Raddoppiare la durata della terapia neoadiuvante con exemestane, portandola da 3 a 6 mesi, ha dato risultati migliori in termini di risposta tumorale nello studio TEAM IIA, un trial multicentrico di fase II su donne in postmenopausa con un cancro al seno caratterizzato da una sovraespressione del recettore degli estrgeni (ER). Il lavoro è appena stato pubblicato sullo European Journal of Cancer.

L'uso della terapia ormonale neoadiuvante sta diventando sempre più comune nella gestione clinica del cancro al seno e studi precedenti hanno suggerito che può migliorare i risultati chirurgici nelle donne in postmenopausa con un carcinoma mammario ER-positivo. Tuttavia, al momento non c’è consenso sulla durata ideale della terapia ormonale neoadiuvante, spiegano i ricercatori, guidati da Duveken B.Y. Fontein, del Leiden University Medical Center, in Olanda.

Fontein e i suoi colleghi hanno quindi provato a valutare l’efficacia di un raddoppio della durata della terapia con exemestane in un gruppo di 102 pazienti (età mediana 72 anni, range 53-88) in postmenopausa, con un tumore al seno in stadio T2-T4ac e con una forte positività all’ER (≥ 50%). L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 3 mesi e a 6 mesi, mentre l’endpoint secondario era la risposta radiologica misurata mediante risonanza magnetica, mammografia o ecografia. Gli autori hanno anche valutato la percentuale di pazienti in cui era possibile fare un intervento di chirurgia conservativa anziché la mastectomia.

Sessantatre pazienti sono state sottoposte a misure di palpazione a 3 mesi e dopo 3 mesi. I ricercatori hanno calcolato una percentuale di risposta complessiva del 58,7% a 3 mesi e del 68,3% alla palpazione finale.

La dimensione media del tumore al basale (alla palpazione iniziale) era di 39,1 millimetri (IC al 95% 34,8-43,4) ed è scesa a 23 mm (95% CI, 18,7-27,2) a 3 mesi e a 16,7 millimetri (IC al 95% 12,6-20,8) alla palpazione finale (P = 0,001).

Le percentuali di risposta radiologica finale dopo il trattamento sono risultate del 70,3% con la risonanza magnetica (valutata in 37 pazienti), 48,2% con la mammografia (valutata in 56 pazienti) e 41,6% con l’ecografia (valutata in 77 pazienti).

Quattro partecipanti hanno mostrato una progressione della malattia durante il trattamento con exemestane. Tuttavia, nel complesso, i ricercatori hanno determinato che la fattibilità della chirurgia conservativa, invece della mastectomia, è migliorata di quasi il 10%, passando dal 61,8% al 70,6% (P = 0,012).

D.B.Y. Fontein, et al. Efficacy of six month neoadjuvant endocrine therapy in postmenopausal, hormone receptor-positive breast cancer patients – A phase II trial. Eur J Cancer 2014; doi:10.1016/j.ejca.2014.05.010.

leggi