Ca al seno, bisfosfonati non associati a una riduzione del rischio

I bisfosfonati sono farmaci di provata efficacia per la prevenzione dell'osteoporosi e delle fratture da fragilitÓ, ma pare non si possa dire altrettanto per la riduzione del rischio di tumore al seno, proprietÓ che Ŕ stata loro pi¨ volte attribuita.

I bisfosfonati sono farmaci di provata efficacia per la prevenzione dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità, ma pare non si possa dire altrettanto per la riduzione del rischio di tumore al seno, proprietà che è stata loro più volte attribuita.

Infatti, contrariamente a quanto ipotizzato finora, sembra non esserci alcuna associazione significativa fra assunzione di questi farmaci e riduzione dell'incidenza del cancro alla mammella nelle donne in post-menopausa. A suggerirlo sono i risultati di un ampio studio di coorte francese, denominato E3N, da poco pubblicati sul Journal of Clinical Oncology.

I bisfosfonati sono farmaci ampiamente prescritti per la gestione dell'osteoporosi nelle donne in post-menopausa. "Studi preclinici hanno suggerito che i bisfosfonati potrebbero anche esercitare un'attività antitumorale tramite un effetto sull'apoptosi, la proliferazione, l'invasione o l'angiogenesi del tumore, il che li rende una classe di farmaci attraente da studiare ulteriormente per la prevenzione del cancro" scrivono gli autori di studio, guidati da Agnès Fournier, dell’Université Paris-Sud di Parigi.

La nuova analisi ha riguardato 64.438 donne in post-menopausa arruolate nello studio. Su una media di 7,2 anni di follow-up, con una copertura pari a 462.145 anni-persona, 12.935 donne non erano mai state esposte a bisfosfonati.

Nella coorte è stato registrato un totale di 2407 casi di tumori primari al seno. L’hazard ratio (HR) corretto per l’età di cancro al seno associato a una qualsiasi esposizione a un bisfosfonato rispetto alla mancata esposizione è risultato pari a 0,89 (IC al 95% 0,78-1,00). Nell'analisi multivariata l'HR è risultato pari a 0,98 (IC al 95% 0,85-1,12) e non si è trovata alcuna variazione significativa dell'effetto in funzione dell’età raggiunta, dell’indice di massa corporea, del tempo trascorso dall’entrata in menopausa e dell’uso della terapia ormonale sostitutiva, di integratori di calcio o di supplementi di vitamina D.

Le analisi hanno evidenziato una riduzione del rischio di tumore al seno nell'anno successivo all’inizio del trattamento con il bisfosfonato, con un HR pari a 0,56 (IC al 95% 0,36-0,87). Questo risultato è legato probabilmente a un bias di screening, basato su un'analisi che mostra un aumento del numero delle mammografie eseguite durante il mese precedente l'inizio del trattamento con il bisfosfonato.

Diverse analisi di sensibilità hanno confermato i risultati. Fra queste, una in cui l'analisi è stata limitata alle donne che avevano mai fatto un esame della densitometria ossea e una limitata alle donne che avevano fatto una mammografia nel precedente ciclo di follow-up, escludendo casi per i quali non era disponibile alcun rapporto sulla patologia; in tutti i casi, la mancanza di associazione tra l'uso di un bifosfonato e riduzione del rischio di cancro al seno è rimasta.

"Nella nostra coorte osservazionale di donne in post-menopausa, l'uso di un bisfosfonato, per lo più orale e probabilmente prescritto per la gestione dell'osteoporosi, non è risultato associato a una riduzione del rischio di cancro al seno" scrivono gli autori. Pertanto, concludono la Fournier e i colleghi, "I nostri risultati non convalidano l'ipotesi secondo la quale i bisfosfonati potrebbero essere efficaci per la prevenzione del cancro al seno nelle donne in post-menopausa".

A. Fournier, et al. Use of Bisphosphonates and Risk of Breast Cancer in a French Cohort of Postmenopausal Women. J Clin Oncol. 2017; doi: 10.1200/JCO.2016.71.4337
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