziale. Le associazioni sono risultate rafforzate quando gli autori hanno combinato in un punteggio prognostico cumulativo i biormarker IKKa, Raf-1-338 ed ER-167 (HR, 0,64).

Nelle pazienti con un punteggio di IKKa, Raf-1-338 e ER-167 tutto negativo i risultati sono risultati più favorevoli in caso di monoterapia con exemestane (OR 0,56).
Nelle pazienti sottoposte alla terapia sequenziale, l’analisi multivariata ha evidenziato che lo score è un fattore prognostico indipendente di RFS a 10 anni.

Pertanto, affermano la Roseweir e i colleghi, "l'utilizzo di IKKa, Raf-1-338 e ER-167 potrebbe far sì che le pazienti siano trattate con la terapia endocrina più efficace". Inoltre, aggiungono i ricercatori, questo punteggio cumulativo è facilmente traslabile nello scenario clinico in quanto per calcolarlo si impiegano tecniche già nell'uso quotidiano e lo score si esprime come risultato negativo o positivo".

"Speriamo - conclude l’autrice - che questo sia il primo passo verso un approccio ancora più personalizzato alla terapia endocrina, che permetta di superare le attuali problematiche cliniche legate alla resistenza" alla terapia.

Sofia Merajver, a capo del Breast and Ovarian Cancer Risk Evaluation Program presso l'Università del Michigan di Ann Arbor, ha dichiarato in un’intervista che "questo lavoro è importante per diversi motivi, il principale è che lo studio era stato progettato per definire dei microarray tissutali e impostare una collaborazione per esplorare biomarker predittivi".

"Anche se questi risultati confermano che sono servono ulteriori studi su scala più ampia e di tipo prospettico, credo che forniscano un substrato robusto, grazie ai tessuti prelevati, per perseguire un approccio non minato da bias, che ora è tecnicamente possibile" ha detto l’esperta, aggiungendo che "il vantaggio di approcci privi di bias è che danno la possibilità di formulare ulteriori ipotesi e possono anche suggerire nuovi farmaci da utilizzare in combinazione con le attuali terapie anti-estrogeniche".

A.K. Roseweir, et al. Predictive Biomarkers for Endocrine Therapy: Retrospective Study in Tamoxifen and Exemestane Adjuvant Multinational (TEAM) Trial. J Natl Cancer Inst 2017;
https://academic.oup.com/jnci/advance-article-abstract/doi/10.1093/jnci/djx255/4780394?redirectedFrom=fulltext