Oncologia-Ematologia

Ca al seno, conferme di efficacia di everolimus più exemestane nel frenare la progressione, anche nel lobulare invasivo

L'aggiunta di everolimus a exemestane può prolungare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in un sottogruppo di pazienti in post-menopausa con carcinoma mammario avanzato HER2-negativo e positivo ai recettori ormonali (HR) che al basale avevano un carcinoma lobulare invasivo.

Lo evidenzia una sottoanalisi dello studio BOLERO-2 (Initial Breast Cancer Trials of OraL EveROlimus-2), presentata qualche giorno fa a San Francisco, in occasione del Breast Cancer Symposium, da Gabriel N. Hortobagyi, dell’MD Anderson Cancer Center dell’l'Università del Texas, una delle massime autorità a livello mondiale nel campo del tumore al seno.

Il risultato conferma, dunque, quanto già osservato dai ricercatori nella popolazione complessiva dello studio, un trial di multicentrico di fase III, randomizzato e in doppio cieco, che ha valutato gli effetti dell’aggiunta di everolimus (10 mg/die) a exemestane (25 mg/die) in un gruppo di donne con un tumore al senso avanzato HER2- e HR+,  in recidiva o in progressione durante una terapia con un inibitore dell’aromatasi non steroideo.

Per quest’analisi, Hortobagyi, e i suoi collaboratori hanno valutato i dati relativi a 104 pazienti che presentavano un carcinoma lobulare invasivo. La coorte comprendeva donne con metastasi prevalentemente peritoneali, gastrointestinali e ovariche.

Tutte le partecipanti erano state trattate con exemestane, in aggiunta a everolimus (in 64 pazienti) o a un placebo (in 40).

L'età media delle partecipanti era di 63 anni e il 47,1% aveva una malattia misurabile. Il 36%aveva metastasi viscerali al polmone, al fegato, alla pleura e al peritoneo; Il 10% aveva metastasi polmonari e il 23% metastasi epatiche.

Le pazienti trattate con everolimus (in aggiunta a exemestane) hanno mostrato una PFS mediana significativamente più lunga di quelle del gruppo trattato con il placebo (6,9 mesi contro 4,2; HR = 0,59; IC al 95%, 0,37-0,95).

Inoltre, nel gruppo trattato con everolimus, la percentuale di risposta obiettiva è risultata decisamente superiore (14,1% contro 0%), così come quella di beneficio clinico (45,3% contro 30%).

Anche nella popolazione complessiva dello studio, che comprendeva altre 556 pazienti con carcinoma duttale, sono emersi un maggiore beneficio clinico con everolimus rispetto al placebo (51,3% contro 26,4%) e percentuali di risposta obiettiva superiori (12,6% contro 1,7%).

Nel complesso, le tossicità sono risultate paragonabili nei diversi sottogruppi e nella popolazione complessiva studiata. Gli eventi avversi più comuni tra le pazienti con carcinoma lobulare invasivo trattate con everolimus sono stati stomatite (50%), diarrea (41%), nausea (36%), affaticamento (34%) e rash (33%).

G.N. Hortobagyi, et al Everolimus plus exemestane in patients with advanced invasive lobular carcinoma: Efficacy and safety results from BOLERO-2. J Clin Oncol 32, 2014 (suppl 26; abstr 152).
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