Ca al seno, chemioneoadiuvante non aumenta le complicanze post-intervento

Nelle pazienti con carcinoma mammario, l'impiego della chemioterapia neoadiuvante non aumenta il rischio di complicanze chirurgiche postoperatorie. Lo evidenzia un ampio studio osservazionale presentato di recente a San Francisco al Breast Cancer Symposium organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Nelle pazienti con carcinoma mammario, l’impiego della chemioterapia neoadiuvante non aumenta il rischio di complicanze chirurgiche postoperatorie. Lo evidenzia un ampio studio osservazionale presentato di recente a San Francisco al Breast Cancer Symposium organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Uno studio recente ha confermato che negli ultimi 10 anni l'uso della chemioterapia neoadiuvante è aumentato, ha spiegato Erin Cordeiro, della University of Toronto, presentando la ricerca. "Come chirurghi, la maggior parte di noi è un po’ preoccupata per la chemioterapia citotossica e teme un possibile aumento delle complicanze postoperatorie quando le pazienti sono state sottoposte alla chemioterapia neoadiuvante" ha affermato l’autrice. Di conseguenza, ha aggiunto, alcuni chirurghi aspettano da 4 a 6 settimane dopo la chemio prima di fare l’intervento.

Per il loro studio, la Cordeiro e i colleghi hanno analizzato il database NSQIP dell'American College of Surgeon, che contiene informazioni fornite da centinaia di ospedali situati negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Il database definisce la chemioterapia neoadiuvante come qualsiasi chemioterapia somministrata entro 30 giorni prima dell'intervento. 

La coorte studiata comprendeva pazienti che erano state sottoposte a un intervento chirurgico per un carcinoma mammario invasivo tra il 2005 e il 2012 e aveva escluso varie pazienti ad alto rischio.

La coorte finale comprendeva 67.685 donne, 3624 delle quali erano state sottoposte a una chemioterapia neoadiuvante prima dell’intervento. Queste pazienti erano più giovani e avevano in misura minore comorbidità tra cui il diabete, una storia di malattia polmonare ostruttiva cronica e  ipertensione; tuttavia, erano state sottoposte in percentuale maggiore a una radioterapia neoadiuvante e a un intervento chirurgico bilaterale.

La percentuale del campione sottoposta alla chemioterapia neoadiuvante è salita dal 5,5% al 10,2% nell’intervallo di tempo considerato nello studio

Nell'analisi non aggiustata, la chemioterapia neoadiuvante è sembrata provocata da più complicazioni. Infatti, il tasso di morbilità complessivo a 30 giorni è stato del 4,9% nel gruppo sottoposto a questo trattamento contro il 3,7% nel gruppo non trattato con la chemio preoperatoria (P = 0,0003). La differenza è dipesa in gran parte da un tasso più elevato di complicanze infettive e di sanguinamenti nel primo caso.

Tuttavia, dopo che gli autori hanno eseguito un’analisi aggiustata in base agli score di propensione, la differenza non è più risultata statisticamente significativa (OR di complicanze postoperatorie nelle pazienti con chemioterapia neoadiuvante 1,16; IC al 95% 0,98-1,36).

"La chemioterapia neoadiuvante non è risultata essere un fattore predittivo indipendente di complicanze postoperatorie" ha detto la Cordeiro.

Charles E. Geyer, del Virginia Commonwealth University Massey Cancer Center, incaricato di commentare lo studio, ha sottolineato che il database NSQIP è gestito in modo molto accurato, il che è una garanzia della validità dei risultati presentati. "Credo davvero che questi dati dovrebbero mettere a tacere le preoccupazioni dei chirurghi sulla chemioterapia neoadiuvante” ha concluso l’esperto.

E. Cordeiro. The effect of neoadjuvant chemotherapy on short-term outcomes in breast surgery: A propensity score adjusted analysis of NSQIP data. BCS 2015; abstract 115. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl 28S; abstr 115).
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