Un’ampia metanalisi eseguita dall’’Early Breast Cancer Trialists’ Collaborative Group e presentata al recente San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) ha cercato di porre fine a una lunga controversia: se i bifosfonati adiuvanti possano agire come terapia antitumorale nelle donne colpite da un cancro al seno. Lo conclusione dello studio è che questi agenti sono in grado di ridurre la recidiva ossea del 34% e la mortalità dovuta al tumore del 17%, ma solo nelle pazienti in postmenopausa e in quelle in menopausa indotta dalla chemioterapia.

" Il coinvolgimento dei 20.000 donne in questi studi non è stato vano. Abbiamo finalmente definito una nuova aggiunta al trattamento standard" ha dichiarato Robert Coleman, professore di oncologia medica presso l'Università di Sheffield, che ha presentato il lavoro. "Il beneficio aggiuntivo è almeno della stessa entità di quello che si ottiene con la maggior parte degli agenti attualmente in uso, come gli inibitori dell'aromatasi, i taxani ecc.".

L’oncologo ha raccomandato l’utilizzo di acido zoledronico almeno ogni 6 mesi, nei Paesi dove disponibile, oppure di clodronato orale ogni giorno e ha sottolineato che non ci sono dati con la dose settimanale dei bifosfonati orali usati per trattare l'osteoporosi, per cui non si possono dare raccomandazioni su questi agenti e le relative posologie.

Negli ultimi 15 anni, vari studi hanno indagato il possibile effetto antitumorale dei bifosfonati nel cancro al seno e alcuni hanno mostrato un chiaro beneficio, mentre altri no, ma hanno suggerito un possibile beneficio in alcuni sottogruppi di pazienti.

Questi lavori hanno portato, tuttavia, a formulare varie ipotesi, tra cui quella che i bifosfonati possano avere un effetto anticancro solo nelle donne con bassi livelli di estrogeni e solo sulle metastasi a distanza piuttosto che le recidive locali o un tumore controlaterale.

Il razionale scientifico dell’uso dei bisfosfonati come agente antitumorale risiede nel fatto che osteoclasti e osteoblasti sono fondamentali per lo sviluppo di metastasi.

La metanalisi presentata al SABCS ha riguardato i dati di tutti gli studi randomizzati di confronto tra l'uso dei bifosfonati nel trattamento adiuvante del tumore della mammella e un placebo o nessun trattamento. I lavori inclusi sono 36, su un totale di 20.000 pazienti.

Le analisi sui sottogruppi hanno riguardato gli outcome in base alla sede della recidiva, a quella della prima metastasi a distanza (osso vs altra sede), allo stato menopausale (pre-, per - e postmenopausa), al tipo di bifosfonato (aminobifosfonato o clodronato) e allo scopo del trattamento (antiumorale o protezione dell’osso) Gli aminobifosfonati comprendevano principalmente l’acido zoledronico (65%), l’ibandronato orale (24%) e il pamidronato orale (8%) e in pochi casi residronato orale e alendronato orale.

Nelle donne in postmenopausa, l’uso adiuvante dei bifosfonati ha mostrato di ridurre in modo significativo sia il rischio di recidiva ossea (- 34%; P = 0,00001) sia quello di  morte dovuta al cancro al seno (- 17%; P = 0,004).

L'effetto è apparso leggermente più pronunciato nelle pazienti trattate con una dose antitumorale del farmaco piuttosto che una dose impiegata per il trattamento dell’osteoporosi, mentre il beneficio è risultato indipendente dallo stato dei recettori degli estrogeni, dal coinvolgimento linfonodale e dal fatto che le pazienti facessero o no anche la chemioterapia.

Nelle donne in postmenopausa, i bisfosfonati non hanno invece mostrato alcun effetto sui decessi non legati al cancro al seno, sui tumori controlaterali o sulle recidive loco regionale, mentre in quelle premenopausa non hanno avuto effetti significativi su nessuno degli outcome della malattia.

"I dati complessivi stanno diventando sempre più convincenti" ha commentato Kent Osborne, direttore del Dan L. Duncan Cancer Center e del Lester and Sue Smith Breast Center del at Baylor College of Medicine di Houston, aggiungendo che la metanalisi porterà probabilmente a cambiare la pratica clinica nel suo centro.

Hope Rugo, a capo del Breast Oncology Clinical Trials Program presso la University of California di San Francisco, ha detto, invece, che si sta ancora discutendo se cambiare o no la pratica clinica sulla base dei risultati.

"Penso che abbiamo un po’ di dati di background che suggeriscono come, almeno in un sottogruppo di pazienti, i bifosfonati giochino un ruolo nel ridurre o ritardare il rischio di metastasi" ha continuato l’oncologa. Inoltre, ha aggiunto "questa metanalisi è stata molto, molto utile e ci dà l' idea che ci sia un gruppo di pazienti in menopausa in cui il turnover osseo è davvero un grosso problema e si può eventualmente ridurre l'incidenza delle metastasi ossee con i bifosfonati”

L’oncologa ha specificato che attualmente utilizza i bifosfonati nelle pazienti in menopausa che mostrano una perdita di tessuto osseo, perché questa è l'indicazione approvata, ma che, sulla base dei risultati della metanalisi, vorrebbe prendere in considerazione l’utilizzo adiuvante dei bifosfonati anche per le donne con un cancro al seno ad alto rischio.