Grazie a un test genetico, alcune donne con un cancro al seno in stadio precoce e positivo per i recettori ormonali potrebbero essere trattate con la sola terapia ormonale adiuvante, evitando la chemio, senza aumentare il rischio di recidiva. Lo suggeriscono i risultati dello studio TAILORx (Trial Assigning Individualized Options for Treatment), presentato allo European Cancer Congress (ECC), a Vienna, e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

Nello studio, l’aver evitato la chemioterapia nelle donne ritenute a basso rischio di recidiva in base al risultato del test, non ha aumentato il rischio di recidiva o di diffusione della malattia a 5 anni. In queste pazienti, infatti, il rischio di andare incontro a una ricaduta entro 5 anni dalla terapia ormonale è risultato inferiore al 2% e i tassi di recidiva sono risultati bassi, indipendentemente dal grado istologico del tumore.

Per arrivare a questo risultato, gli autori, guidati da Joseph Sparano, del Montefiore Medical Center presso l’Albert Einstein College of Medicine di New York, hanno arruolato 10.253 donne con un carcinoma mammario localizzato, non ancora diffuso ai linfonodi, HER2-negativo e con recettori ormonali positivi. Tutte le partecipanti rispondevano ai requisiti fissati dalle linee guida per essere considerate idonee a fare la chemioterapia, sulla base delle loro caratteristiche clinico-patologiche.

I ricercatori hanno quindi utilizzato il test genetico per calcolare un punteggio indice del rischio di recidiva e hanno assegnato al trattamento adiuvante con la sola terapia endocrina, senza la chemio, le pazienti che avevano totalizzato un punteggio compreso tra 0-10 (in un scala da 0 a 100), indice di un rischio di recidiva molto basso.

Delle donne arruolate, 1626 (il 15,9% del campione) avevano un punteggio basso del rischio di recidiva (inferiore a 10) e sono state quindi assegnate alla sola terapia endocrina, senza la chemioterapia, per 5 anni. Il trattamento ormonale poteva essere il tamoxifene, un inibitore dell'aromatasi o una combinazione dei due agenti.

Durante i 5 anni di trattamento, sono stati registrati 88 casi di carcinoma invasivo o decesso e 30 decessi per altre cause. La sopravvivenza libera da malattia invasiva a 5 anni è stata del 93,8% (IC al 95% 92,4-94.9) e la sopravvivenza globale del 98% (IC al 95% 97,1-98,6).

La sopravvivenza libera da recidiva di cancro al seno in un sito distante è risultata del 99,3% (IC al 95% 98,7-99,6) e la sopravvivenza libera da recidiva di cancro al seno loco-regionale o a distanza del 98,7% (IC al 95% 97,9-99,2).

Il lavoro è il primo studio prospettico in cui è stato impiegato OncotypeDx, un saggio basato su 21 geni utilizzato per ottenere informazioni prognostiche indipendenti in aggiunta a quelle basate sulle caratteristiche cliniche e patologiche del tumore.
L'aggiunta della chemioterapia alla terapia endocrina adiuvante permette di ridurre il rischio di recidiva di circa il 30%, ma basarsi solo sulle caratteristiche cliniche e patologiche del tumore per definire la prognosi in molte pazienti positive al recettore degli estrogeni significa esporle a un sovratrattamento, se le si sottopone anche alla chemioterapia.

Nel suo editoriale di commento, Clifford A. Hudis, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, scrive che “il risultato è numericamente sufficiente per escludere qualsiasi potenziale beneficio significativo dell’aggiunta della chemioterapia"

Tuttavia, Hudis osserva che il test è già molto usato e che per i molti medici che già se ne avvalgono, il divario tra il valore soglia di 10 e il cutoff 'standard', pari a 18, potrebbe essere un elemento di preoccupazione".

J.A. Sparano, et al. Prospective Validation of a 21-Gene Expression Assay in Breast Cancer. New Eng J Med 2015; doi: 10.1056/NEJMoa1510764.
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