Ca al seno, dura fino a 20 anni l'effetto scudo del tamoxifene

Oncologia-Ematologia
Le donne che prendono il tamoxifene per prevenire un tumore al seno ad alto rischio hanno buone probabilità di tenere a bada la malattia almeno per 20 anni. Lo dimostrano i risultati del follow-up a ungo termine dello studio IBIS-I, appena presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium e pubblicati in contemporanea su The Lancet Oncology

I risultati indicano che il farmaco "offre un lunghissimo periodo di protezione" contro il cancro al seno una volta che il trattamento viene interrotto. L'autore principale dello studio, Jack Cuzick, professore di epidemiologia presso il Wolfson Institute of Preventive Medicine della Queen Mary University di Londra, ha detto che l’effetto preventivo del farmaco "è molto significativo e dura almeno due decenni, durante i quali riduce l’incidenza del tumore di circa il 30%”.

Dopo 20 anni, il rischio stimato di sviluppare un cancro alla mammella è risultato dell’8% nelle donne trattate con tamoxifene per 5 anni contro il 12% in quelle trattate con un placebo.

“Il tamoxifene è un trattamento efficace e consolidato per alcuni tumori al seno, ma ora abbiamo anche la prova dei suoi benefici preventivi estremamente prolungati” ha aggiunto l’autore. “Speriamo che questi risultati stimolino più donne, specie quelle più giovani, a prendere in considerazione le opzioni terapeutiche per la prevenzione del cancro al seno se hanno un’anamnesi famigliare positiva o altri fattori di rischio”.

Lo studio IBIS-I è un trial randomizzato e controllato che ha coinvolto 7154 donne in pre e post-menopausa di età compresa tra 35 e 70 anni, tutte considerate ad alto rischio di cancro al seno. La maggior parte, inoltre, aveva una storia famigliare di malattia.

Le partecipanti sono state trattate con tamoxifene 20 mg/die o un placebo per un totale di 5 anni e, una volta terminato il ciclo di trattamento, sono state seguite per un massimo di 22 anni.

Dopo un follow-up mediano di 16 anni, ha riferito Cuzick, sono stati registrati 601 casi di tumore al seno, di cui 251 (il 7%) nel gruppo trattato con tamoxifene e 350 (il 9,8%) nel gruppo placebo, differenza che si traduce in una riduzione del rischio di sviluppare il tumore pari al 29% per le donne che avevano assunto il farmaco attivo ([HR 0,71; IC al 95% 0,60-0,83; P < 0,0001).

Altro dato interessante è che la riduzione maggiore del rischio si è osservata nelle donne con un cancro al seno invasivo e positivo al recettore per gli estrogeni, sottotipo che rappresenta i due terzi di tutti i casi di tumore al seno, e in quelle con carcinoma duttale in situ. In questi due gruppi, infatti, la riduzione del rischio è risultata rispettivamente del 34% (HR 0,66; IC al 95% 0,54-0,81; P < 0,0001) e 35% (HR 0,65; 0,43-1,00; P = 0,05); invece, il farmaco non ha prodotto alcun effetto protettivo per il cancro al seno invasivo ER-negativo.

L’effetto protettivo non diminuisce nel tempo, ha detto Cuzick. Il rischio di sviluppare un tumore alla mammella, infatti, è risultato simile nei primi 10 anni (HR 0,72; IC al 95% 0,59-0,88; P = 0,001) e nei successivi 10 ( HR 0,69; P = 0,009).

È emerso, inoltre, che le donne trattate in concomitanza al tamoxifene con la terapia ormonale sostitutiva hanno beneficiato meno dell’effetto protettivo del farmaco rispetto a quelle che non la facevano. In queste ultime, prendere il tamoxifene si è associato a una riduzione del 38% del rischio complessivo di cancro al seno nei 16 anni di follow-up mediano e a una diminuzione del 45% del rischio di sviluppare un tumore ER-positivo.

Tuttavia, nonostante l’effetto preventivo, il tamoxifene non sembra ridurre il rischio di decesso dovuto al cancro al seno. Complessivamente, gli autori hanno registrato 31 decessi nel gruppo trattato col farmaco e 26 nel gruppo di controllo. Inoltre, cinque donne del braccio tamoxifene sono morte a causa di tumori dell'endometrio (in quattro casi dopo i 5 anni di trattamento attivo) mentre non si sono registrati decessi per la stessa causa nel gruppo placebo.

“Nonostante una chiara e continua riduzione dei tassi di tumore al seno, questo non si è ancora tradotto in una riduzione della mortalità dovuta al tumore” ha osservato Cuzick. Tuttavia, ha aggiunto, “il numero di decessi è ancora piccolo rispetto al numero di casi di cancro al seno, che è 10 volte più alto. Dovremo continuare a monitorare queste donne per un ulteriore decennio per avere un quadro più chiaro dell'impatto del tamoxifene sui tassi di mortalità".

“Anche alcuni degli effetti collaterali del tamoxifene sono oggetto di preoccupazione, per cui bisogna continuare a monitorarli, in particolare l’aumento osservato dell’incidenza del tumore all’endometrio”.

L’autore ha aggiunto che per la maggior parte delle donne in post-menopausa potrebbe essere preferibile un inibitore dell’aromatasi, che è più efficace e ha meno effetti collaterali. A questo proposito, i dati dello studio IBIS-I arrivano circa un anno dopo la diffusione di quelli dello studio IBIS-II, da cui è emerso che l’inibitore dell'aromatasi anastrozolo (ora disponibile anche come generico) può ridurre il rischio di cancro al seno del 53% in 5 anni quando utilizzato come terapia preventiva nelle donne in post-menopausa ad alto rischio di malattia.

Il Nice del NHS britannico sta prendendo in esame la richiesta di inserire l’anastrozolo nelle sue linee guida per la prevenzione del tumore al seno.

Tuttavia, ha rimarcato il ricercatore, “per le donne più giovani in pre-menopausa e ad alto rischio, il tamoxifene rimane l’unico farmaco di scelta per la prevenzione del cancro al seno, ed è un buon farmaco, come dimostrato da queste nuove evidenze”.

Cuzick e i colleghi concludono, comunque, che i risultati "migliorano in modo sostanziale il rapporto rischio-beneficio dell’impiego del tamoxifene per la prevenzione del cancro al seno nelle donne ad alto rischio e che bisogna trattare 22 donne per 5 anni per prevenire un caso di tumore al seno nei successivi 20 anni”. Una stima che Rowan Chlebowski, del Los Angeles BioMedical Research Institute pressol’Harbor-UCLA Medical Center di Torrance (in California), descrive nel suo editoriale di commento come "molto favorevole."

Alessandra Terzaghi

J. Cuzick, et al. Tamoxifen for prevention of breast cancer: extended long-term follow-up of the IBIS-I breast cancer prevention trial. The Lancet Oncology, 2014; doi:10.1016/S1470-2045(14)71171-4.
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