Ca al seno, chemio a base di antracicline più dannosa per il cervello

Nelle donne sopravvissute a un cancro al seno, l'aver fatto una chemioterapia a base di antracicline sembra essersi associato a maggiori effetti negativi sui domini cognitivi e sulle connessioni cerebrali rispetto a regimi chemioterapici non contenenti antracicline. Il dato emerge da uno studio osservazionale pubblicato di recente su JAMA Oncology.

Nelle donne sopravvissute a un cancro al seno, l’aver fatto una chemioterapia a base di antracicline sembra essersi associato a maggiori effetti negativi sui domini cognitivi e sulle connessioni cerebrali rispetto a regimi chemioterapici non contenenti antracicline. Il dato emerge da uno studio osservazionale pubblicato di recente su JAMA Oncology.

Tuttavia, entrambe le modalità terapeutiche potrebbero avere effetti non specifici su altri domini cognitivi e su alcuni outcome riferiti dalle pazienti.

L’esposizione alla chemioterapia è associata a un aumento del rischio di difficoltà cognitive legate al cancro. In particolare, diversi studi clinici hanno evidenziato un'associazione tra regimi a base di antracicline e danni cognitivi o variazioni cerebrali, spiegano gli autori nell’introduzione.

Per questo, Shelli R. Kesler, PhD, dell’MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas, e Douglas W. Blayney, della Stanford University, hanno cercato di confrontare gli effetti dei regimi contenenti antracicline e dei regimi senza antracicline sullo stato cognitivo e la connettività funzionale cerebrale in un gruppo di donne che avevano avuto un cancro al seno.

Kesler e Blayney hanno analizzato retrospettivamente i dati di 62 pazienti sopravvissute a un tumore primario alla mammella. L’età media del campione era di 54,7 ± 8,5 anni.

Tutte le pazienti erano state trattate presso la Stanford University tra il 2008 e il 2014 e avevano finito la terapia da più di 2 anni. In questo gruppo, 20 avevano fatto una chemio con antracicline e 19 una chemio senza antracicline. Le altre 23 non avevano fatto la chemioterapia.

I ricercatori avevano utilizzato i test neuropsicologici per valutare lo stato cognitivo e la risonanza magnetica funzionale per misurare la connettività funzionale del cervello.

Le donne trattate con la chemioterapia a base di antracicline hanno mostrato performance di memoria verbale, che comprendevano sia il ricordo immediato sia quello ritardato, significativamente inferiori (rispettivamente P = 0,03 e P < 0,001) rispetto a quelle sottoposte a una chemio senza antracicline.

Le donne trattate con antracicline hanno anche mostrato una connettività a livello del precuneo sinistro significativamente inferiore (P = 0,001) rispetto alle donne trattate con una chemio senza antracicline o che non avevano fatto la chemioterapia.

Inoltre, rispetto alle donne non trattate con la chemioterapia, sia quelle trattate con antracicline sia quelle sottoposte a una chemio senza antracicline hanno mostrato una disfunzione cognitiva e un disagio psicologico significativamente superiori (rispettivamente P = 0,002 e P = 0,006).

Il numero di cicli di chemioterapia effettuato o l’aver fatto la terapia ormonale non sembrano, invece, avere alcuna associazione con la funzione cognitiva.

Nella discussione, Kesler e Blayney segnalano che la dimensione ridotta del campione e il disegno dello studio, di tipo retrospettivo, rappresentano potenziali limitazioni della loro ricerca.

Pertanto, scrivono, “sono necessari  studi prospettici più ampi, che includano valutazioni pre-trattamento e post-trattamento in modo che si possano individuare le singole traiettorie cognitive e neurobiologiche delle pazienti rispetto ai potenziali eventi neurotossici correlati alle antracicline”.

Inoltre, aggiungono i due autori, “studi sull’animale potrebbero anche valutare gli effetti di possibili agenti protettivi sulle disfunzioni cognitive correlate alla chemioterapia".

In un editoriale di commento, Kelly NH Nudelman, Brenna C. McDonald e Andrew J. Saykin, dell'Indiana University di Indianapolis, scrivono che questi risultati possono dare impulso a ulteriori ricerche in altri ambiti del funzionamento neurocognitivo nei pazienti oncologici.

"Via via che ci si muove nella direzione della medicina di precisione, sarà importante indagare i fattori predittivi genetici di rischio cognitivo dei vari regimi” osservano gli editorialisti. "I ruoli dell’invecchiamento cognitivo e delle malattie neurodegenerative dell’invecchiamento sono in gran parte ignorati negli studi di imaging e sui biomarcatori tumorali. Diversi tipi di chemioterapia potrebbero aggravare in modo specifico processi neurotossici presenti nell’invecchiamento fisiologico e/o in patologie neurodegenerative dell'invecchiamento come l'Alzheimer o il morbo di Parkinson”.

SR Kesler, DW Blayney. Neurotoxic Effects of Anthracycline- vs Nonanthracycline-Based Chemotherapy on Cognition in Breast Cancer Survivors JAMA Oncol. 2015; doi:10.1001/jamaoncol.2015.4333.
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